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12 punti nella guerra per la pace

Comunicato di Alliance Sud

Il Consiglio nazionale discuterà oggi 9 maggio una mozione della sua Commissione della politica di sicurezza che chiede di aumentare le spese per l’esercito. Per Alliance Sud, questa è la risposta sbagliata alla domanda sbagliata: non è la sicurezza territoriale della Svizzera a essere minacciata, bensì la sicurezza umana sul piano mondiale. Ed essa richiede una politica di pace lungimirante invece di un assurdo dibattito sul riarmo. 

Già poco dopo l’invasione russa in Ucraina, i politici borghesi avevano chiesto a tambur battente due miliardi di franchi in più all’anno per l’esercito. Un sacco di soldi, soprattutto se si confrontano con i 53 milioni aggiuntivi messi a disposizione finora dalla Confederazione per l’aiuto umanitario della Svizzera in Ucraina. E soldi mal investiti, vista l’inutilità dell’esercito svizzero di fronte alle devastanti conseguenze globali della guerra.

Nella sua presa di posizione, Alliance Sud − il centro di competenza svizzero per la cooperazione internazionale e la politica di sviluppo − delinea i 12 punti più importanti per attuare una politica di pace lungimirante: una cooperazione internazionale efficace, un sistema economico equo e una democrazia forte sono i presupposti fondamentali per la sicurezza umana nel mondo.

Prevenzione delle crisi invece di corsa al riarmo

Nel contesto dei dibattiti parlamentari in corso e in vista della prevista conferenza sull’Ucraina a Lugano, Alliance Sud esorta i politici svizzeri ad affrontare le attuali crisi globali in modo più lungimirante e coerente rispetto al passato e a rifiutare le risposte semplici ma inutili ai nuovi rischi per la sicurezza. “La cooperazione internazionale è la migliore prevenzione delle crisi e la sicurezza della Svizzera non dipende da più armi, ma dalla nostra solidarietà e compatibilità col mondo”, dichiara Andreas Missbach, direttore di Alliance Sud.  

PRESA DI POSIZIONE DI ALLIANCE SUD PER UNA POLITICA DI PACE LUNGIMIRANTE
Già poco dopo il brutale attacco all’Ucraina si sono alzate le prime voci che, col pretesto della guerra in corso, hanno chiesto un aumento del budget militare svizzero. Le richieste si sono fatte sempre più insistenti ed esigenti, benché la Svizzera non sia minacciata da un’invasione russa.
Anche per Alliance Sud la sicurezza è una questione fondamentale, tuttavia intesa come sicurezza umana in tutto il mondo, che non si fermi ai confini nazionali. Guerra, terrorismo e instabilità sono spesso solo i sintomi di crisi politiche, economiche, sociali ed ecologiche più profonde. E in un mondo globalizzato, siamo al sicuro solo se tutti sono al sicuro. Occorre proteggere l’umanità tutta dal degrado ambientale, dalla crisi climatica, dalle malattie, dall’instabilità economica e da molto altro. La cooperazione internazionale è la migliore prevenzione delle crisi. La sicurezza della Svizzera non dipende quindi da più armi, ma dalla nostra solidarietà e compatibilità con il mondo in cui viviamo. I seguenti punti, considerata la guerra e il suo impatto globale, sono più urgenti che mai.

Sicurezza attraverso la cooperazione internazionale e la solidarietà

1) Adottare una cultura dell’accoglienza per tutti i rifugiati di guerra: la Svizzera ha accolto i rifugiati di guerra dall’Ucraina dando loro uno status giuridico dignitoso. Le persone che dopo la fine dei combattimenti non possono tornare nei loro paesi e nelle loro città distrutte devono poter rimanere. I mariti e i padri dovrebbero poter raggiungere chi hanno salutato al confine quando avranno di nuovo il permesso di lasciare il Paese. Il trattamento dignitoso dei rifugiati ucraini è in netto contrasto con la politica d’asilo della Svizzera; tutti i rifugiati di guerra devono essere trattati allo stesso modo.
2) Investire nella sicurezza umana: per promuovere la sicurezza umana sono urgentemente necessari ulteriori investimenti nell’aiuto umanitario e nella cooperazione allo sviluppo a lungo termine. Alliance Sud chiede un aumento del budget della cooperazione internazionale (CI) di 1,3 miliardi di franchi per raggiungere finalmente l’obiettivo dell’ONU dello 0,7% del reddito nazionale lordo.
3) Affrontare la crisi alimentare globale: è imperativo che una parte dei fondi aggiuntivi assegnati alla CI sia destinata a combattere la crisi alimentare globale. I fondi possono essere impiegati tramite il Programma alimentare mondiale, altre agenzie delle Nazioni Unite o il CICR. L’obiettivo fondamentale è sostenere i più poveri e i più bisognosi senza mettere a repentaglio i mercati e i produttori locali.
Sicurezza attraverso un sistema economico globale equo
4) Porre fine alla complicità: la regolamentazione e la sorveglianza devono impedire alle banche e alle imprese che commerciano materie prime di cooperare con i regimi autoritari – non solo in Russia – e di rafforzarli a spese del loro popolo. La Svizzera deve continuare ad adottare tutte le sanzioni dell’ONU e dell’UE e provvedere affinché i capitali degli oligarchi svizzeri presenti sulla piazza finanziaria elvetica vengano davvero congelati. Inoltre, si deve impegnare a livello internazionale per garantire che le sanzioni colpiscano i responsabili e non abbiano effetti sproporzionati sulla popolazione.
5) Sostenere la riduzione del debito: la Svizzera, o meglio la Banca Nazionale Svizzera (BNS), ha attualmente allocati presso il Fondo Monetario Internazionale (FMI) diritti speciali di prelievo per 15 miliardi di franchi. Vista la situazione finanziaria tuttora eccellente della Confederazione – nonostante la crisi del coronavirus – quest’ultima non ha alcuna ragione di sfruttare la liquidità finanziaria per il proprio bilancio statale. Invece, il governo federale dovrebbe impiegarla per sostenere i Paesi in via di sviluppo il cui debito nazionale è diventato insostenibile negli ultimi anni.
6) Allentare il freno all’indebitamento: nel confronto internazionale, il debito pubblico della Svizzera si mantiene a un livello talmente basso che si tratta di un caso quasi unico, anche dopo la pandemia di Covid-19. Tuttavia, a causa del freno all’indebitamento, il governo deve dedicare tutte le eccedenze di bilancio (che raggiunge ogni anno da più di un decennio) alla riduzione del debito. La Svizzera potrebbe assumere 200 miliardi di franchi di nuovi debiti e avrebbe raggiunto solo il livello percentuale di debito della Germania, uno degli alunni modello nell’UE in termini di politica fiscale. In tempi di crisi multiple, che richiedono investimenti pubblici straordinari per la sicurezza e la salute delle persone e per la necessaria ristrutturazione ecologico-sociale dell’economia e della società, un freno all’indebitamento che li impedisca sul piano puramente tecnico non è più adeguato.
7) Sistema fiscale e finanziario trasparente e più equo: la lentezza nell’applicazione delle sanzioni contro gli oligarchi russi lo dimostra: in termini di chiarezza ed equità c’è ancora molto da lavorare sulla piazza finanziaria svizzera. Inoltre, la politica svizzera di bassa tassazione delle multinazionali ostacola lo sviluppo sostenibile nei Paesi poveri del Sud, aggravando ulteriormente la loro già drammatica situazione dovuta a pandemie e guerre. Il gettito della nuova imposta minima dell’OCSE, che la Svizzera trarrà in parte dagli utili dei gruppi generati in questi Paesi, deve quindi essere restituito a questi stessi Paesi.
8) Responsabilità delle imprese: la Svizzera deve creare una base giuridica che le permetta di condurre una politica economica esterna coerente con i suoi obblighi in materia di diritti umani. A tal fine, la legge federale sulle misure economiche esterne deve essere rivista. Inoltre, la Svizzera deve adottare una legge sulla responsabilità delle imprese che imponga un dovere di diligenza alle imprese per quanto concerne i diritti umani e la protezione dell’ambiente.
9) Assumersi la responsabilità climatica: sappiamo che solo un rapido abbandono dei combustibili fossili può rallentare il cambiamento climatico. Porre fine alla dipendenza dalla Russia è solo un altro argomento a favore della necessità immediata di massicci investimenti per trasformare radicalmente il nostro modello di produzione, trasporto e consumo. Secondo la sua responsabilità storica, la sua impronta di carbonio globale e le sue possibilità, la Svizzera dovrebbe contribuire con l’uno per cento al finanziamento climatico globale. È necessario un milione di franchi supplementare al budget della CI per aiutare le popolazioni nel Sud del mondo ad adattarsi a un clima cambiato e a prevenire le guerre climatiche.

Sicurezza attraverso la democrazia

10) Rafforzare il diritto internazionale: l’invasione russa dell’Ucraina è una palese violazione del diritto internazionale e deve essere indagata e punita con tutti i mezzi legali disponibili. La Svizzera deve schierarsi senza compromessi dalla parte del diritto internazionale e impegnarsi per la democratizzazione dell’ONU. Quale depositaria delle Convenzioni di Ginevra del 1949 e dei relativi Protocolli aggiuntivi del 1977, la Svizzera ha una responsabilità particolare e una pratica consolidata nel rafforzare il diritto internazionale e la sua applicazione nei conflitti armati. La Svizzera dovrebbe far sentire di più la sua voce.
11) Proteggere e promuovere la democrazia: la politica estera svizzera deve armonizzare i suoi interessi in materia di politica economica esterna con il suo impegno per la protezione dei diritti umani. La politica economica esterna svizzera deve promuovere la creazione di società aperte e democratiche fondate sui principi di libertà, uguaglianza e solidarietà, e non più ostacolarla, come è avvenuto troppo spesso fino al recente passato. Altrimenti si palesa – come fino a pochi mesi fa nel caso della Russia – di volta in volta in un’arrogante amministratrice finanziaria di potenze autoritarie.
12) Rafforzare la società civile: una società civile forte, diversificata, ben organizzata e informata è essenziale per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (“Agenda 2030”). Solo se le cittadine e i cittadini impegnati hanno la possibilità di richiamare i loro governi e le loro aziende alla responsabilità una società può svilupparsi in modo sostenibile senza che singoli gruppi vengano tagliati fuori dallo sviluppo.

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