125 non bastano! Il giubileo della Parrocchia Don Bosco di Zurigo

I festeggiamenti dureranno fino a novembre 2024

di Beniamino Calciati

Dallo scorso novembre, fedeli e amici della Parrocchia San Giovanni Bosco vivono comunitariamente il centoventicinquesimo anniversario dell’inizio della cura pastorale dei cattolici di lingua italiana a Zurigo.

Nell’ambito dei festeggiamenti, che dureranno fino a novembre 2024, è stata organizzata una settimana ad “alta intensità” comunitaria: il weekend dedicato alla festa patronale (27-28 gennaio), il ricordo annuale di Don Bosco (31 gennaio), un’importante conferenza sul sistema scolastico (1 febbraio), la celebrazione della “Candelora” seguita dalla cena dei volontari (2 febbraio) e, in ultimo, l’annuale benedizione della gola di S. Biagio, con presentazione alla comunità dei nuovi ministranti (3-4 febbraio).

In particolare, domenica 28 è stato ospite don Erino Andrea Leoni, vicario dell’ispettoria salesiana lombardo-emiliana, il quale, nelle omelie del mattino e nella meditazione che ha preceduto il canto dei Vespri, ha offerto una rilettura di Don Bosco incentrata sugli aspetti più spirituali di quest’ultimo, purificandone l’immagine da manierismi leziosi e invitando tutti a vivere, ciascuno nel proprio ordine, il carisma dell’educazione, anche e soprattutto a Zurigo.

Dal 1898, anno di arrivo di don Amossi, capostipite di una lunga schiera di salesiani, al 2023, diverse cose sono cambiate: il volto della Chiesa universale e locale, la demografia urbana, le caratteristiche delle migrazioni verso la Svizzera e molto altro.

Conseguentemente, è cambiato anche il volto della Parrocchia, non solo grazie alla costruzione di una nuova Chiesa (1951) e di un moderno Centro Parrocchiale (1985) ma anche, e soprattutto, a motivo della riconfigurazione degli stessi, operata attraverso la cantonalizzazione (2019) e l’affidamento della cura d’anime a due sacerdoti diocesani (2020), che portano avanti il carisma del santo piemontese.

L’innalzamento progressivo del livello culturale degli utenti della Missione ha richiesto un miglioramento della qualità delle celebrazioni e dell’offerta formativa; per questo motivo, le catechiste hanno seguito un corso di livello superiore, nuovi ministranti si sono accostati all’altare, numerosi incontri impegnano relatori, formatori ed esperti esterni, mentre corsi di ginnastica, lingue e informatica affollano le aule. L’oratorio è ora gestito da una figura professionale e garantisce un’offerta educativa e ricreativa adatta a diverse fasce d’età.

Le Eucaristie domenicali, molto frequentate, vedono la presenza contemporanea di vecchie e nuove generazioni, ragion per cui l’età media è relativamente bassa, se confrontata con altre realtà parrocchiali. I numerosi giovani presenti tra i banchi hanno una formazione universitaria, spesso provengono da una realtà ecclesiale di buon livello e, più che dalla cosiddetta italianità, sono attratti dalla spiritualità di matrice italiana, come dimostra la partecipazione di molti di loro ad aggregazioni che si ispirano a San Giovanni Bosco, don Giussani e altre figure contemporanee.

La proiezione verso il futuro e l’adeguamento alle attuali necessità non impediscono però alla Missione Cattolica di Zurigo di essere ancora un importante centro di aggregazione anche per gli anziani e di coagulare fedeli di altre nazionalità, desiderosi di un’assistenza sociale qualificata e di momenti spirituali accoglienti e ben curati.

Del resto, la comprensione della necessità di un passaggio comunitario dalla filosofia dell’“isola” (o del “ghetto”) a una pastorale parrocchiale non appare più differibile. In questo senso, l’attuale presenza di un parroco svizzero (ancorché figlio di Gastarbeiter italiani), di un vicario polacco e di un responsabile dell’oratorio proveniente dal Pakistan possono indiscutibilmente aiutare tutti a sentirsi parte di una comunità certamente italofona ma allo stesso tempo universale, cioè cattolica.

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