2019-nCoV. Il virus che ha incoronato il capodanno lunare 2020. | Corriere dell'Italianità

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2019-nCoV. Il virus che ha incoronato il capodanno lunare 2020.

L’hanno chiamato 2019-nCoV, il coronavirus isolato al mercato del pesce di Wuhan, che si sta diffondendo rapidamente in Cina e comincia ad espandersi nel mondo.

I coronavirus sono una famiglia di virus respiratori che possono causare malattie dal comune raffreddore alla sindrome respiratoria severa, come nel caso della SARS, che tra il 2002 ed il 2003 ha fatto registrare 775 decessi e 800 contagi in circa trenta paesi. I virus vengono chiamati così per le punte a forma di corona presenti sulla loro superficie. Sono comuni in molte specie animali, ma a volte mutano ed infettano l’uomo per poi continuare a trasmettersi da uomo a uomo. Fino ad oggi, compreso il 2019-nCoV, sono sette i tipi di coronavirus conosciuti.

Differentemente al passato, la Cina sta reagendo con misure di contenimento almeno all’apparenza più efficaci ed una presenza mediatica maggiore. L’intera città di Wuhan si trova in quarantena. I trasporti pubblici, compreso l’aeroporto, sono stati sospesi. Sta sorgendo dal nulla un ospedale speciale per il trattamento dei pazienti. Il governo cinese ha già stanziato l’equivalente die 140 milioni di Euro per la prevenzione e il controllo. Diversi centri turistici chiudono al pubblico, tra i quali la città proibita di Pechino.

A livello internazionale, si intensificano i controlli agli aeroporti, con voli diretti per e da Wuhan. Malauguratamente, ad aggravare la situazione, molti Cinesi si trovano in viaggio proprio in questi giorni, per festeggiare il capodanno lunare 2020. I contagi accertati sarebbero finora più di 2700, i morti alcune decine per il momento tutti in Cina e quasi tutti a Wuhan. Preoccupano i primi malati ufficiali a Pechino. Negli Stati Uniti è stato confermato già il quinto caso. In Europa il virus è approdato inizialmente in Francia con due contagi. Il virus potrebbe essere arrivato anche in Svizzera. Due persone, rientrate dalla Cina con sintomi sospetti, si trovano in quarantena all’ospedale Triemli di Zurigo. Sono però già diverse decine le richieste di analisi su pazienti potenzialmente infetti, pervenute all’Ospedale Universitario di Ginevra. Gli ospedali si preparano allestendo reparti speciali. A partire da ora, inoltre, devono riferire i casi sospetti al Ministero della Salute nell’arco di due ore.

Ricordiamo quali sono i sintomi: mal di testa, mal di gola, febbre alta e difficoltà respiratorie. Ma l’infezione può decorrere anche in forma lieve o asintomatica, a seconda del soggetto. Quanto è alto il rischio reale di contagio? Secondo l’epidemiologo Giovanni Rezza dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia, per infettarsi bisogna trovarsi a circa un metro di distanza dalla fonte di infezione. Dunque il virus non si trasmetterebbe così facilmente come quello dell’influenza. Si sta comunque già lavorando ad un vaccino che dovrebbe essere pronto nel giro di pochi mesi. A questo punto, viene spontaneo domandarsi perché queste emergenze epidemiologiche provengano tipicamente dalla Cina. Il direttore del Center for Infectious Disease Research and Policy dell’Università del Minnesota, Michael Osterholm, ha spiegato sul Wall Street Journal che Wuhan è perfetta per l’insorgenza di epidemie. Wuhan è una città densamente popolata, con numerosi mercati di animali vivi potenzialmente infetti. Al cosiddetto mercato del pesce, attualmente chiuso, si vendevano infatti, oltre al pesce: koala, serpenti, topi, cuccioli di lupo, per citarne alcuni. I banchetti reclamizzavano la vendita di volpi, coccodrilli ed inoltre specie rischiose dal punto di vista igienico-sanitario. Ancora una volta la natura si ribella giustamente all’uomo. Forse, grazie a questa ennesima emergenza, certe abitudini malsane e scarsamente ecologiche cominceranno finalmente a cambiare. Va anche detto che, ad appena 20 miglia dall’epicentro del contagio, si trova il Wuhan National Biosafety Laboratory. Il laboratorio certificato BSL-4, designato allo studio di agenti infettivi ad alto rischio, fu indicato nel 2017 dalla rivista Nature, come pericolosa possibile fonte di contaminazione. Si sta dunque spargendo il sospetto che il virus provenga proprio da quel laboratorio. Non conforta sapere che la Cina sta pianificando la costruzione di altri laboratori BSL-4.

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