Marea verde? | Corriere dell'Italianità

Scrivi la parola o il termine da trovare

Politica svizzera

Marea verde?

Condividi

In Svizzera, alle elezioni federali del 20 ottobre scorso, la forza dell’onda verde ha superato tutte le previsioni. I Verdi guadagnano 17 seggi, superando il PPD e sono ora il quarto partito al Nazionale. Mai dal 1919 una formazione politica aveva aumentato di tanto la sua rappresentanza in un sol colpo. A fare le spese del successo ambientalista sono tutti gli altri maggiori partiti. Gli ecologisti e Verdi liberali sono i grandi vincitori di questa tornata elettorale, nel segno dei cambiamenti climatici.

Del caso svizzero abbiamo parlato con Luca Manucci, politologo e ricercatore presso l’Università di Lisbona, e esperto di populismo

“Il caso Svizzero non è un caso isolato. In Europa, come già fatto notare subito dopo le Elezioni del Parlamento europeo pochi mesi fa, la forza verde sta avanzando, una forza che non solo non si colloca lungo tradizionali cleavage politici ma tocca tematiche ‘altre’. Possiamo dire che, i Verdi si pongo come alternative sia ai partiti tradizionali quanto ai populisti? Là dove destra e sinistra tradizionale e populismo sono impegnati in politiche pro o anti immigrazione e integrazione, i Verdi si occupano di altro…”

A chi parlano, i partiti Verdi, e qual è la loro forza?

“Prima di tutto, vorrei far notare che nonostante il risultato elettorale dell’UDC sia stato al di sotto delle aspettative, mi sembra esagerato parlare di “sconfitta” dato che rimane comunque il primo partito. Questa osservazione conferma quanto sostenuto da uno dei massimi esperti di populismo, Cas Mudde, il quale nel suo ultimo libro spiega come negli ultimi vent’anni la destra estrema e radicale sia stata normalizzata e sia di fatto diventata un fenomeno mainstream.

Il 2019 potrebbe passare alla storia come l’anno in cui i partiti verdi sono riusciti a imporsi come una forza autorevole e che gode di ampio consenso elettorale, ribaltando così i tradizionali rapporti di forza. Questi partiti si pongono come alternativa sia ai partiti populisti che ai partiti tradizionali, i quali vengono -giustamente- accusati di aver fatto troppo poco e troppo tardi per evitare le drammatiche conseguenze del cambiamento climatico. In questo, la Svizzera si allinea a un trend europeo che vede i partiti verdi avanzare in maniera netta. Una significativa porzione dell’elettorato trova una crescente rappresentazione nelle istanze ecologiste portate avanti da questi partiti. In particolare, si tratta di elettori mediamente più giovani e istruiti, mentre un altro fattore estremamente positivo è rappresentato dal record di donne candidate al consiglio nazionale (circa il 40%). In Svizzera, durante tutto il 2019 si sono verificati scioperi climatici, culminati in una grande manifestazione a Berna che ha attirato 100.000 persone, mentre nello stesso periodo centinaia di migliaia di donne sono scese in piazza contro la discriminazione di genere. Il cambiamento, in questo senso, è chiaro.”

L’Italia in questo panorama si pone come l’eccezione. 

“In Italia, storicamente, manca una partito verde credibile e che possa mettere in discussione i rapporti di forza in parlamento. Questo si può spiegare anche osservando il fenomeno del Movimento Cinque Stelle, che in una prima fase sembrava farsi portatore di istanze ecologiste, politiche sostenibili, e rifiuto delle grandi opere, mentre alla prova dei fatti ha sacrificato le sue promesse elettorali pur di rimanere al governo. Per fortuna, la situazione è più dinamica a livello di movimenti dal basso come per esempio il movimento NoTav, che da quasi trent’anni si oppone alla costruzione di una ferrovia ad alta velocità fra Torino e Lione, o Extinction Rebellion, che negli ultimi mesi ha messo in piedi molte manifestazioni in tutto il paese. Quindi direi che la popolazione italiana dimostra di essere molto interessata a questi temi, ma non trova una rappresentazione politica.”

Quale ruolo giocano i social media e i mass media in tutto ciò?

“In tutto questo, i mass media, e in particolare la televisione, rimangono la principale fonte di informazione per i cittadini, mentre i social offrono l’opportunità di confrontarsi con fatti e idee che rimangono esclusi dai canali tradizionali. Se da un lato questo può essere visto come uno sviluppo positivo, non possiamo ignorare il fatto che, purtroppo, nei social circolano dosi tossiche di fake news e disinformazione. Inoltre, le idee vengono spesso ridotte a meme, mentre la provocazione e l’insulto sono la cifra stilistica di troppi politici. Questo, a mio avviso, non è solo colpa di Facebook o Twitter, ma dell’uso che cittadini e politici ne fanno. Sicuramente abbiamo ancora tanta strada da fare perché i social realizzino il proprio potenziale di piattaforma per una democrazia digitale che pensavamo potessero diventare.”

 

ABBONATI AL CORRIERE DEGLI ITALIANI,

PER LEGGERE LA VERSIONE INTEGRALE DELL’INTERVISTA

Tags:

Valeria Camia

Nata a Piacenza. Interessata all’interculturalità e alle politiche sociali, ha studiato Filosofia e Scienze Politiche Comparate. In Svizzera è stata docente all’università di San Gallo e assistente di ... Vedi profilo completo

Potrebbero interessarti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
* campi obbligatori