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Tutto a posto, ma come?

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Un libro di piacevole lettura e grande aiuto per gestire al meglio il ‘qui’ e l’ora’ della nostra vita è “Tutto a posto!” (Morellini Editore, 2018) di Daniela Faggion, classe 1974, bolognese di nascita e milanesed’azione, e soprattutto una donna che tra lavoro e famiglia (casa e bambini) non ha tempo da perdere.

Daniela, quando hai sentito la necessità di scrivere su ‘ordine e organizzazione’ degli spazi, e di riflesso, del proprio tempo?

“Sono stata la figlia di una mamma molto ordinata ma forse poco organizzata e, poiché non buttava via praticamente nulla, tenere in ordine era una sfida continua. Fin da piccola io invece amavo organizzare lo spazio: avevo la passione per il cambio dell’armadio con la nuova stagione e mi piaceva fare le valigie. Ero meno brava, però, a organizzare il mio tempo e a prendere decisioni. E proprio una brutta esperienza personale, dovuta a un eccesso di fatalismo di fronte a una scelta importante, mi ha portata prima a riflettere sulla questione dell’organizzazione, poi a scriverne un libro”.

Qual è il legame tra lo yoga, che tu pratichi e insegni, e l’organizzazione?

“Il legame è fisiologico. Noi nasciamo organizzati: il nostro organismo e le nostre cellule sono organizzati. Il nostro corpo non si affeziona agli scarti. Nel respiro che allinea corpo e mente non c’è spazio per il superfluo. Nello yoga siamo a nostro agio in maniera semplice e torniamo alla nostra “organizzazione naturale”, dalla quale la società ci ha allontanati”.

Possiamo dire che il tuo libro è in un certo senso autobiografico?

“Certo il libro nasce dopo aver messo in fila idee, pensieri, problemi e tentativi di risoluzione a partire dalla mia esperienza personale. Però non vuole essere solo un racconto di me e per me. Alla base del libro c’è anche la voglia di condividere le grandi possibilità che abbiamo scegliendo di essere organizzati. Per alcuni può essere più facile che per altri, ma tutti possono raggiungere un’organizzazione intelligente, che sia di spazio o di tempo. A me, ad esempio, è utile lavorare con il timer, non solo – come suggerisce il guru Francesco Cirillo – per essere più produttiva, ma anche più semplicemente per dare un ritmo alle attività più quotidiane, sapere quanto tempo mi richiedono ed evitare di sottostimarle. È una pratica molto utile anche con i bambini: anziché rincorrere ogni mattina mio figlio, ad esempio, punto il timer, così prepararsi per la scuola diventa un gioco e separarsi dalle attività ludiche risulta più facile: non è la mamma che lo chiede, è il timer che comanda!”

A proposito di bambini, la tua riflessione si sofferma anche sull’importanza di designare uno spazio riservato ai piccoli, tra le mura domestiche. Com’è possibile, date le dimensioni sempre più ridotte delle abitazioni nelle città in cui abitiamo?

“Non si tratta di quanto spazio diamo ai bambini, così come non è un problema del numero di giochi che diamo loro. L’importante è offrire un luogo ordinato e organizzato nel quale i nostri figli possano ritrovare le proprie certezze, dove sentirsi a proprio agio. Un luogo dove i giocattoli o, crescendo, poster e fotografie, possano trovare spazio, una sorta di rifugio o pensatoio a seconda delle fasi che accompagnano la crescita.”

Puoi sintetizzare per i nostri lettori le chiavi dell’organizzazione?

“Inizierei da logica e somiglianza. Organizziamo le cose per categorie naturali. Semplicemente partiamo con il collocare le cose della cucina in cucina e gli abiti invernali divisi da quelli estivi, ad esempio. Sembra ovvio ma nella mia esperienza di professional organizer negli armadi ho trovato di tutto! Poi direi che è buona pratica l’uso di contenitori (possibilmente di plastica trasparente) con etichette su cui specifichiamo cosa vi abbiamo risposto, rendendo immediata la ricerca.

Altro aspetto importante è organizzare a seconda dell’utilizzo. È inutile tenere in bella vista nell’armadio l’albero di Natale, che usiamo solo nel mese di dicembre. Quello può andare in cantina, lasciando spazio a cose che hanno un uso più frequente, quotidiano.

Infine suggerisco di essere constanti: riporre gli oggetti sempre al loro posto. Le chiavi nello svuota-tasche, le maglie riposte nell’armadio, ect. Non si tratta di essere maniaci dell’ordine, bensì di lavorare sulle routine che aiutano le nostre pratiche quotidiane.”

 

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Valeria Camia

Nata a Piacenza. Interessata all’interculturalità e alle politiche sociali, ha studiato Filosofia e Scienze Politiche Comparate. In Svizzera è stata docente all’università di San Gallo e assistente di ... Vedi profilo completo

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