30 giovani in Turchia per scoprire la situazione dei rifugiati politici

di Francesca Lippi

Foto: foto di gruppo dei partecipanti alla fine del progetto

Photography as a Tool to Build Bridge è un progetto rivolto agli studenti universitari di vari paesi che si è svolto di recente a Eskişehir. Ne abbiamo parlato con alcuni dei partecipanti appena rientrati in Italia.

In cosa consiste il progetto?
Federica: “Il progetto ha riunito partecipanti di età compresa tra i 18-30 anni, provenienti dalla Turchia, che è la nazione ospitante, da Germania, Grecia, Danimarca, Svezia e Italia, per occuparsi della situazione dei rifugiati politici attraverso workshop creativi, imperniati sullo strumento della fotografia. Le attività si strutturano a partire dai concetti di educazione non formale e informale: insomma niente lezioni frontali e apprendimento passivo, si impara attraverso l’azione, il libero incontro e lo scambio con altre persone senza gerarchie, voti o giudizi”.

What was the project about?
Federica: “The project brought together participants aged 18-30, from Turkey, hosting country, Germany, Greece, Denmark, Sweden, and Italy to reflect and deal with the situation of political refugees through creative workshops- often proposed by the participants themselves, many of whom professional photographers- pivoting on the instrument of photography. The activities are structured basing on concepts of non-formal and informal education, in few words far from lectures and passive learning, learning through action, free encounter and exchange with other people without hierarchies, grades, judgments”.

Cosa vi ha colpito di più di “Photography as a Tool to Build Bridge”?
Federica: “Sicuramente le persone, i loro volti il primo giorno, la loro creatività durante le attività e la loro energia che in queste situazioni è straordinariamente contagiosa. E poi ognuno di loro con una storia diversa in cui perdersi e specchiarsi per capire quanto sia ricco e complesso l’animo umano, quanto il mondo contemporaneo. Quando parlo di storie mi riferisco infatti tanto all’interiorità, alle esperienze personali di ciascuno dei miei compagni di viaggio, quanto al ricchissimo contesto culturale in cui queste storie si sono svolte. Molti partecipanti appartengono infatti alla seconda generazione di migranti nel paese in cui vivono. Le conversazioni che ho avuto con ognuno di loro e l’originalità di alcuni workshop mi hanno permesso di toccare la realtà dell’esperienza dei rifugiati, fisicamente e spiritualmente. Questa esperienza non può che rendermi una persona più ricca, sensibile e una cittadina più consapevole”.

What impressed you the most during the project?
Federica: “People for sure, their faces on the first day, their creativity during the activities and their energy that in these situations is extraordinarily contagious and then each of them with a different story in which to get lost and mirror themselves to understand how rich and complex the human soul is as the contemporary world. When I say stories, I am referring both to the interior, that is the personal experiences of each of my fellow travellers, and to the very rich cultural context in which these stories took place, many participants belong to the second generation of migrants in the country where they live. The conversations I had with each of them, and the originality of some workshops really allowed me to touch the reality of the refugee experience, physically and spiritually and this experience can only make me a richer person, sensitive and a more aware citizen”.

Siete riusciti a socializzare creando con il vostro gruppo di lavoro i presupposti per nuove amicizie?
Camilla: “Il gruppo di partecipanti al progetto era composto da diversi giovani con diversi background e storie personali. Nonostante questo, e anzi soprattutto grazie a questo, si è subito creata un’atmosfera accogliente e aperta alle differenze di ognuno. Il gruppo ha sviluppato bellissime dinamiche che sono state in grado di far sentire ognuno accettato e a proprio agio, nonché libero di esprimersi liberamente. Questo ha permesso a tutti di contribuire con le loro conoscenze e creatività. Abbiamo passato un sacco di tempo insieme, tra divertimento e conversazioni profonde. Ho visto diverse amicizie nascere e sono convinta che siano destinate a durare. Ognuno di noi spera di incontrare gli altri partecipanti in qualche altro progetto o nei rispettivi paesi! Personalmente ho amato spendere del tempo con gli altri partecipanti, ho conosciuto persone simili a me, che sono state capaci di ispirarmi a mettermi in gioco e a seguire i miei sogni”.

Were you able to socialize by creating the conditions for new friendships with your work group?
Camilla: “The group of people that participated in the project “Photography as a tool to build bridge” was composed by several members with different stories and backgrounds. Despite this, or rather because of this, we were able to create an amazing atmosphere, welcoming and open to each other’s differences. The group was able to develop great dynamics that made everyone feel accepted, comfortable and free to express themselves in the way that they considered best. Thanks to this, everyone could give contributions to the project with their creativity, knowledge and skills. We spent a lot of time together, between laughs, fun and serious conversations, I saw several friendships being born and growing throughout the days, and I know that they will last longer than the few days we got to spend together. Everyone of us hopes that they will soon meet the other participants in other projects or countries! Personally I loved spending time with these people, I met like-minded people that inspired me to put myself out there and follow my dreams”.

Come era organizzata una giornata tipo?  
Camilla: “L’organizzazione è stata bilanciata e ben strutturata, con un’ottima ripartizione tra tempo libero e lavoro. La mattina la colazione era sempre tra le 8.30 e le 9.30, poco dopo iniziavano i laboratori e le attività della mattina, sempre precedute da un energizer o da lavori di team-building per creare coesione nel gruppo e portare il focus di tutti sul tema del progetto. Alle 13 veniva servito il pranzo, durante il quale tutti i partecipanti avevano tempo per riposarsi, chiacchierare o discutere dei progetti e dei workshop assegnati ai vari national teams. Le attività del pomeriggio iniziavano solitamente tra le 3 e le 4, per finire alle 7, giusto in tempo per la cena. Durante le pause tra le attività ognuno era libero di organizzare il proprio tempo libero. In questi momenti molti di noi passavano del tempo insieme o riposavano, e in diverse occasioni siamo riusciti ad organizzare piccole gite nel centro della città. Data la coesione e buon lavoro del gruppo spesso i diversi team erano liberi di lavorare in autonomia, per poi presentare il lavoro finito entro la scadenza. La sera sono state organizzate diverse serate di intrattenimento e condivisione, come per esempio le cultural nights”.

How was a typical day organized in the Erasmus+ Youth Exchange Project?
Camilla: “The organization of the project “Photography as a tool to build bridge” was well structured and balanced between work and free time. In the morning breakfast was always served between 8.30 and 9.30, and around 10 the morning activities would start. Before the workshops and laboratories we always made energizers or team-building activities, in order to create cohesion in the group and bring everyone’s attention on the main topic of the project. At 13 it was time for lunch, during which the participants could rest, chat or discuss about the project or the workshop assigned to the national teams. The afternoon activities would start between 3 and 4, and they would end at 7, just in time for dinner. In the breaks everyone could organize their free time as they wished. In these moments we usually either rested or spent time together, and in several occasions we managed to organize some trips to the city center, despite the huge number of people. Due to the good work and cohesion of the group the different teams were often free to work on their own and then present their work at the agreed time. In the evening the organization planned different activities to bring people together and share our cultures, such as the cultural nights”.

Avevate a disposizione vitto e alloggio. Ne siete rimasti soddisfatti?
Antonio: “Il vitto e l’alloggio sono la parte migliore a parer mio dei progetti di scambi di giovani Erasmus+ in quanto, essendo inclusi nel budget del progetto, permettono a una maggiore varietà di persone di viaggiare. Nel nostro caso l’alloggio e le attività si sono svolte in un comodo hotel a 3 stelle, dove ci siamo trovati molto bene. Il cibo era locale e in grande quantità: siamo rimasti ampiamente soddisfatti. L’ambiente è importante per questo tipo di esperienze: i partecipanti vogliono sentirsi in un luogo sicuro e a proprio agio. Noi siamo rimasti soddisfatti: la risoluzione di problemi da parte dello staff, i consigli e, in generale, gli aiuti forniti da essi ci hanno permesso di soggiornare in un luogo confortevole”.

Did you have food and accommodation available? Were you satisfied with the quality of them?
Antonio: “Food and accommodation are, in my opinion, the best part of Erasmus+ youth exchange projects as being included in the project budget allows for a greater variety of people to travel. In our case, the accommodation and the activities took place in a comfortable 3-star hotel, where we found ourselves very well.  The food was local and in large quantities and left us largely satisfied.  The environment is an important point for this type of experience as for a smooth development the participants want to feel safe and at ease.  We were fully satisfied: the staff’s problem solving, advice and, in general, the help provided by them allowed us to stay in a comfortable place”.

Tornando in Italia cosa porterete con voi di più prezioso dell’esperienza appena conclusa?
Leda: “Sono due le cose principali che ognuno porterà con sé e che continuerà ad apprezzare anche dopo il ritorno. La prima sono le amicizie e i legami creati. Durante il progetto tutti si sono messi in gioco con sincerità e mentalità aperta e si sono creati legami che continuano a essere nutriti anche ora. Si sono create conoscenze fra persone con background molto diversi che stanno accrescendo personalmente ognuno di noi. La seconda sono le conoscenze e la capacità per esprimere meglio le nostre idee sul tema principale del progetto. Grazie agli organizzatori e facilitatori siamo stati spronati ad usare le nostre abilità per esprimere noi stessi e la situazione del nostro paese riguardo al tema dei rifugiati. Ci hanno dato materiali e metodi creativi per comunicare efficacemente le nostre visioni e condividerle con gli altri”.

Returning to Italy, what will you take with you that is more precious than the experience you just ended?
Leda: “I think there are two main things that everyone will bring with them and that they will continue to appreciate even after the return to their countries. The first is the friendships and bonds created. During the project everyone got involved with sincerity and an open mind and bonds were created that will continue to be nourished even now. Acquaintances have been created between people with very different backgrounds that is helping us and our personal growth. The second is the knowledge and ability to best express our ideas on the main theme of the project. Thanks to the organizers and facilitators we were encouraged to use our skills to express ourselves and the situation of our country regarding the issue of refugees. They have given us creative materials and methods to effectively communicate our visions and share them with others”.

Durante il tempo libero avete visitato Eskişehir. Cosa avete apprezzato di più della città?
Leda: Eskişehir è una città pulita e molto accogliente per gli studenti. È più tranquilla delle grandi città metropolitane turche ma risponde a tutte le esigenze di chi ha partecipato al progetto. La zona di Odunpazarı, più storica e ricca d’arte, grazie anche alla presenza di musei come quello d’arte moderna OMM, era perfetta per chi volesse passare una giornata all’insegna della cultura. Il centro è ricco di negozi e locali dove poter fare acquisti e provare prodotti locali. La sera era facile spostarsi e incontrarsi anche con studenti universitari del posto, favorendo così lo scambio culturale e una conoscenza più profonda della cultura e società del paese ospitante. Pur essendo una grande città è ricca di scorci naturali, essenziali per fare passeggiate all’aria aperta e ricaricarsi di energia”.

During your free time you have surely visited Eskisehir, what did you like the most about the city?
Leda
: “Eskişehir is a clean and very welcoming city for students. It is quieter than the large Turkish subways but meets all the needs of those who participated in the project. The Odunpazarı area, more historic and rich in art, thanks also to the presence of museums such as the OMM modern art museum, was perfect for those wishing to spend a day dedicated to culture. The center is full of shops and clubs where you can shop and try local products. In the evening it was easy to move around and even meet local university students, thus promoting cultural exchange and a deeper knowledge of the culture and society of the host country. Despite being a large city, it is full of natural views, essentials for taking walks in the open air and recharging your batteries”.

Se vi proponessero di ripetere un’esperienza analoga accettereste?
Lorenzo: “Senza ombra di dubbio, il progetto Photograpy as a tool to build bridge era accompagnato da un team di organizzatori e facilitatori altamente competenti e preparati. Si sono dimostrati sempre disponibili a qualsiasi problematica e incertezza ed hanno arricchito questa settimana con numerosissime attività, cercando di coinvolgere i partecipanti in ognuna di esse con metodi di formazione non-formali e sempre creativi e interessanti. Il progetto, inoltre, risultava molto interessante e ha stimolato il senso artistico e creativo di ognuno di noi. Tornerei senza nessuna esitazione ad un progetto gestito da questa organizzazione”. 

Would you accept to do a similar experience in the future?
Lorenzo: “Absolutely, Photography as a tool to build bridge was a project managed by a high-skilled and well-trained organizators and facilitators. They have always been avaible to solve every controversy and doubts and they have enriched all this week with lots of involving, creative, stimulating and enjoying activities, each one of them characterized by a non-formal learning structure. The project itself was also very interesting and stimulating for the creativity of each participant. I would absolutely love to come back to a project managed by this organization”.

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