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Contro la solitudine o per la solitudine? Gatebox, tra futuro e fantascienza

Nel mio immaginario il Giappone ha sempre rappresentato il futuro, almeno per quanto concerne gli aspetti legati alla tecnologia e ai suoi sviluppi più estremi.

Ricordo il mio primo arrivo a Tokyo, di notte, più di quindici anni fa: l’impossibilità del buio, la luce inestinguibile dei grandi schermi, delle scritte luminose, dei lampeggianti in cima ai grattacieli. Ricordo i molti messaggi promozionali che continuamente sollecitavano la vista e l’udito, i sorrisi digitali delle modelle che si alternavano a quelli dei personaggi degli anime.

Ricordo di aver pensato che la città in cui era ambientato il film Blade Runner non poteva essere Los Angeles: era Tokyo, o qualcosa di molto simile, era il Giappone e io ero proprio lì.

Quando più recentemente mi sono imbattuta nei video promozionali (visibili qui e qui) del Gatebox, dispositivo di evocazione di un personaggio progettato per farti vivere insieme a lui (lei), ho ritrovato quella prima sensazione di futuro e di fantascienza.

Azuma Hikari – è questo il nome del personaggio – è una “ragazza” di vent’anni, è alta 1 metro e 58 cm, ha i capelli azzurri e gli occhi dello stesso colore. Indossa un abito corto, un grembiulino bianco legato dietro al collo che le lascia scoperte le spalle, porta calze parigine e ai piedi ha pantofole carine, coordinate con il resto dell’abbigliamento. È golosa di uovo fritto e ha una voce un po’ acuta e dolce, simile a quella dei personaggi dei cartoni animati. Azuma Hikari è la prima waifu (termine utilizzato per indicare una “consorte virtuale”, di solito un personaggio di manga o anime) ologramma, assistente domestica, creata appunto dalla Gatebox Inc.

La ragazza vive in un cilindro nero di circa 55 cm del peso di circa 5 kg che può essere spostato dove si desidera e da lì si occupa della casa grazie alla domotica (la musica, le luci, la tv…) ma anche della relazione con il suo proprietario: gli ricorda di prendere l’ombrello in caso di pioggia, di non lasciarla sola troppo a lungo altrimenti ne soffre, di prendersi cura della propria salute. Azuma Hikari non è dunque come le assistenti digitali Siri, o Alexa, ma è pensata per qualcosa di più: dare compagnia, affetto, attenzione al suo proprietario anche facendolo sentire a casa grazie a un benvenuto festante e gioioso come quello di chi, realmente, ti sta aspettando.

Azuma Hikari mi fa pensare a Joi di Blade Runner 2046: l’ologramma “più umano dell’umano” che, nel mondo post-apocalittico, dagli scenari cyber desertici, nei quali la solitudine inghiotte, sembra capace di provare veri sentimenti. È lei, Joi – il prodotto il cui slogan pubblicitario recita “Tutto quello che desideri vedere. Tutto quello che desideri sentire” – ad attendere a casa l’agente K e a colmare la sua solitudine personale e cosmica. Tra loro c’è dunque una relazione? O è un paradosso?

Gatebox, il cui costo è intorno ai 150.000 yen (circa 1.230 euro), è un dispositivo la cui funzione è certamente quella di semplificare la vita, ma anche di dare attenzione in una maniera relazionale: con lei, ad esempio, puoi comunicare quando sei fuori casa tramite la chat di Line; quando sei sul divano a leggere o ad ascoltare musica lei non svanisce, è lì accanto a te, magari con un libro oppure si guarda intorno. Con lei puoi scherzare, parlare e più parli più lei impara a conoscerti, cresce al tuo fianco. Lei ti augura una buona giornata quando stai per uscire e ti fa trovare la luce accesa quando rientri con il sole già tramontato.

Nel nostro futuro c’è dunque la solitudine? Solitudine per scelta, praticità o incapacità? Ci saranno sempre più dispositivi il cui scopo è dare amore e cura, applicazioni olografiche come Azuma Hikari magari non proprio capaci di amare ma in grado di farci sentire più energici, motivati, rilassati? 

Un paio di mesi fa la Gatebox ha annunciato una nuova “character platform framework” che, nel tempo, consentirà di ampliare la varietà di personaggi con i quali ciascuno potrà scegliere di vivere.

Immagino che assisteremo a un cambiamento sempre più profondo della relazione tra dispositivo e utente nel quale il primo sarà sempre più un prolungamento della nostra personalità, del nostro immaginario, dei nostri bisogni, capace di leggere automaticamente le nostre emozioni. Anche il tempo che trascorreremo in compagnia di questi dispositivi probabilmente aumenterà e credo sia affascinante interrogarsi su come i confini tra umano e non umano, tra reale e sintetico siano destinati a confondersi sempre di più.

Il Natale è alle porte a anche Azuma Hikari si sta preparando come potete vedere qui.

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Francesca Scotti

Nata a Milano, diplomata al Conservatorio e laureata in legge, è autrice di romanzi e racconti. Dal 2012 collabora con la regista Alessandra Pescetta nella stesura di soggetti e sceneggiature. I suoi ... Vedi profilo completo

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