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La Casa dell’Amore

“La Casa dell’Amore” un incontro con il regista Luca Ferri

Ultimo capitolo della trilogia del regista Luca Ferri che dopo Dulcinea e Pierino racconta l’universo domestico del personaggio transessuale di Bianca, in un documentario forte e poetico.

Luca Ferri, classe 1976, bergamasco autodidatta dal 2011 si dedica alla scrittura, alla fotografia e alla regia. Con i suoi film ha presenziato in diversi festival nazionali e internazionali tra cui Atlanta Film Festival, Biografilm Festival, Documenta Madrid, Pesaro Film Festival oltre che in musei e gallerie tra cui Spazio Forma Meravigli (Milano), Mambo (Bologna), Macro (Roma) e Schusev State Museum of Architecture di Mosca. Proprio grazie al Biografilm Festival che questa volta si è tenuto online per ovvi motivi sanitari, il 10 giugno abbiamo potuto vedere nella sua anteprima italiana “La Casa Dell’Amore”, ultimo tassello da aggiungere agli altri due film precedenti per concludere una trilogia di racconto e poetica cinematografica.
Entrare nella casa di Bianca, la protagonista di questo film, non è facile. Le candele illuminano un posto confuso, sporco, disordinato. Un uomo enorme ci riempie l’inquadratura, parla profondamente, cita il Vangelo. Da qualche parte c’è la padrona di casa, Bianca, il personaggio, la maschera. Ci si siede e si aspetta di iniziare il film insieme a loro perché la miseria vuole compagnia.


Ciao Luca, grazie per il tuo tempo.
“La casa dell’amore” è un film molto estremamente interessante preso singolarmente, ma si colloca anche all’interno di una trilogia, come ultimo capitolo, dopo i tuoi lavori Dulcinea e Pierino. Che cosa raccontano questi film? Quale è stato il motore creativo del tutto?

Sono tre film molto diversi ma accumunati da una dimensione esclusivamente domestica in cui i protagonisti si manifestano all’interno del loro habitat. In “Dulcinea”, si tratta di un incontro di due solitudini, quello di un cliente e di una prostituta. In “Pierino” si racconta la vita di un pensionato cinefilo lungo un anno dal 1° gennaio al 31 Dicembre ed infine ne “La Casa dell’amore” incontriamo il mondo della transessuale Bianca, fatto di clienti, amici e soprattutto della grande attesa di ricongiungersi con la sua amata Natascha che vive da molti anni in Brasile. Tutti e tre i lavori, ma più in generale il mio cinema, non cerca esclusivamente di fermarsi al racconto di una “storia” ma di operare sul tema a me più caro del linguaggio.

Bianca è un personaggio reale e totalmente presente. Visto che gli altri due film hanno nomi di personaggi, come mai questo ha come titolo un ambiente?

Il titolo iniziale doveva essere Bianca, ma poi i “segni” della presenza del padre scultore che all’interno del film si manifesta soprattutto attraverso i poster di una sua vecchia mostra milanese intitolata “Frammenti d’amore” mi hanno portato fuori dalla tema esclusivo del nome della protagonista. Il microcosmo che si muove nell’appartamento di Bianca è un “mondo” e volevo che nel titolo dell’opera fosse evidente un richiamo alla casa che in questo caso è un contenitore più stratificato e complesso. Inoltre, c’è un preciso riferimento ad un quadrò di Carlo Carrà “La casa dell’amore” in cui ho trovato incredibili somiglianze tra Bianca ed il soggetto ritratto.

La vita di Bianca è un continuo paradosso. Caotica nei dettagli, nella sua stessa natura transgender, nella casa in cui vive, nelle relazioni. Eppure, dal film emerge una sorta di ciclicità, come la cadenza di una ballata, che rispecchia una specie di routine ordinaria. Come una sorta di maschera della Commedia dell’Arte, Bianca ha un canovaccio esistenziale che segue.
Come è stato lavorare con lei?

Condivido quello che dici. Il film ha una sua ciclicità ed uno continuo ritorno di alcuni segni.  Questo è un aspetto che torna sempre nei miei film o scritti. Per quanto riguarda il lavoro con lei è stato tutto molto naturale e semplice. Bianca è una persona capace di relazionarsi e di instaurare facilmente rapporti empatici con le persone. La parte più lunga è stata ovviamente la parte prefilmica, quando abbiamo iniziato a conoscerci per capire se c’erano i presupposti per fare un lavoro insieme. È stato un periodo importante e necessario per acquisire quella fiducia reciproca che poi ci ha permesso di arrivare lentamente nel corso degli anni alla realizzazione del film.

Quale sarà ora il percorso di presentazione del film? Hai già una serie di appuntamenti fissati, anche alla luce della situazione di post lock down?

Dopo la prima alla scorsa Berlinale, il festival documentario di Tessaloniki ed in questi giorni la prima italiana al Biografilm Festival, avremo la prima asiatica al prossimo Taipei Film Festival. Inoltre a breve definiremo la prima milanese a cui la nostra protagonista tiene molto.

La Casa dell’Amore è un film documentario di Luca Ferri che riprende la transessuale milanese Bianca Dolce Miele nella sua dimensione domestica. Girato in Italia, dura 77 minuti è stato presentato alla 70° Berlinale nella sezione forum, per poi essere selezionato per la partecipazione al Berlinale Documentary Award e menzione ai 34° Teddy Awards. Qui il trailer.

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Jacopo C. Buranelli

Laureato in filosofia presso La Statale di Milano con una tesi sul cinema di Ozu, da molti anni si dedica all’editoria e al mondo dell’arte contemporanea e dello spettacolo. Collabora con diverse test ... Vedi profilo completo

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