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Cultura

A.R. Penck “debutta” in lingua italiana

A Mendrisio una grande retrospettiva dedicata al maestro tedesco

di Chiara Gallo

In foto: How it works (Come funziona) 1989, acrilico su tela, 340 x 340 cm
© 2021, ProLitteris, Zurich

Fino a oggi, per comprendere pienamente l’arte e il pensiero di Ralf Winkler, in arte A.R. Penck, era disponibile soltanto materiale critico redatto in lingua inglese e in parte in francese. Per la prima volta uno dei protagonisti dell’arte contemporanea -morto a Zurigo nel 2017, all’età di 78 anni-, la sua pittura monumentale e la sua scultura vengono raccontati in lingua italiana. Succede quattro anni dopo la sua scomparsa, nel ricco catalogo (monografia di 300 pagine con illustrazioni a colori di tutte le opere), che accompagna la retrospettiva a lui dedicata dal Museo d’arte Mendrisio. La mostra (realizzata con il sostegno di Fondazione Winterhalter, Mendrisio Repubblica e Cantone Ticino, Fondo Swisslos; mediapartner RSI- Rete Due) è in programma dal 24 ottobre 2021 al 13 febbraio 2022.

Penck, nato a Dresda il 5 ottobre 1939, si colloca a pieno titolo tra i più importanti artisti tedeschi della seconda metà del Novecento grazie alla capacità di esprimere, con un linguaggio originale, le contraddizioni della Germania post-nazista e del conflitto tra la Germania dell’Est e quella dell’Ovest. Comprendere la sua arte multiforme, la sua struttura complessa e profonda non è un gioco da ragazzi. La mostra ripercorre le principali tappe del percorso creativo dell’artista, restituendoci il suo messaggio. Mentre il socialismo nega all’artista moderno qualsivoglia funzione, A.R. Penck fa della propria pittura un elemento in continuo dialogo col sistema sociale e politico.

È diventato famoso a livello internazionale grazie a Standart, figura stilizzata nata alla fine degli anni Sessanta, che è alla base della sua pittura monumentale, che racconta gli eventi contemporanei (genere storico) usando molto i simboli e popolando le sue opere di animali arcaici e figure totemiche o animali arcaici.

Pittore, scultore, disegnatore e anche jazzista (suonava la batteria), ricordando la sua infanzia l’artista tedesco raccontò: «I miei genitori erano divorziati. Sono cresciuto senza l’autorità di un padre e ho acquisito presto una mentalità indipendente». Questa indipendenza si avverte chiaramente nelle opere esposte nella retrospettiva al Museo d’arte Mendrisio –oltre 40 dipinti di grande formato, 20 sculture in bronzo, cartone e feltro, oltre una cinquantina di opere su carta e libri d’artista– curata da Simone Soldini, Ulf Jensen e Barbara Paltenghi Malacrida.  I libri d’artista -esposti su appositi proiettori- mostrano il lavoro penckiano dallo schizzo all’opera monumentale: un modo efficace per comprenderlo meglio.

Attivo per decenni nella Germania dell’Est con opere di ispirazione socialista, in quel periodo l’artista tedesco veniva molto contestato (l’arte d’avanguardia era vista con ostilità) e riuscì a esporre raramente. Penck era un rivoluzionario. Leggeva tantissimo, soprattutto trattati di filosofia, di scienza, di politica, di cibernetica: questo gli ha consentito di avere una solida base teorica a reggere una produzione artistica originale e decisa, alla ricerca di nuove tipologie figurative.
Solo all’inizio degli anni Settanta il pittore riuscì a partecipare a una serie di mostre, ma non in patria, piuttosto in Svizzera, nei Paesi Bassi e in Canada, dove venne molto apprezzato. Dopo l’ennesimo contrasto con le autorità, nel 1980, Penck emigrò nella Germania dell’Ovest. Intanto il suo talento era già stato riconosciuto: Basquiat e Haring lo ammiravano per le sue opere pittoriche di grandi dimensioni, che raccontano la complessità del mondo con la spontaneità immediata tipica di un graffitista. Nel 1984 venne celebrato con una personale alla Biennale di Venezia; nel 1988 la Neue Nationalgalerie di Berlino gli dedicò una grande retrospettiva.
Come dimostra la mostra a Mendrisio, Penck ha molto da raccontare anche come scultore: di fatto è uno dei maggiori protagonisti della scultura dell’ultimo trentennio. Scolpisce fin dalla giovinezza: comincia molto presto con modelli realizzati con materiali poveri nell’ambito del progetto Standart; a metà degli anni Settanta realizza sculture in legno a colpi d’ascia. A partire dal 1984 si concentra sulla tecnica di fusione in bronzo, lavorando a diversi formati fino a giungere alla dimensione monumentale, con un percorso analogo a quello già seguito in pittura.

Informazioni:
www.mendrisio.ch/museo
museo@mendrisio.ch
tel. +41. 058.688.33.50

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