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Cultura

A Villa Cicogna Mozzoni, un cantiere didattico di restauro

di Stefania Luppichini

Villa Cicogna Mozzoni a Bisuschio, in provincia di Varese, è una delle più importanti ville rinascimentali della Lombardia. Appartiene alla famiglia Mozzoni dal 1476, quando Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, concesse agli eredi i diritti di proprietà dei terreni circostanti Bisuschio.

Grazie a questa fortuna, l’edificio, da semplice casino di caccia, venne trasformato in una vera e propria “villa delle delizie” (1533) e i portici, il cortile esterno e i locali interni vennero arricchiti con decorazioni murali di gusto rinascimentale. Il matrimonio di Angela Mozzoni con il conte Giovanni Pietro Cicogna (1580) portò in dote alla famiglia altri possedimenti e ricchezze che permisero di completare la villa con le sue decorazioni.

Oltre allo scalone, al salone d’onore, alla biblioteca e alle stanze del primo piano, la villa raccoglie spazi decorati con stucchi e specchi di gusto neoclassico, mentre all’esterno i giardini seguono gli schemi rinascimentali e sono ornati con statue, grotte e giochi d’acqua.

L’edificio e i suoi giardini sono stati aperti al pubblico nel 1957 e tuttora sono di proprietà degli eredi della famiglia Cicogna Mozzoni che, grazie alla Fondazione Maria Cristina Cicogna Mozzoni ONLUS, riescono a mantenere viva la memoria culturale e artistica della villa e dei suoi terreni.

Questi spazi, di grande fascino e ancora molto ben conservati nella loro sostanza originale, hanno però bisogno di cure continue. Una convenzione tra la Fondazione e il corso di laurea in conservazione e restauro della SUPSI hanno permesso di avviare una felice collaborazione per promuovere piccoli ma significativi progetti di intervento. Il primo di questi si è occupato del portico all’ingresso della villa su cui sono rappresentate scene tratte dalle Metamorfosi di Ovidio e articolate decorazioni a grottesche. I paesaggi riprodotti sulle pareti sono un chiaro rimando alle vedute circostanti che si potevano ammirare dalle finestre del primo piano e dall’entrata della villa al momento della realizzazione delle decorazioni (1562-63). I dipinti sono stati fino ad ora attribuiti ai fratelli Campi di Cremona, attivi in area lombarda nella seconda metà del Cinquecento, ma recenti studi storico-artistici hanno messo in discussione tale attribuzione (si veda la recente guida storico artistica di Marianna Cogni, “Guida Villa Cicogna Mozzoni”, Milano 2019).

Nell’estate del 2018, con una tesi di laurea triennale in Conservazione, sono stati analizzati i materiali originali, la tecnica esecutiva e le trasformazioni succedutesi nel tempo. Questo studio preliminare è servito per valutare lo stato di conservazione delle superfici, comprendere la gravità dei fenomeni di degrado in atto e le cause che li avevano provocati. Le ricerche sono state effettuate in stretta collaborazione con il conte Jacopo Cicogna Mozzoni e sotto la sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio e Varese. Grazie agli eredi, è stato possibile accedere alle informazioni e alle fotografie d’epoca presenti nell’archivio di famiglia, che permettono di ricostruire la storia conservativa della villa e del portico orientale. È stato quindi possibile osservare il rapido procedere del degrado delle parti inferiori delle murature dai primi anni del Novecento: a quella data le decorazioni mostravano già grandi lacune e mancanze a causa dell’umidità proveniente dal terreno del cortile e dal giardino adiacente.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, in seguito all’esplosione della polveriera del vicino paese di Arcisate nel 1948, la villa subì una serie di danni sia alla struttura che alle superfici dipinte, in particolare proprio su quelle poste all’esterno.

Dal quel momento cominciò anche una fitta corrispondenza tra i proprietari e la Soprintendenza per richiedere un sostegno economico che permettesse di intervenire sulle opere danneggiate sia dall’esplosione sia, soprattutto, dagli agenti atmosferici. Nel corso degli anni, vennero avanzate diverse proposte di intervento, anche molto drastiche, come lo stacco dei dipinti o la loro protezione con un vetro trasparente, ma solo nel 1969 si poté intervenire concretamente. Venne dato un incarico al pittore restauratore ticinese Emilio Ferrazzini (Lugano, 1895-1975), molto noto e attivo nella vicina madrepatria, che si occupò di consolidare i dipinti esterni. L’intervento venne presto criticato sia dalla Soprintendenza sia dall’Istituto Centrale del Restauro di Roma; i lavori vennero bloccati e al Ferrazzini venne impedito di continuare. Da allora, le superfici non sono state più toccate.

L’intervento della SUPSI è proseguito nel 2019 con un cantiere didattico di restauro sulle prime due campate del portico. Le pitture, come già emerso durante gli studi effettuati in precedenza, presentavano seri problemi di instabilità e di visibilità dovuti all’esposizione al sole e alla pioggia, all’umidità di risalita e alle infiltrazioni, aggravati dalla presenza di un protettivo steso dal Ferrazzini che, degradandosi, offuscava la lettura della decorazione.

Il gruppo di lavoro composto dagli studenti (Marina Babic, Sheila Candolfi, Susanna Carnio, Nicole Celoria, Alessia Giussani, Francesca Gozzer, Maila Leonardi, Martino Manzoni) diretti dalla restauratrice Stefania Luppichini e dalle assistenti Giulia Russo e Agata Bordi, ha messo a punto una metodologia di intervento che ha avuto come obiettivo il consolidamento della pellicola pittorica in pericolo di caduta e la rimozione del fissativo ingiallito, per riportare alla luce la cromia originale della decorazione. L’intervento ha permesso di recuperare una magica continuità spaziale tra paesaggio reale e paesaggio dipinto. Nei prossimi mesi ci si occuperà delle pitture nelle restanti campate del portico, completando il lavoro per lotti successivi durante l’apertura stagionale della villa al pubblico (da fine marzo fino alla fine di ottobre). Per maggiori informazioni e per prenotare le visite, si rimanda al sito www.villacicognamozzoni.it.

 

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