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Abitazione, scuola, casa e ufficio

di Alice Nebbia 

Ogni epoca ha testimoniato un cambiamento nei modi di vita, nei costumi, nelle abitudini, anche alimentari, nei trasporti e nel modo di vivere la casa e il territorio.

Proprio il periodo attuale, che ancora oggi ci vede protagonisti nella battaglia contro il COVID-19, ha cambiato il nostro modo di vivere la quotidianità. Un’ordinarietà resa diversa dal rallentamento forzato delle nostre abitudini, dallo smart working, che è prepotentemente entrato nelle nostre case insieme alla didattica a distanza.

La relazione con la nostra abitazione

Queste azioni, nel periodo di lockdown, hanno cambiato il modo di relazionarci con la nostra abitazione, trovandoci costretti al suo interno più tempo di quanto non si facesse prima. La casa è diventata un prezioso rifugio dove ripararsi e trovarsi ogni giorno, sperimentando davvero cosa vuol dire essere una famiglia, chi con la presenza dei genitori, chi da solo, chi con il proprio compagno/a oppure con i figli.

Reinventare la quotidianità

Le case in questi mesi sono diventate un nuovo spazio per ricreare e reinventare la nuova quotidianità. Una stanza si è trasformata in palestra, un’altra in ufficio per il lavoro agile e un’altra ancora in un’aula per i ragazzi, con pochi e preziosi spazi dove concedersi una boccata d’aria. Tante prospettive sono cambiate e non sempre i nostri appartamenti erano adatti ad affrontare questa emergenza. Lo dimostrano i dati stimati: un terzo delle abitazioni in Italia non ha spazi esterni e la gran parte di queste, spesso di piccole dimensioni, sono concentrate nei grossi centri urbani.

Il tempo prolungato all’interno delle mura domestiche ha forse spinto gli italiani a indirizzare le preferenze sul mercato immobiliare di case con spazi esterni, con giardini e terrazze, con aree più comode e funzionali, adatte a ricavare ambienti per il relax, per la famiglia, per il lavoro.

Un nuovo turismo

Il territorio ovviamente ha subito un cambiamento e sarà testimone di questo anche nei prossimi mesi. Un’estate all’insegna delle vacanze nei luoghi di prossimità, porterà a un «turismo lento», lontano da quello frenetico e di massa cui eravamo soliti, che permetterà di rivalutare spazi e borghi vicino a casa, con ambienti ampi in cui potersi muovere liberamente o poter godere del verde.

Il distanziamento che la pandemia ha imposto porterà a far sì che in alcuni stabilimenti e località balneari siano attuati lavori di bonifica, manutenzione e sanificazione delle strutture. Legato al territorio, anche il trasporto ha subito significative trasformazioni. Con la pandemia sono stati tracciati nuovi piani di mobilità che coinvolgono sia il trasporto pubblico, sia quello privato. Il primo è maggiormente improntato sulla logica della flessibilità nella scelta dei percorsi, dei tempi e della domanda di spostamento.

Il secondo vede invece, un forte incremento con dati concreti che dimostrano che ormai sette italiani su dieci usano l’auto per i propri spostamenti e, ove possibile, la bicicletta.

L’appartenenza al cambiamento

«Dopo la pandemia, nulla sarà più come prima», così ripetono in molti. Noi tutti siamo testimoni di un cambiamento epocale che spazia dalla casa all’ambiente, dal territorio al trasporto, dalla vita pubblica a quella privata.

Forse la velocità così imprevista con cui le nostre vite sono cambiate non ci permette di accettare che l’uscita da questa emergenza non sarà così rapida come è stato il suo arrivo. Accettiamone invece il suo tempo e il nostro senso di appartenenza a questa situazione, cercando di sfruttarlo e di farlo rendere al meglio per noi stessi, per le future generazioni, per il pianeta in cui viviamo. Un forte shock ci ha scossi, ma può diventare un’opportunità per agire concretamente. E noi siamo i responsabili di questa grande occasione.

(articolo pubblicato online per Il Bullone, 17 settembre 2020)

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