Alla fiera dell’Est (non parliamo della canzone)

Come meglio definire questo 2022 che ci sta lasciando?

di Giovanna Guzzetti

Alla fiera dell’Est. Con buona pace di Angelo Branduardi. Sintesi originale ma efficace per questo 2022 che volge al termine. Dove la fiera, però, non è l’esposizione e/o un mercatino; qui la fiera si identifica con l’animale feroce e sopraffattore.

24 febbraio 2022. Abbiamo fatto in tempo ad archiviare (sarà un caso?) i Giochi Olimpici invernali in Cina e l’emulo di Ivan il Terribile, più che di Pietro il Grande, Vladimir Putin, dà il via alla sua operazione militare speciale in Ucraina. Pieno inverno, le immagini ci mostrarono da subito la popolazione locale fragile in coda per lasciare il Paese e sottrarsi a bombardamenti, colpi di artiglieri e durezze del clima. Incontrando la solidarietà di pressoché tutto l’Occidente, Polonia in testa. Il ciclo delle stagioni si è compiuto; gli Ucraini, guidati dal coraggioso Zelensky, non solo hanno resistito ma anche riconquistato porzioni di territorio (Kherson ne è il simbolo) ed ora affrontano strenuamente il Generale Inverno in case distrutte, all’addiaccio, senza corrente elettrica né acqua.

Purtroppo, la condanna verso la Russia non è stata né così ferma né così unanime, nonostante le sanzioni dalla efficacia spesso oggetto di discussione. Nei mesi, salvo qualche (minima) apertura in direzione di una possibile trattativa e parecchie fughe in avanti in chiave neocolonialistica (da Putin al suo numero 2 Medvedev all’ideologo Aleksander Dugin la cui figlia trentenne, Darya, è letteralmente saltata in aria il 20 agosto 2022), l’operazione speciale (guai a chiamarla guerra nei confini russi!) non è diventata un bliztkrieg (guerra lampo) modello guerra dei 6 giorni ma ha vieppiù assunto le caratteristiche di una guerra di logoramento destinata a durare. C’è già chi pensa ad un altro Vietnam, con Mosca destinata a fare la fine degli Stati Uniti dell’epoca.

E la tigre dell’Asia per antonomasia, la Cina, come ha reagito di fronte a questo scenario di guerra dalle conseguenze economiche planetarie, in tema di approvvigionamento di materie prima alimentari e/o strategiche, e di costi dell’energia alle stelle?

Il segretario del PC cinese, Xi Jinping, riconfermato per la terza volta nella carica a ottobre 2022, guarda con occhio (apparentemente) distaccato alle vicende di Kiev e dintorni. Deve fare i conti, nei cuoi confini, con le crescenti proteste della popolazione, fiaccata da oltre 2 anni di restrizioni a causa di un Covid che di recente si è riaffacciato in modo prepotente, e con la questione di Taiwan che, per il numero uno cinese, è tradizionalmente, naturalmente, proprietà di Pechino, con tutto il suo significato politico ed economico (basti pensare al primato mondiale nei semiconduttori, materia prima indispensabile per moltissime attività).

Durante il congresso Xi ha voluto trasmettere una prova di forza di sé: alla popolazione mondiale che ha seguito l’evento non è sfuggito il barbaro allontanamento dell’ex presidente Hu Jintao. Seduto alla sinistra di Xi si è trovato letteralmente allontanato di peso, portato fuori da due assistenti. I media ufficiali cinesi non hanno divulgato né riportato la scena ma il significato è inequivocabile. Xi serra i ranghi in un momento in cui il paese non esprime più quelle curve di crescita che avevano reso la sua economia stellare. E si affaccia “muscolarmente” sull’orizzonte internazionale. Come è avvenuto a Bali, al G20 di novembre, da cui la Cina di Xi è uscita vittoriosa, candidandosi a guidare il mondo intero.

E a conferma di questo ruolo leader di Pechino, divenuta sempre di più the place to look at, c’è l’abbraccio tra il Golfo Persico e la Cina. In particolare, con l’Arabia Saudita che scoppia di salute, grazie al petrolio. L’ente energetico di Stato, Aramco, ha visto aumentare del 90% i suoi profitti quest’anno con il bilancio pubblico di Riad in attivo di 27 miliardi di dollari.  Mentre il principe Mohammed bin Salman, noto come MbS, sta consolidando la sua modernizzazione autoritaria, che ha qualche ingrediente in comune con il modello politico cinese.

Non c’è che dire: congratulazioni a Xi che riesce ad intrattenere rapporti positivi sia con l’Arabia sia con il tradizionale nemico di Riad, l’Iran.

A Teheran, e in altre città, sono alle prese con manifestazioni di piazza. Protagoniste le donne che hanno avuto l’ardire di togliersi il velo e tagliare una ciocca dei loro capelli, liberi, al vento, in nome di una indipendenza che intendono (ri)affermare – il percorso ricorda quanto avvenuto e in corso in Afghanistan- e che, fin qui, avrebbe prodotto la cancellazione del corpo di Polizia Morale. Ma il regime, nonostante le dichiarazioni di intenti, ha mostrato quello che è il suo vero volto dall’arrivo di Khomeini, fine anni Settanta. Le manifestanti colpite agli occhi, al seno e ai genitali perché, con quei segni irreversibili, una generazione di “ribelli” passi alla storia, mentre si è arrivati alla esecuzione sulla pubblica piazza dei loro “fiancheggiatori”. Il primo, l’8 dicembre. Mohsen Shekari, un giovane che un tribunale rivoluzionario aveva giudicato colpevole del reato di “guerra contro Dio” per aver bloccato una strada nell’ambito delle manifestazioni che da alcuni mesi imperversano nel Paese per sollecitare maggiori libertà. 

Parole che possono suonare stonate per noi ma che servono a descrivere la prostrazione in cui continua a versare, dallo scorso anno dopo l’abbandono occidentale, l’Afghanistan, in particolare ragazze e donne cui i Talebani negano ogni libertà e dignità.

Ne rimane di strada da fare in tema di diritti umani, alla fiera dell’Est.

Abbiamo chiuso gli occhi di fronte allo scintillio delle luci e degli stadi di Doha, per questi Mondiali di Calcio in versione invernale, nonostante la repressione delle manifestazioni di libero pensiero e i “coraggiosi” statement di Gianni Infantino. Prima e dopo.

A riportarci alla realtà il Qatargate, con il solito copione di complotti, servizi segreti, finti lobbisti, vere congrue mazzette, femme fatale. Ed un vento, del deserto, spirato fino a Bruxelles…

In attesa degli accadimenti del 2023. Auguri!

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