di Paolo Speranza
Nel volume Rossa lava di fuoco rivivono la Bergman, Liz Taylor e Burton, Neruda e Brad Pitt
Dove, se non all’ombra del Vesuvio, avrebbe potuto rivelarsi l’amore tra Maria Callas ed Aristotile Onassis?

Quando, se non a Capri, Matilde Urrutia e Pablo Neruda avrebbero potuto vivere l’irripetibile estasi del matrimonio baciato dalla luna?
Come, nell’incanto di Ravello, Angelina Jolie avrebbe potuto resistere a Brad Pitt (e viceversa), a poche centinaia di metri da quei fiordi incantati della Costiera – tra Amalfi, Maiori e Furore – che videro sbocciare la storia d’amore tra Rossellini e la Bergman?
Perché, proprio ad Anacapri, riuscì a Catherine Walston di sedurre al primo sguardo un esperto viveur come Graham Greene? E dove, se non ancora a Napoli, un’estasiata Claretta Petacci avrebbe trovato l’ispirazione per scrivere le più vibranti lettere d’amore ad un antiromantico (e greve) per eccellenza come Benito Mussolini? E poi Burton e Liz, Laurence Olivier e Vivien Leigh, la principessa Diana…
È stata la Campania, in quella striscia di terra e di mare tra il Vesuvio e le isole del Golfo di Napoli, il set delle storie d’amore (e di tradimento) che nel mondo hanno fatto sognare, discutere, appassionare, talvolta anche indignare, intere generazioni. Amori non convenzionali, il più delle volte sofferti e proibiti, che spesso si intrecciano addirittura con gli eventi e i misteri della Grande Storia: l’assassinio di Kennedy, la misteriosa morte di papa Pio XI, la tragica fine di Lady Diana.
Eppure nessuno si era premurato di studiarli e ricostruirli in un quadro d’insieme, fino a che Tullio Pironti, l’editore napoletano scomparso un anno fa, decise di sostenenere l’idea (ed il puntuale lavoro di ricerca e scrittura) di Annalisa Angelone, apprezzata giornalista Rai, che si è concretizzata nel libro Rossa lava di fuoco. Storie d’amore all’ombra del Vesuvio e in Costiera, strutturato in dieci capitoli su altrettante celebri vicende di passione vissute sul delicato crinale tra l’estasi e il tormento, spesso avvolte a posteriori da un velo di malinconia e di rimpianto.
LETTERE DA CAPRI (E NON SOLO)
Il principale merito dell’autrice è di rendere avvincenti fino all’ultima pagina storie ampiamente conosciute, attraverso una rilettura puntuale dei fatti (e delle fonti) e sempre rispettosa verso i personaggi – con una prevalenza del punto di vista femminile – che unisce la lineare essenzialità dello stile giornalistico con la capacità di costruire un plot degna di una provetta scrittrice di film. Efficaci e frequenti sono i finali ad effetto, le ricostruzioni dei dialoghi (e degli scontri verbali), i colpi di scena, l’inserimento al momento giusto – per attenuare l’onda del pathos – di brani di lettere e di interviste che conferiscono profondità psicologica ai personaggi. Memorabili, sotto questo profilo, le citazioni della lettera a Greene del marito della Walston, Henry, o quella scritta a Napoli dalla Petacci, o il dialogo telefonico – di naturale effetto comico – tra la Magnani e un amico che le conferma l’idillio tra Rossellini e la Bergman. O, ancora, la straordinaria descrizione di Capri da parte di Matilde Urrutia, la bruna musa di Neruda, nel capitolo forse più felice del libro.
HOLLYWOOD? IN CAMPANIA…

Le storie d’amore e di passione rievocate in Rossa lava di fuoco si intrecciano con le storie private di Hollywood e del divismo internazionale, sull’asse Stati Uniti–Italia. Ingrid Bergman, ad esempio. L’attrice svedese era la più richiesta dai registi e più pagata dai produttori di Hollywood quando giunse in Italia, dove conobbe Roberto Rossellini. Quest’ultimo, a sua volta, consolidò negli anni Cinquanta la fama internazionale che aveva meritatamente conquistato con Roma città aperta nel ’45. E il terzo vertice della storia, Anna Magnani, fu nel ’55 la prima attrice italiana a vincere il premio Oscar, per l’interpretazione nel film La rosa tatuata.
Avvincente è il capitolo dedicato ad altre due star di primissima grandezza: Laurence Olivier, il più grande interprete shakesperiano del Novecento, e Vivien Leigh, l’indimenticabile Rossella di Via col vento.
A Ischia esplode (è il caso di dirlo) la passione tra gli attori più celebri degli anni Sessanta, Richard Burton e Liz Taylor. E a Ravello si gira (ma non è una fiction) la scena del primo bacio tra la coppia di divi più popolare dei giorni nostri: Brad Pitt e Angelina Jolie. E con una storia d’amore impossibile, eppure profondamente vissuta (da parte di lei), quella tra Pasolini e la Callas, la storia del cinema si intreccia con quella della lirica e della grande letteratura del Novecento.
IL TRIANGOLO, SÌ…
Storie celebri, appassionate, di quelle che segnano una vita. E naturalmente, il più delle volte, proibite, con effetti devastanti sul menage coniugale e familiare. Il filo conduttore delle storie di Rossa lava di fuoco, scrive infatti nella prefazione Ugo Cundari, è il protagonismo femminile: “Donne generose nelle forme e nello slancio affettivo, donne amanti e nello stesso tempo donne amate, donne arpìe che diventano vittime”. Come la passionale Anna Magnani, tradita da Rossellini per la più algida Bergman, che nello scenario della Costiera Amalfitana si scoprirà romantica e vulnerabile. O la Callas, che sullo yacht di Onassis, al largo di Capri, si abbandonerà alla passione fatale per l’armatore miliardario, troncando lo stanco matrimonio con l’impresario veneto Meneghini, finendo poi a sua volta tradita in favore di Jackie Kennedy. Lo stesso Brad Pitt, folgorato a Ravello da Angelina, finirà presto per divorziare dalla prima moglie, la dolce Jennifer Aniston, altra celebre star hollywoodiana. A differenza di Richard Burton, che nonostante il coinvolgimento emotivo totale con Liz, non lascerà mai la moglie ed i figli, dividendosi tra l’amore coniugale e quello, più intenso e proibito, con l’affascinante protagonista di Cleopatra.
Il triangolo amoroso non risparmia, sulle coste della Campania, neppure coppie consolidate e mature. È a Napoli che si evolve senza ritorno la relazione tra Mussolini (infedele da sempre alla moglie Rachele) e Claretta Petacci, l’unica che con il dittatore riuscirà a ritagliarsi il ruolo di amante stabile e ufficiale.
L’intreccio più clamoroso, un recente e autentico scoop, riguarda tuttavia due dinastie tra le più famose e importanti del Novecento: i Kennedy e gli Agnelli. Sapevate che Jacqueline Bouvier, ancora signora Kennedy, durante la vacanza a Ravello si sarebbe innamorata dell’Avvocato, e che, una volta rimasta vedova, tornò in Italia con l’obiettivo di sposarlo, ovviamente previa divorzio dalla moglie legittima Marella Caracciolo? E che quest’ultima, a sua volta, qualche anno prima avrebbe fatto (involontariamente) perdere la testa al presidente Kennedy? Neanche Goethe, con Le affinità elettive, si sarebbe spinto fino a tanto con la fantasia…
COME UN FILM
La Napoli che l’autrice ci restituisce, osserva nella prefazione Cundari, è “una città di amori, un luogo più che perfetto per lo sbocciare della passione”, che racchiude “tutte le sfumature della seduzione”.
E Napoli, con Capri e la Costiera, rappresenterà comunque, per tutte le coppie di celebri amanti ricordate nel libro, il momento più intenso e sublime, l’inizio sognante o la parentesi felice di una storia d’amore che, con il tempo, perderà molto di quel magico incanto. Tutti i protagonisti, nessuno escluso, finiranno anzi per innamorarsi, oltre che dell’anima gemella, dei luoghi stessi che li videro, come non mai, liberi e felici, ringiovaniti nello spirito. Per molti di loro, star del cinema internazionale, le storie vissute sul magnifico set naturale della Campania risulteranno più emozionanti di qualsiasi film, e in qualche caso, come per i giovani Taylor e Burton impegnati sul set di Cleopatra, fiction e vita finiranno per intrecciarsi e confondersi indissolubilmente.