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Aspettando un presidente americano donna

Hillary Clinton “si confessa” in tv tra politica e vita privata

Di Cristian Repetti

È stata segretario di Stato, senatrice di New York, first lady dell’Arkansas, first lady degli Stati Uniti, avvocato praticante e professore di diritto, attivista e volontaria. “Ma la prima cosa che i suoi amici e la sua famiglia ti diranno è che non ha mai dimenticato da dove viene o per chi ha combattuto”, è scritto nella sua presentazione sul suo sito personale. Stiamo parlando di Hillary Rodham Clinton, cresciuta in una famiglia della classe media a Park Ridge, un sobborgo di Chicago. Suo padre, Hugh Rodham, era un veterano della Marina della Seconda guerra mondiale e un piccolo imprenditore che progettava, stampava e vendeva tende. Lavorava sodo, metteva da parte i risparmi e non scialacquava il patrimonio. Hillary ha dato una mano ogni volta che poteva. La madre, Dorothy, ha avuto un’infanzia difficile. È stata abbandonata dai suoi genitori da piccola e spedita a vivere con parenti che non volevano allevarla. All’età di 14 anni, Dorothy sapeva che l’unico modo per cavarsela era mantenersi, e ha iniziato a lavorare come domestica e baby sitter mentre andava al liceo. Hillary ha avuto un’infanzia più stabile e serena di quella materna. Ma l’esperienza di Dorothy ha ispirato la figlia e l’ha spronata a combattere per i bisogni dei bambini di tutto il mondo. Durante un viaggio a Chicago, la Rodham junior ha avuto modo di vedere Martin Luther King Jr. parlare: questo episodio ha acceso la sua passione per la giustizia sociale, sentendosi sempre più coinvolta, diventando attivista.

Dopo il college, si è iscritta alla Yale Law School, dove era una delle sole 27 donne nella sua classe di laurea. Mentre frequentava Yale, Hillary ha iniziato a frequentare uno dei suoi compagni di classe, Bill Clinton. Si sono sposati l’11 ottobre 1975 in una piccola cerimonia a Fayetteville, in Arkansas. Come first lady di questo Stato, è stata una strenua sostenitrice del miglioramento degli standard educativi e dell’accesso all’assistenza sanitaria. Nel 1980 è nata la figlia Chelsea. Il marito Bill è stato eletto presidente per la prima volta nel 1992 e rieletto nel 1996. Dal canto suo, in quegli anni, Hillary ha guidato tenacemente la lotta per riformare il sistema sanitario in modo che tutte le famiglie avessero accesso alle cure di cui hanno bisogno a prezzi accessibili. Ha retto a colpi molto forti che si sono abbattuti, politicamente e umanamente, su Bill e, di riflesso, sulla sua famiglia, in concomitanza del caso Whitewater (legato agli investimenti immobiliari in Arkansas di Bill e Hillary Clinton e dei loro soci) e dello scandalo Sexgate che travolse Monica Lewinsky, allora stagista alla White House, e Bill.

È dovuta poi passare parecchia acqua sotto i ponti. Solo in un periodo più recente Hillary è balzata sulle prime linee da protagonista, dapprima come senatrice di New York e poi nella sua corsa alla Casa Bianca. Ma anche dopo essere stata sconfitta alle presidenziali del 2016, quando ha vinto Donald Trump, non è stata a guardare, anzi: ha pubblicato un libro di memorie su quella sconfitta, ha lanciato un comitato di azione politica e ha scritto un altro libro sulle “donne grintose” con sua figlia Chelsea. Nel suo discorso del 9 novembre 2016, ha invitato i sostenitori a “non smettere mai di credere che valga la pena combattere per ciò che è giusto”.
Con interviste esclusive alla protagonista e ad alcuni personaggi chiave della sua vita, privata e no, Hillary – ritratto intimo di una donna pubblica – è arrivato su Sky Documentaries (canali 122 e 402), disponibile anche on demand e in streaming su NOW. La serie racconta la vita della Clinton cercando di approfondire gli eventi del passato che hanno influenzato la sua carriera politica. Ogni informazione sull’ex first lady, ex segretario di stato ed ex candidato presidenziale è influenzata dalla politica, dai media e dai preconcetti. Grazie a interviste esclusive con la stessa Hillary Rodham Clinton, marito, figlia, amici e giornalisti, il biopic narra la sua ascesa al college, il suo matrimonio con Bill, il suo periodo come first lady, senatore, segretario di Stato. Una vita densamente piena di drammi e successi, che la regista Nanette Burstein mette in evidenza mostrando la sua personalità più segreta.

Ciò che traspare da questa opera, come ha sottolineato qualche critico, è che Clinton si è trovata circondata da un patto di populismo non partigiano, e forse anche di segno maschilista, quando è stata attaccata da Trump da destra e da Sanders da sinistra. E ancora. Nel documentario, diviso in quattro parti, si fa capire chiaramente come Bill Clinton si fece strada nella politica accettando tutti i compromessi del potere, ma non Hillary che ottenne l’incarico di senatrice di New York per suoi meriti. È stata molto criticata per il suo passato di voti d’estrema destra, alcune promesse ritenute inaffidabili e per mutevolezza nelle sue posizioni politiche. Fa pensare quanto ha scritto Larry Womack su The Huffington Post Usa, poi tradotto dall’inglese da Stefano Pitrelli: «La verità è che coloro che odiano Hillary, più che dissenso, paiono covare risentimento. Pretendono di sentirsi serviti e riveriti. Le impongono standard completamente diversi da quelli applicati ai suoi omologhi maschi. La osservano con un inusitato livello di diffidenza. E soprattutto, ci tengono davvero, davvero tanto a vederla punita. Mentre una presenza maschile aggressiva – seppur pericolosamente incompetente – pare rassicurarne parecchi».

Ha detto l’ex first lady americana in un’intervista, riferendosi alla regista di Hillary: «Ciò che Nanette fa davvero bene è inserire la mia storia nell’arco più ampio della vita delle donne, della storia delle donne, del movimento delle donne e anche del sistema politico. Mi sembra che parte del motivo per cui la mia figura è diventata opaca sia stato il fatto di essere stata messa sotto i riflettori del pubblico come un diverso tipo di first lady. E questo ha dato troppo fastidio». La serie biografica non si limita a raccontare la vita di Hillary, contribuendo a rilanciarne l’immagine agli occhi degli spettatori, ma esamina anche i molti motivi per cui negli Stati Uniti non c’è ancora stato un presidente donna. La sua figura può piacere o meno, certo. Ma osservarla da una prospettiva inedita offre spunti e considerazioni su cui varrebbe la pena soffermarsi a riflettere e a discutere.

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