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Economia EVIDENZA

Aumenta il prezzo dell’energia

di Marco Nori

Al ritorno dalle vacanze e all’avvicinarsi della stagione fredda i prezzi dell’energia domestica sembrano aumentare drasticamente, non solo in Svizzera ma in tutta Europa, Italia in testa dove il ministro Cingolani ha detto che ci si attende che la bolletta dell’energia elettrica possa aumentare del 40 per cento.

Sui social e per le strade ho ascoltato le più diverse motivazioni, che vanno dalla consueta avidità delle lobby del petrolio alla spregiudicatezza geopolitica della Russia, fino all’affidarsi prematuramente alle energie rinnovabili che sono più care di quelle tradizionali. Non credo che nessuna di queste motivazioni affronti realisticamente il problema, o forse un po’ di tutte e tre insieme.

Quest’anno il prezzo era già aumentato durante l’estate, ma i consumatori se ne erano accorti meno perché i governi avevano stanziato fondi per assorbire questo rincaro: l’Italia aveva messo 1,2 miliardi di euro, ma non è un’operazione sostenibile nel lungo periodo.

La prima ragione è la scarsità di materie prime che è seguita alla pandemia. Un periodo così prolungato di cantieri fermi doveva avere effetti nel lungo periodo, e ora li stiamo vedendo. Inoltre, il prezzo del petrolio è aumentato del 200% dalla scorsa primavera e quello del gas naturale, da cui proviene tanta energia elettrica in Europa, del 30%. I rincari tengono anche in considerazione i sobbalzi geopolitici delle relazioni Russia-Europa, perché è dalla Russia che proviene quasi tutto il gas che brucia in Europa.

Sull’affidarsi prematuramente alle energie rinnovabili siamo fuori strada, perché l’Europa sta muovendo i primi passi, anche se molto decisi in quella direzione, e l’energia che consuma è ancora in larga parte da fonti tradizionali, come il petrolio e il gas. E, in ogni caso, il costo delle rinnovabili sta diminuendo così rapidamente che non sono necessariamente più costose le energie pulite di quelle prodotte dal fossile – il punto è semmai la quantità di energia prodotta e non il costo in sé. L’unico fattore che potrebbe connettere le rinnovabili all’aumento dei prezzi è l’aumento del costo dei permessi per emettere anidride carbonica. I permessi sono rilasciati dalle autorità europee in numero limitato e vengono poi scambiati tra le aziende: quelle più inquinanti comprano il “diritto” a inquinare dalle aziende meno inquinanti che glieli vendono. Siccome la quantità di “permessi di inquinare” viene ridotta sistematicamente per incoraggiare le energie rinnovabili, il prezzo aumenta e questo aumento viene poi scaricato nella bolletta.

Se in Italia la situazione sembra critica, in Svizzera il problema potrebbe tardare un po’, l’amministrazione parla di un rincaro del 3%, principalmente per due motivi. Il primo è che la Svizzera produce molta energia elettrica da fonti interne: in Ticino la produzione idroelettrica è sopra l’80%. La seconda è che l’energia in Svizzera è già molto cara: a metà settembre, il prezzo medio giornaliero dell’elettricità nel mercato all’ingrosso vedeva al primo posto Spagna e Portogallo, seguite dall’Italia e poi dalla Svizzera. E la Confederazione sembra un po’ reticente a investire di più nelle rinnovabili dopo che gli elettori hanno respinto quest’anno un’ambiziosa legge sul clima che avrebbe aumentato le tasse su benzina e voli aerei.

Quello che occorre ricordare è che quello dell’energia è un mercato estremamente volatile, che ha grandi oscillazioni di prezzo, che dipendono anche dalle relazioni geopolitiche globali e che questo ottovolante di prezzi non è inusuale. Semmai è compito della politica avere una pianificazione chiara di come stabilizzarlo per i consumatori finali con una visione di lungo periodo sulla produzione e l’indipendenza energetica.

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