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Australia, la lunga e calda estate

di Marco Fedi

Le notizie dei devastanti incendi che stanno colpendo l’Australia arrivano sui mezzi d’informazione con immediatezza e drammaticità. Il bilancio attuale di 25 persone decedute, oltre 2’000 proprietà immobiliari distrutte, una prima stima iniziale dei danni che si aggira attorno ai 700 milioni di dollari – è destinato tragicamente ad aumentare. Siamo all’inizio di una lunga, calda, estate. Un bilancio che sarebbe stato molto più alto, in termini di vite umane, se negli anni il sistema di Emergency Services (la nostra Protezione Civile) non avesse adottato un efficace metodo di codici d’allarme basato su una messaggistica che utilizza i moderni sistemi di comunicazione e si avvale dei media nazionali, Australian Broadcasting Corporation in primo luogo.

La stessa ABC che racconta le storie dei cittadini che resistono, dei vigili del fuoco che combattono le fiamme, della protezione civile che assiste intere comunità, della protezione animali che soccorre una fauna ferita e impaurita, con giornalisti che lavorano per raccontare storie di incredibile umanità ed eroismo.

Siamo nuovamente davanti ad un disastro che ci addolora, con la perdita di vite umane, con ingenti danni e distruzioni, con tanta gente, anche nella comunità italo-australiana, che ha perso i frutti di un’intera vita di lavoro. Dal mondo arrivano segnali di solidarietà, con i contingenti di vigili del fuoco da Stati Uniti e Canada che si uniscono agli oltre tremila che da tutti gli Stati d’Australia combattono le fiamme in una zona vastissima (quasi 6 milioni di ettari sono andati in fiamme).

Il disastro ambientale

A questo dramma umano si accompagna un vero e proprio disastro ecologico-ambientale che ha un effetto devastante su flora e fauna di questo grande paese e sulla sua capacità di rigenerarsi: troppi incendi, sempre più devastanti e vicini nel tempo.

Per la prima volta nella storia d’Australia è stato mobilitato l’esercito e lo stato di calamità naturale è stato dichiarato dai Premier del Victoria e del New South Wales.

Un’intera comunità nella zona costiera del Victoria, attorno alla cittadina di Mallacoota, circa 1’000 persone tra residenti e turisti, è stata evacuata dalla Marina Militare australiana perché ormai isolata, in una zona tagliata fuori dalle fiamme e irraggiungibile. Le fiamme arrivano anche a ridosso delle zone metropolitane di Melbourne e Sydney. Melbourne, Sydney, Canberra e Adelaide pagano un prezzo molto elevato in termini di qualità dell’aria. E gli incendi creano un loro sistema meteo, con fulmini che squarciano il cielo plumbeo, nonostante i tanti colori causati dal fumo, rischiando di causare altri incendi.

In questo momento di dolore per le vittime occorre trovare le parole giuste, equilibrate, per trasmettere alle famiglie che chiedono assistenza la solidarietà e la vicinanza di tutti. I Premier degli Stati si sono impegnati in prima persona. Ora è davvero necessario trovare un raccordo tra tutti i soggetti che operano per assistere – protezione civile, vigili del fuoco, polizia, ed ora anche l’esercito.

La politica deve iniziare a dare risposte che vadano oltre l’emergenza. È evidente che le cause immediate di un incendio possono essere ricondotte ad una serie di cause ed effetti tra loro molto diversi. È altrettanto evidente che i denominatori comuni sono legati ai cambiamenti climatici. La stagione dei fuochi è sempre più lunga, con zone aride sempre più vaste, dovute alla siccità dominante. A questa, si alternano momenti estremi, in cui passiamo agli allagamenti dovuti ad alluvioni. Nel 2019 l’Australia ha registrato l’anno più caldo, con le più alte temperature medie e un aumento di 1.5 gradi celsius.

Gli incendi rilasciano un eccesso di anidride carbonica nell’atmosfera, uno dei gas che concorrono all’effetto serra. La CO2 ha la formidabile capacità di intrappolare il calore e in soli tre mesi gli incendi australiani hanno prodotto 350 milioni di tonnellate di anidride carbonica. L’impatto dei cambiamenti climatici sul territorio, con perdurante siccità e fenomeni meteo sempre più ravvicinati nel tempo e sempre più estremi nelle loro manifestazioni, comporta un susseguirsi di causa-effetto che in pochi anni potrebbe portare l’Australia ben oltre gli attuali obiettivi di contenimento delle emissioni nell’atmosfera.

Le responsabilità della politica

Alla conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015, 195 paesi, tra cui l’Australia, hanno adottato il primo accordo universale, giuridicamente vincolante, sul clima mondiale. L’accordo definisce un piano d’azione globale, inteso a rimettere tutti sulla buona strada per evitare cambiamenti climatici pericolosi e limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C. Per l’Australia, l’obiettivo consisteva in una riduzione compresa tra il 26 e il 28% delle emissioni.

Quest’obiettivo, contenuto nel trattato di Parigi, avrebbe consentito all’Australia di rispettare l’impegno di un ritorno, entro il 2030, ai livelli di emissione del 2005. Si tratta di un impegno che il Governo australiano guidato dai conservatori di Scott Morrison non ha alcuna intenzione di rispettare. Le proiezioni scientifiche, basate sulle scelte politiche del governo di Canberra, ci dicono che saremo sotto di almeno il 7% rispetto all’impegno assunto e saremo l’8% oltre i livelli di emissione del 2005. Non solo: tutti gli stanziamenti per la ricerca in questo settore sono stati eliminati.

A differenza del governo federale, gli Stati hanno adottato politiche molto più severe per contrastare le emissioni e arrivare entro il 2050 al fatidico “zero”. Gli Stati sono all’avanguardia anche nel settore dell’energia rinnovabile mentre Canberra ancora esita sulle politiche a sostegno della ricerca in questo settore o sulle scelte per favorirne la loro adozione. A tutto ciò si somma una crescente distanza con la politica – così come rappresentata da molti parlamentari ed esponenti di governo che parlano non solo con grande ignoranza ma anche a ruota libera, sicuri che nel mondo delle “fake news” e del bullismo politico troveranno sempre chi è pronto all’ascolto. È compito dei cittadini – non solo con il voto – rimettere la serietà al centro della politica, soprattutto quando è in gioco il futuro dei nostri figli e dell’intera umanità.

(Per donazioni: Victorian Bushfire Appeal, www.vic.gov.au/bushfireappeal)

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