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B.Live, il progetto di Bill Niada

Bill Niada, co-fondatore di Magica Cleme e Fondazione Near, ci racconta del progetto B.Live, che coinvolge adolescenti e ragazzi affetti da gravi patologie in attività e percorsi creativi e professionalizzanti.

la Redazione

La prima cosa che colpisce, parlando con Bill Niada al telefono, è la voce. Meglio, il tono della sua voce: sereno e deciso. Bill Niada, che si è dovuto confrontare con eventi molto difficili e senza troppo certezze, oggi – con la sua “Fondazione Magica Cleme Onlus” e “Fondazione Near onlus” – dedica la sua vita a portare un sorriso a bambini e giovani, cercando di costruire ponti virtuosi tra il mondo del profit e mondo del non profit. Lo contattiamo perché ci racconti del progetto B.Live (Essere, Credere, Vivere) sviluppato dalla Fondazione Near Onlus e che vede impegnati un’ottantina tra ragazze e ragazzi, affetti da gravi patologie croniche, provenienti da diversi Istituti Ospedalieri del territorio lombardo.

Ma per comprendere il significato e l’importanza di B.Live nella vita di Bill – imprenditore di successo e per varie aziende importanti, tra le quali Banana Republic –bisogna partire da lontano. Tornare agli anni quando, non ancora vent’enne, scelse di trascorrere un periodo di tempo in Israele in una comunità di kibbutz, perché – mi racconta – desideroso di ‘vedere’ un modo diverso, rispetto a quello occidentale, di lavorare, in un contesto fortemente basato su regole egualitarie e proprietà comuni, esperienza che lo segnerà al punto di arrivare nel 1997, lui imprenditore di successo, a scegliere di dividere gli utili della propria azienda tra i dipendenti. “Perché il prestigio di un’azienda e di un imprenditore non può limitarsi al ritorno economico ma deve anche essere cercato e percepito nell’impatto sociale che si va a costruire”.

Pensieri illuminati, di imprenditoria sociale e ‘umana’, solidificati nell’animo, elevati a modus vivendi, eretti però, su di un dramma. Nel 1996 Clementina, la figlia maggiore di Bill, si ammala di neuroblastoma. Per sette anni Bill e la moglie Emilia cercano di curare ‘Cleme’ nei migliori ospedali e centri tra Europa e Stati Uniti. E per sette anni, Bill e la moglie cercano di riempire ogni istante della vita della figlia con “cose belle” e sorrisi. “Nei limiti del possibile, cercavamo di divertirci” – ricorda Bill. Così, quando Clementina è venuta a mancare, i genitori hanno fondato “Magica Cleme”: ogni weekend, la Fondazione porta bimbi e bimbe affetti da tumore – con i propri familiari – a divertirsi. “Proprio così. Tutelati, condividendo lo stesso dramma, senza ipocrisia alcuna, grati per l’attenzione che ricevono e che li fa sentire ‘importanti’, coccolati, i piccoli si divertono. E noi con loro. Felice, anche perché questo mio impegno va proprio nel rispetto del desiderio ultimo di Clementina”.

Bill decide anche di trasformare, insieme ad un gruppo di amici, la propria attività imprenditoriale Near, società di outlet, in un’azienda al servizio del territorio, un’impresa sociale, che si propone di trasformare il lavoro imprenditoriale in forza capace di avere un impatto sociale, donando parte dei propri ricavi a onlus attive, ad esempio, con giovani e nel settore dell’educazione. Dal 2012, parte del fatturato della società Near è destinata proprio alla Fondazione Near, che ha come obiettivo quello di sviluppare e sostenere progetti sociali rivolti a ragazzi in difficoltà e con problemi di salute. B.Live è uno di questi progetti.

Di B.Live abbiamo parlato sul nostro giornale online e abbiamo già avuto modo di pubblicare alcuni degli articoli che i ragazzi B.Livers fanno uscire mensilmente sul loro giornale, Il Bullone (www.ilbullone.org). Ho incontrato alcuni di questi ragazzi a fine maggio, poco prima che partissero per il loro Viaggio verso le Stelle, in bicicletta da Milano a Cortina d’Ampezzo. C’era tanta gente, in occasione di quell’evento, e non ho potuto parlare con nessuno di loro. Ma se li dovessi descrivere, non potrei prescindere dal dire che erano ‘sereni e decisi’. Come la voce di Bill, al telefono.

“Il progetto B.Live è rivolto a ragazzi e ragazze che soffrono di malattie oncologiche, ma anche HIV e altre malattie croniche. Abbiamo poi, e in numero crescente, ragazze con problemi alimentari. Desideriamo che questi giovani e queste giovani dedichino la propria testa, la propria energia, entusiasmo e capacità di fare, ad “altri” progetti, rispetto al male che, diversamente, occuperebbe tutti i loro pensieri, sempre. Desideriamo che valorizzino le proprie capacità e ricevano attenzione per quello che sono – oltre la malattia; e che facciano crescere in loro un pensiero intrigante di comunità, una concezione diversa di fare azienda, ponendo al centro se stessi non per il profitto personale creato, ma per quello che si fa a beneficio di tanti.”

ilBULLONEPer questo i B-Livers scrivono articoli e redigono il proprio giornale, imparando, dalle redazioni ‘grandi’ il mestiere. Si occupano poi di progetti per aziende, come collezioni di gioielli e biciclette a scatto fisso (“contro il pensiero chiuso aziendale, a favore di un agire imprenditoriale libero e utile”); e fanno formazione, comunicando pratiche buone e finendo per essere un esempio per imprenditori, affinché questi prestino attenzione all’impatto sociale delle proprie aziende. E perché si fermino a riflettere. Anche sul valore dei ragazzi, oltre la loro malattia, abbattendo gli stereotipi che il malato debba essere tenuto in assistenzialismo, “perché anche i ragazzi e le ragazze che sono affetti da malattie devono vivere, mettendocela tutta, senza isolarsi, ma sentendosi parte di qualche cosa che dia loro orgoglio e a beneficio degli altri, della comunità.” E affinché gli altri, “i sani” abbiano degli esempi che vadano aldilà dei paradigmi e degli stereotipi che sono radicati nel nostro mondo spesso malato.

 

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