Bali: il B20 e la corsa per rimettere in moto il mondo | Corriere dell'Italianità

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Bali: il B20 e la corsa per rimettere in moto il mondo

E se invece dovessimo rallentare?

di Marco Nori, Ceo di Isolfin

Il 13 e 14 Novembre si sono svolti in una Bali momentaneamente chiusa ai turisti, gli incontri organizzati per il B20, l’evento dedicato alla economia globale che dal 1999 anticipa il G20, che invece riunisce Ministri e Membri del Governo dei 20 paesi più industrializzati del mondo. Ho avuto la possibilità di partecipare essendo stato invitato proprio dal Governo indonesiano, per la prima volta nella mia vita.

Il fermento frenetico di un evento che coinvolge 900 Amministratori Delegati delle più importanti società al mondo oltre a 1000 referenti del mondo industriale che collettivamente rappresentavano oltre 6,5 milioni di imprese, dalla fintech all’energia, dalla gestione dei rifiuti all’intelligenza artificiale, era vivo già all’arrivo in aeroporto.

Due giorni di incontri, tavole rotonde, meetings, collegamenti virtuali, inclusi i 12 minuti di Zelensky. Tra i grandi nomi dell’economia mondiale sono intervenuti Elon Musk di Tesla e Space X, Jeff Bezos di Amazon, Tony Blair ex primo ministro britannico e fondatore della Blair Foundation e per l’Italia Barbara Beltrame Giacomelli di Confindustria e Michele Crisostomo presidente di Enel.

I tre grandi temi che hanno dominato la scena nel corso dei molteplici incontri che hanno caratterizzato l’evento durato due giorni, hanno riguardato l’analisi degli aspetti economici sanitari collegati al rischio di future pandemie, la transizione energetica e la necessità di fronteggiare il cambiamento climatico e infine l’inclusione sociale e il ruolo della donna nell’industria e nella economia, a supporto del quale è intervenuta, perfettamente struccata, Anne Hathaway, attrice americana famosa in Italia per l’interpretazione ne il “Diavolo veste Prada” e oggi testimonial per le Nazioni Unite.

Una parte rilevante della due giorni di incontri era funzionale a fornire un palcoscenico per il governo indonesiano, interessato a presentare al mondo il grado di sviluppo raggiunto, la propria strategia per i futuri 20 anni e la ricchezza energetica del paese, con l’obiettivo di attirare investimenti, proprio come fece il governo italiano quando lo stesso evento si tenne a Roma nel 2021.

A parte la rinnovata determinazione dei potenti della terra di procedere con passo marziale nel garantire i processi di transizione energetica senza se e senza ma e fornire così un ampio spettro di elementi di speculazione finanziaria ai fondi sovranazionali che nel corso dell’ultimo biennio hanno accumulato fortune a dodici zeri e ovviamente supportare il ruolo e il coinvolgimento delle donne, il vero tema di grandissimo impatto ha riguardato la gestione delle future pandemie.

Perché a Bali si è dato per scontato che altre pandemie arriveranno eccome. C’è stato un grande entusiasmo tra gli intervenuti per la eccellente gestione delle criticità legate al Covid 19 e tutti hanno convenuto che il green pass, permettendo un tracciamento globale, garantirà nel futuro che il mondo non si blocchi nel caso di eventi simili. Non si è mai parlato di vaccini, neanche quando gli argomenti dei tanti intervenuti riguardavano il settore farmaceutico, che anzi dovrà ristrutturarsi per non vivere di una economia così influenzata dall’evento pandemico. 

L’elemento che realmente è emerso nel corso dei tanti interventi che si sono succeduti riguardava appunto il fatto che il mondo non possa fermarsi un’altra volta. Come una trottola impazzita che persa la forza inerziale cade su un lato, così è il nostro mondo che forse spinto all’impazzata non ha più la capacità di rallentare o fermarsi e per mantenersi eretto, seppur in una condizione di gravi disparità e di inuguaglianza, ha bisogno di spinte continue.

Nuovi ambiti economici, nuove tecnologie, nuove aree da colonizzare, si pensi allo spazio, nuove fonti di energia, nuove rotte per la distribuzione delle merci (passeremo infatti molto presto dal Polo Nord per collegare Asia e America), nuovi conflitti. È apparsa così, nel corso di quei brevi giorni di ritiro economico nella splendida cornice di Bali, la nuova profonda paura collettiva. La paura di fermarsi. Di rallentare. Di contemplare il mondo.

In piena pandemia abbiamo tutti apprezzato i primi momenti di tranquillità, le prime passeggiate nel silenzio delle città chiuse, le saracinesche abbassate, le scuole chiuse. Poi forse siamo stati assaliti da questa paura del vuoto, tanto abituati a non avere mai abbastanza tempo. Tutti noi, i governi, le grandi istituzioni finanziarie, le imprese, tutti non potevamo aspettare di tornare finalmente a correre. E se avessimo mancato un’occasione? E se avessimo invece dovuto reagire rallentando? O forse è solo Bali, con la sua spiritualità speciale e questa strana energia che fluttua tra i sorrisi semplici e le mani giunte, tra le schiene che spuntano in mezzo alle risaie e quei bambini che vivono, loro si, in piena empatia con la natura.

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