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Cultura

Bansky, un fenomeno da record

di Laura Torretta

Foto: BANKSY “Game changer” (courtesy Christie’s)

Non chiamateli graffiti. La Street Art ne è forse una versione evoluta, ma oggi come oggi ha poco a che vedere con quel mondo di bombolette spray colorate, di tappi bucati apposta per ottenere effetti visivi sorprendenti. I vagoni ferroviari scarabocchiati con le tag, la gara per apporre i nomi d’arte sempre più in grande, come fosse un logo, la presunzione di lavorare clandestinamente, sopravvivono sì, ma si avviano a diventare realtà del passato.
I graffitisti lavoravano all’esterno e infatti il fenomeno, spesso associato a vandalismo dato che si utilizzavano come base espressiva mezzi pubblici o edifici di interesse storico e artistico, aveva preso le mosse dalla pittura murale. 

Nonostante il suo nome, che sottolinea come la sua palestra sia la strada, la Street Art non disdegna invece gli interni. Il presente della vera e propria marea di disegnatori che cercano via di scampo dal “sistema dell’arte”, emersi contemporaneamente in California e in Inghilterra e in fase di espansione anche da noi, è fatto di mille altre cose.
Per esempio vengono stampati, incollati su supporti e diffusi in mezzo mondo migliaia di stickers, senza alcun timore di usare tecniche di riproduzione meccanica. Non di rado si realizzano installazioni ambientali destinate a essere distrutte il giorno dopo, come quando, anni fa, il più famoso street artist che si conosca, l’inglese Bansky, ha realizzato a Los Angeles una stanza, decorata con carta da parati rosa e oro e “abitata” da un vero elefante, tutto bardato con finimenti nelle stesse tinte.

La sua identità è un mistero, si sa solo che è cresciuto a Bristol. La carriera di artista inizia alla fine degli anni 80  quando aderisce al team “Bristol’s DryBreadZ” (DBZ).  Con il compagno di avventura e concittadino Inkie, organizza nel 1998  Walls On Fire, un raduno che richiama graffitisti da tutt’Europa. Approda poi all’arte dello stencil, una tecnica che ricava, con una maschera normografica, l’immagine in “positivo” sul supporto che si vuole decorare.

Ed è subito successo. I suoi stencil spuntano dapprima a Bristol, poi a Londra e via via nelle maggiori capitali europee. Sono caratterizzati da immagini singolari ed umoristiche, a volte accompagnate da slogan, con scimmie e cani, gatti e cavalli, poliziotti e soldati, bambini e anziani come soggetti. Il messaggio di solito è contro la guerra, contro il capitalismo, contro il sistema istituzionale e parecchi dei suoi lavori, a sfondo satirico, riguardano la politica, la cultura e l’etica.

Una delle caratteristiche che hanno reso famoso Banksy è la sua abilità nell’entrare nei musei più importanti del mondo e riuscire a collocare una delle sue creazioni tra quelle esposte. Spesso passano giorni prima che qualcuno si accorga che c’è qualcosa di strano. I suoi temi preferiti, in questi casi, sono opere in stile settecentesco con l’aggiunta di particolari totalmente anacronistici, come ritratti di nobili armati di bombolette spray o leziose damine protette con maschere antigas. Le sue trovate sono innumerevoli. Ha disseminato a Londra decine di stencil di topi, i famosi “rats”, concepiti come una sorta di riscatto da parte dei più deboli. Non contento, sparpaglia in 48 negozi del Regno Unito, delle copie – parodia dell’album Paris di Paris Hilton, con immagini caricaturali della star ( il suo viso è sostituito da quello del suo cane). E ancora, in uno dei lavori più popolari rappresenta degli attori della pulp fiction che stringono banane anziché pistole. Le mostre fioriscono un po’dappertutto. Anche in Italia si susseguono, da Genova a Brescia, da Napoli a Milano, sino a Ferrara.

Va da sé che questo successo si traduce in quotazioni da capogiro, quali gli 11 milioni di euro raggiunti da Devolved Parliament, irriverente immagine della Camera dei Comuni popolato da scimpanzè, aggiudicato a Londra da Sotheby’s nel 2019, così come i quasi 8 milioni di euro pagati lo scorso ottobre presso la stessa casa d’aste per Show me the Monet, reinterpretazione in chiave polemica di una tela del celebre pittore impressionista. Prezzi ragguardevoli, ma decisamente molto più accessibili, a partire da qualche migliaio di euro, per quanto riguarda le stampe e i multipli proposti in quantità a Londra nel corso di periodici incanti.

Era dunque impensabile che Banksy non si facesse vivo in tema di Covid. Mesi fa, sul muro di una casa di Bristol, è apparsa la figura di una vecchietta che perde la dentiera mentre starnutisce forte, talmente forte che sembra far cadere gli edifici vicini. E in una clinica di Southampton ha lasciato un dipinto, dedicato agli eroi della sanità pubblica inglese durante la pandemia, che rappresenta un bambino mentre gioca con una bambola vestita da infermiera. Proprio questo lavoro, intitolato Game Changer, è stato battuto il 23 marzo, questa volta da Christie’s, per qualcosa come 19,4 milioni di euro. Gran parte del ricavato sarà utilizzato per sostenere le organizzazioni sanitarie e gli enti di beneficenza in tutto il Regno Unito.

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