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Cultura

BookMarchs: festival dei libri e dei loro traduttori, traghettatori di cultura

Nella Marche festeggia il suo secondo compleanno “BookMarchs. L’altra voce”, festival dal nome che è tutto un programma. BookMarchs, ideato dai traduttori editoriali Fabio Pedone e Stella Sacchini, è infatti un gioco di parole a partire dal termine inglese “bookmark” (segnalibro) e al contempo un omaggio alla regione ospite, con la sua bellezza aggraziata e poco appariscente, tutta da scoprire, come tutto da scoprire è il ruolo, spesso poco evidente ma fondamentale, dei traduttori.

Nel programma di quest’anno (4-8 settembre 2019) si può notare una grande attenzione ai classici antichi e al mondo classico in generale, a partire dal logo dell’edizione. Cos’è il classico per voi, Stella e Fabio?

Tradurre un classico significa per lo più ri-tradurlo. Ragion per cui ogni nuova traduzione si colloca sulla lunga e gloriosa scia del lavoro dei colleghi. Se tradurre è la più vitale delle attività umane, ri-tradurre lo è all’ennesima potenza: tornare a interrogare testi nati più di duemila anni fa significa sottrarli all’oblio, alle tartaree onde del fiume Acheronte, restituirli alla vita compiendo l’impresa impossibile: tornare dall’Ade. Per dirla con uno dei più grandi dantisti italiani, Marco Santagata, un classico ha la capacità di sopravvivere al proprio corpo: continua a vivere e ad attraversare i secoli e millenni in maniera frammentaria, apoftegmatica, citazionale, a far parte delle nostre vite, a nutrire il nostro immaginario. Sarebbe bello tornare ai classici greci e latini con uno sguardo nuovo, restituirli all’oggi in una lingua viva e vitale, non ingessata negli automatismi del “traduttese”, di una non-lingua incapace di svincolarsi da certe rigidità e goffaggini dovute alla traduzione “letterale” di alcuni costrutti (pensiamo ad esempio a quello participiale greco, una vera pietra di inciampo per qualsiasi traduttore) che non hanno una corrispondenza biunivoca nella nostra lingua e non possono quindi essere veicolati in maniera pedissequa: il traduttore, in questo senso, è un filologo che un po’ nega sé stesso. Infatti, come scrive Nietzsche nella sua “Seconda inattuale”, “solo come architetti del futuro, come sapienti del presente” potremo far sì che gli antichi, i classici, tornino “a ridere al giorno”.

BookMarchs, Passaggi, Festival del giornalismo culturale, Popsophia con i suoi vari format, il neonato Libri a 180 gradi… negli ultimi anni c’è un gran fermento di festival e rassegne culturali che si moltiplicano nella regione. C’è davvero una rinascita marchigiana nell’ambito dei festival letterari?

Ovviamente ce lo auguriamo. In un territorio dove c’è una gran penuria di librerie e biblioteche, riportare al centro della comunità i libri e la cultura è una delle più moderne e rivoluzionarie forme di resistenza. Ci ha stupito, l’anno scorso, durante gli incontri della prima edizione del festival, vedere la partecipazione numerosa ed entusiasta delle persone: quelle del posto e quelle che venivano da fuori provincia e regione. Un pubblico che ci ha seguito per tutta la durata del festival e ha aspettato con curiosità e trepidazione questa seconda edizione. L’esempio di “Babel” – festival di letteratura e traduzione che si tiene ogni anno, a settembre, a Bellinzona – è stato per noi un faro e una guida. Mai avremmo pensato che qualcosa di simile avrebbe potuto nascere anche in Italia – in questo angolo di Italia, poi. A quanto pare la traduzione fa miracoli.

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Luna Orlando

Nata a Milano, si è laureata a Pavia con una tesi su Wittgenstein che ancora sogna di sviluppare. Ha curato, con Emanuele Trevi, una piccola collana di classici (UtetExtra) e varato l’esperimento filo ... Vedi profilo completo

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