Ceaușescu, il sultano comunista fuori dal tempo

di Amedeo Gasparini

Bambini e orfani potevano uscire dalle fogne di Bucarest: il regime di Nicolae Ceaușescu, che li usava come spie della polizia segreta, in quel dicembre 1989 era consegnato alla Storia. Grandi momenti di speranza in Romania, dopo l’eccidio di Timișoara. La povertà era dilagante nel paese, trasformato dal dittatore, la moglie Elena Petrescu e la gerarchia comunista, in un sultanato viziato dall’arricchimento personale, improntato alla corruzione a tutti i livelli, mentre il popolo romeno faceva la fame all’insegna del Socialismo reale. Ceaușescu voleva creare un nuovo Stalinismo basato su nazionalismo e misure draconiane. Bramava l’industrializzazione nel paese ad ogni prezzo e contrasse molti debiti per creare una Romania socialista. Un paese rifondato sulla megalomania del tiranno e sulle sue paranoie.

La Romania non riuscì a sviluppare alcun tipo di movimento d’opposizione come Solidarność in Polonia o Charta 77 in Cecoslovacchia. La Securitate era micidiale nel braccare il dissenso e fomentare la paura tra i cittadini. Ceaușescu regnava «più da caudillo sudamericano che da funzionario di un regime marxista», ha scritto Alberto Pasolini Zanelli (La caduta dei profeti). «In un crescendo di brutalità neppure motivata, Ceaușescu non solo imbavagliava il suo popolo: lo terrorizzava, lo umiliava. Sembrava mettere in pratica un 1984 di provincia, stringendo continuamente la vite del controllo e della sorveglianza della polizia segreta. Inoltre, aveva ridotto il paese alla fame, con un progetto di “modernizzazione dell’agricoltura” che includeva la distruzione di un terzo dei villaggi e con le esportazioni forzati di genere alimentari e combustibili, che portavano intollerabili carestie».

Il regime di Ceaușescu era basato sul culto della personalità. Presuntuoso ed arrogante, Nicolae si sentiva intoccabile. Alla sua corte riceveva leader del mondo che ammiravano la sua eccentricità e la relativa autonomia rispetto a Mosca. «Ceausescu conosceva il valore della distanza. La sedia dell’intervistatore era lontana sei, sette metri da lui, troppo perché si potesse creare un minimo di atmosfera confidenziale», ricorda Demetrio Volcic (Est). O forse era un modo come un altro per celare la sua balbuzie. Ceaușescu era un vero tiranno. «Gli altri potenti bisognava circuirli, il romeno si offriva, o per lui i suoi sottoposti, per testimoniare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Il presidente voleva conoscere in anticipo le domande per prepararsi» e «chiedeva tuttavia il privilegio che le sue risposte non fossero tagliate» (Pasolini).

Come tutti i sultani troppo lontani dal popolo che dicono di servire, come tutti i presuntuosi, gli arroganti e gli egocentrici, Ceaușescu non riusciva a vedere la realtà delle cose. Mentre apriva conti svizzeri in dollari e faceva installare rubinetti d’oro alle toilette di Villa Primaverlii, il popolo faceva la coda per il pane. Accecato dai deliri di onnipotenza, assieme a quella megera che era sua moglie, una crudele sottospecie di analfabeta. Ceaușescu aveva la mania di Benito Mussolini e si considerava un discendente dei romani. Da Adolf Hitler, che stimava, prese invece l’intenzione di voler rafforzare la “razza” del suo popolo. I contadini romeni dovevano trasformarsi in un popolo maschio e slanciato. Via via contrasse ingenti debiti con banche straniere, ma di attivi ne aveva molti, visto che la Romania era ed è un paese ricco di materie prime.

Ad un certo si mise in testa di rifare Bucarest e di trasformarla in una nuova Parigi – la pacchianissima Casa del Popolo di Bucarest iniziata sotto il suo regno è il secondo edificio più grande al mondo per estensione dopo il Pentagono. Per costruirla, Ceaușescu fece abbattere numerose case: il nuovo panorama architettonico di Bucarest ed altre città doveva riflettere la grandezza del regime del “Genio dei Carpazi”. Per mantenere il consenso, Ceaușescu coltivò un gruppetto di oligarchi che controllavano il novanta per cento della ricchezza del paese. Il suo regime fu uno dei più corrotti ed inefficienti di sempre – simile alla Corea del Nord. Il che non fu una sorpresa, quando agli schermi delle tv del mondo, i Ceaușescu venivano trucidati ed emergevano le opulenze varie da case, uffici, cantine e caveau.

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