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Cultura

C’era una volta il sogno panafricano

di Maurizio Nappa

Il 2020 rappresenta una ricorrenza importante per il continente africano; nel 1960 infatti, ben 17 Paesi ottennero l’indipendenza dalla madrepatria europea. Si tratta di Camerun, Togo, Senegal, Mali, Madagascar, Repubblica democratica del Congo, Somalia, Benin, Niger, Burkina Faso (che si chiamò Alto Volta fino al 1984), Costa d’Avorio, Ciad, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Gabon, Nigeria, Mauritania. Non furono, queste, le prime nazioni del continente a ottenere l’indipendenza ma, per la portata di ciò che accadde 60 anni fa, si tende a considerare il 1960 come l’inizio del tramonto del colonialismo, anche se questo fenomeno non si è mai del tutto estinto, pur essendosi trasformato.  Prima dei 17 Paesi sopraccitati, avevano già ottenuto l’indipendenza l’Egitto (quella formale fin dal 1922, ma l’indipendenza sostanziale solo nel 1952), la Libia (1951), il Marocco e la Tunisia (1956), il Ghana e il Sudan (1957), e infine la Guinea Conakry (1958)  con Sekou Touré (che poi sarebbe diventato uno dei dittatori africani più sanguinari) che a Conakry, durante una visita di De Gaulle dichiarò, prendendo alla sprovvista il Generale, che “La Guinea preferisce la povertà nella libertà all’opulenza nella schiavitù”. Il Paese divenne indipendente poco dopo, votando “NO” al referendum sulla comunità franco-africana.

Erano Stati già liberi l’Etiopia, la Liberia e il Sudafrica.

Mario Giro, docente di relazioni internazionali, esperto di Africa, già viceministro degli affari esteri e membro della Comunità di Sant’Egidio, sta raccontando questo anno magico con articoli sulla rivista bimestrale “Africa”, che vi invito a leggere.

In pochi ricordano che in Italia si svolse, nel 1959, il “2° Congresso mondiale degli scrittori e artisti neri”: l’evento non ebbe l’eco che avrebbe meritato.

Vi furono numerose iniziative e congressi per preparare la decolonizzazione, se ne contano più di 50 tra il dicembre 1957 e l’ottobre 1965, e una di queste si svolse in Italia, nella primavera del 1959, esattamente il “2° Congresso mondiale degli scrittori e artisti neri”. Numerosi intellettuali, africani e non, si recarono a Roma per questo importante evento, ma la stampa italiana non diede all’avvenimento l’eco che avrebbe meritato. Gli italiani erano, evidentemente, in altre faccende affaccendati.

I congressi e le conferenze di quegli anni confermano che era un periodo pieno di energia e di effervescenza, gli Africani si sarebbero aiutati a vicenda, e sarebbe nata un’Africa unita. Sembrava, quella, l’unica via praticabile. L’Africa aveva, in quel periodo, diversi protagonisti illuminati. Tra gli altri, il congolese Patrice Lumumba, che dichiarava: “Non intendiamo cacciare gli Europei da questo continente e nemmeno accaparrarci i loro beni (…).La nostra sola determinazione è estirpare il colonialismo e l’imperialismo dall’Africa”. Lumumba fu il cofondatore del “Movimento nazionale congolese”, partito interetnico, e partecipò a Bruxelles alla tavola rotonda per stabilire le regole della fine della colonia belga. Divenne il Primo Ministro congolese, ma la guerra fredda incombeva e la “terza via” di Lumumba evidentemente non convinse tutti, tanto che fu assassinato dopo pochi mesi. Leopold Sedar Senghor, politico e poeta senegalese, giunto in Francia dopo il liceo per laurearsi in lettere e a Parigi, insieme ad altri intellettuali africani venuti a studiare nella capitale, definì il concetto di negritudine, intesa come riscoperta e riappropriazione della cultura africana, in risposta alla cultura europea imposta dai colonizzatori in quanto ritenuta superiore. Senghor divenne il primo Presidente della Repubblica del Senegal e in questa veste, pur non senza difficoltà, cercò di realizzare un socialismo umanistico e cristiano. Restò in carica per 5 mandati, fino al 1980.       

Come sappiamo, la Storia ha posto molti ostacoli al sogno panafricano. Per saperne di più consiglio di leggere il libro di Martin Meredith “The State of Africa – A History of the Continent Since Independence”, a quanto mi risulta non ancora tradotto in italiano, testo comunque facilmente accessibile a chi, come noi, non è esperto della materia.  

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Maurizio Nappa

Maurizio Nappa, 48 anni, napoletano, si occupa da più di 20 anni di sicurezza sul lavoro nell'industria chimica; vive in Svizzera da più di 12 anni. Il suo amore per il continente africano è nato graz ... Vedi profilo completo

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