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Scienza e innovazione

Come fare ricerca storica nell’era digitale

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Si parla poco di digitalizzazione rispetto alla conservazione dei beni archivistici e quali sfide essa ponga nei confronti della trasmissione del sapere ‘tradizionale’ nonché della fruibilità del materiale storico.

Nicoletta Solcà, responsabile dell’Archivio Amministrativo della Città di Lugano, in che modo la digitalizzazione può aprire enormi possibilità alla ricerca storica?

Basta pensare alle enormi possibilità di accesso a informazioni, a notizie, a fonti digitalizzate che oggi sono liberamente a nostra disposizione. Un bell’esempio di questo secondo me è l’Archivio dei Quotidiani e Periodici (https://www.sbt.ti.ch/bclu/?m=quotidiani), il portale creato dal Sistema Bibliotecario Ticinese per l’accesso alle versioni digitalizzate dei diversi giornali ticinesi: una gran parte è disponibile e consultabile anche da casa propria, senza doversi recare in biblioteca o in archivio. Rispetto anche solo a 15 anni fa, quando per poter leggere un articolo (ad esempio, legato alla concessione del diritto di voto alle donne in Ticino nel 1969) occorreva sfogliare manualmente le raccolte rilegate delle diverse testate, leggere tutti i titoli del periodo che interessava, trovare quello che faceva al caso e poi richiederne la fotocopia… Insomma, oggi il risparmio di tempo è sicuramente notevole. Senza contare le possibilità di ricerca su diverse testate allo stesso tempo, che accorciano ancora di più le tempistiche.

In più, la digitalizzazione ha permesso agli archivi e alle biblioteche di “mettersi in rete”: oggi esistono tantissimi portali di accesso ai documenti di archivio che raccolgono informazioni collocate in realtà in luoghi diversi. Un esempio è il portale svizzero https://www.archives-online.org/ che permette di fare una ricerca nei cataloghi di molti archivi svizzeri, fra cui l’Archivio Federale, diversi Archivi cantonali, archivi di università e fondazioni, e simili. Questo portale permette ad un ricercatore interessato ad un particolare tema di interrogare contemporaneamente i cataloghi di enti situati in diversi luoghi, invece di doversi fisicamente recare sul posto, spulciando poi gli inventari cartacei…

Esiste anche un portale europeo degli archivi, https://www.archivesportaleurope.net/it, che ambisce a riunire in un unico motore di ricerca tutti i contenuti conservati dai diversi archivi che voglio aderire al progetto. Insomma, tutti vantaggi non indifferenti, e non solo per i ricercatori, ma anche per gli stessi istituti che possono farsi conoscere a persone anche lontane. Infatti, un altro aspetto importante dell’attività degli archivi oggi è proprio quello di farsi conoscere, aprirsi ai ricercatori e promuovere il proprio patrimonio presso la società. E la tecnologia e la digitalizzazione sono molto utili per questo.

Un recente studio, pubblicato su “Current Biology”, ha calcolato che degli articoli scientifici pubblicati negli anni novanta si sono persi più dell’80 per cento dei dati alla base delle ricerche. Tra 5/10/200 anni, sarà possibile analizzare documenti prodotti con un computer del 1985? Di fronte a quali sfide ci troviamo?

Questa è una questione complessa, che implica almeno due diversi aspetti da considerare. Per prima cosa, c’è il problema dei supporti, che conoscono una loro obsolescenza: su questi supporti sono contenuti dati che però oggi non sono più accessibili, vuoi perché il supporto si è degradato con il passare del tempo e non risulta più leggibile, vuoi perché non esiste più lo strumento per leggere il supporto stesso. Può essere il caso, per esempio, dei floppy disk, così diffusi fino ad alcuni anni fa. Da un lato, oggi i computer non hanno più l’ingresso per i floppy. Dall’altro, anche se si disponesse di un pc con lettore di floppy, non è detto che il floppy sia ancora leggibile…In secondo luogo, c’è anche la questione del formato in cui i dati sono stati creati e salvati: anche il formato può avere un suo impatto perché un determinato software potrebbe non riconoscere un formato troppo datato.

La grande sfida, oggi, è quindi soprattutto quella di garantire che i documenti che hanno un valore storico e culturale, soprattutto a lungo termine, vengano preservati nel modo corretto. Un primo passo, può essere affrontato facendo capo a quanto elaborato per la Svizzera da Kost-Ceco (https://kost-ceco.ch/), il Centro di coordinamento per l’archiviazione a lungo termine dei documenti elettronici, che ha elaborato una serie di raccomandazioni sui formati da prediligere per la conservazione dei documenti digitali.

Oltre ai formati da prediligere per facilitare la conservazione a lungo termine dei documenti, però, è importante pensare anche a interventi di mantenimento sia dei documenti che delle loro caratteristiche significative (metadati) in un sistema che ne garantisca l’integrità, la veridicità, l’autenticità e la completezza sia al momento della loro creazione, sia a distanza di tempo.

A che punto è la ‘conversione digitale’ in Svizzera?

Mi limito unicamente ad alcuni accenni, per quanto riguarda gli archivi pubblici. La Confederazione si occupa da diversi anni della questione, sia per quanto riguarda il tema dell’ “e-government” (il governo digitale) e la gestione elettronica degli affari (GEVER), sia per la digitalizzazione dell’Archivio Federale. Esiste un sito apposito che illustra quali siano gli impegni del nostro governo in questo campo: https://www.egovernment.ch/it/, e l’Archivio federale sta lavorando moltissimo su due fronti: da un lato aiutare i dipartimenti federali a gestire i loro dossier digitali; dall’altro per digitalizzare i propri documenti, in particolare quelli per cui non sussistono più vincoli alla consultazione, e metterli a disposizione del pubblico.

La nostra particolare situazione politica però, con la ripartizione delle competenze fra Confederazione, Cantoni e Comuni fa sì che ci sia una grande libertà anche in questo ambito: in ogni Cantone quindi esistono (o non esistono) direttive più o meno stringenti a cui far capo per la conservazione del proprio patrimonio. C’è quindi ancora diverso margine e lavoro da fare, e sarà secondo me un percorso che durerà ancora qualche tempo.


Nicoletta Solcà – Nata e cresciuta a Lugano, laureata all’Università di Pavia, ha collaborato con l’Archivio storico della Città di Lugano dal 2005 al 2008, e lavorato presso le Teche della RSI dal 2006 al 2012. Dal 2008 lavora presso l’Archivio Amministrativo della Città di Lugano, e dal 2012 ne è la responsabile. È vicepresidente dell’Associazione Archivi Riuniti delle Donne Ticino ed è attiva all’interno dell’Associazione Archivisti Svizzeri nel gruppo di lavoro dedicato agli archivi comunali.

 

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