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Economia

Come reagire alle sfide future?

Di Andrea Grandi

Mentre le attività economiche sono ancora impegnate a calcolare i danni conseguenti alla pandemia, c’è un settore che per forza di cose ha preso atto della situazione e si è trovato costretto a riprogrammare le sue strategie: il settore degli investimenti. È da un incontro organizzato lo scorso aprile, in pieno lockdown, da Bain & Company, multinazionale americana attiva nella consulenza strategica, e dal World Economic Forum (WEF), il principale centro svizzero di ricerca socio-economica mondiale, che nasce il report “Ridefinire le attività di investimento: come organizzarsi e reagire alle sfide future” pubblicato in questi giorni dal WEF. Ai lavori hanno partecipato i maggiori gestori internazionali in rappresentanza di una massa patrimoniale amministrata superiore ai mille miliardi di dollari. 

Tutti i relatori, oggi come allora, debbono confrontarsi con le problematiche che assillano anche società civile e mondo produttivo. E sono argomenti che in modo o nell’altro ci trovano coinvolti. Come consolidare le nostre attività per garantirci un futuro e reagire alla concorrenza? Come conciliare la tradizionale esigenza di creare profitto con le accresciute istanze in termini di sostenibilità? Quali gli scenari di sviluppo in un periodo come l’attuale che di sicuro propone solo incertezze? 

In termini generali, è bene che tutti impariamo a superare le incertezze del momento e considerare il nostro futuro in prospettiva. Nello specifico è necessario concentrarsi su tre obbiettivi. Innanzitutto, aggiornare alle attuali necessità la tradizionale ripartizione degli investimenti per categorie e aree geografiche. Al medesimo tempo è opportuno concentrare le strategie su finalità ambientali, sociali, ed amministrativi, i cosiddetti EFG, in quanto settori difensivi e fonte di profitto nel lungo periodo. Da ultimo, è necessario reagire alle avversità in modo innovativo, resiliente, digitalizzando i metodi di lavoro, rafforzando la organizzazione aziendale, sviluppando la responsabilità e flessibilità dei dipendenti alle nuove sfide dei periodi che ci attendono. Il messaggio è chiaro: per sopravvivere alla nuova stagione che inizierà dopo la pandemia, è imperativo diventare non solo più efficienti, rapidi e digitalizzati, ma anche sensibili alle conseguenze sociali ed ambientali delle nostre scelte. Ormai è chiaro a tutti: dal COVID-19 indietro non si torna. Quella che oggi stiamo vivendo è diversa dalle recessioni, dalle crisi che abbiamo superato in passato. La pandemia ha causato vittime, paralizzato le attività produttive e le abitudini dei consumatori proprio mentre fenomeni come protezionismo, digitalizzazione, sostenibilità stavano già sconvolgendo il nostro stile di vita. I provvedimenti sanitari, primo fra tutti il lockdown, imposti dai governi di molti paesi hanno poi ostacolato le attività economiche e compromesso la fiducia dei consumatori in un modo tale che neppure il temporaneo ritorno alla normalità è riuscito a rimediare. 

Di conseguenza se oggi si può parlare di ripresa economica lo si può solo in termini limitati per geografia e settore merceologico. Da questa nuova realtà non resta che trarre una lezione: il nostro vecchio modo di pensare ormai è obsoleto, superato dai fatti. Per proseguire è quindi necessario individuare nuovi obiettivi e modelli. Sono considerazioni che tutti noi abbiamo condiviso negli scorsi mesi. Ma hanno toccato anche i gestori patrimoniali, che scontano la accresciuta responsabilità professionale di assicurare un futuro al risparmio delle persone. Questa categoria, ricorda il report del WEF, come tutti si è trovata spiazzata dall’arrivo del COVID-19. Ma ha dovuto reagire in tempi brevissimi. Innanzitutto, ha dovuto preservare la solvibilità e liquidità delle aziende in cui investe, abbattendone i costi ed incentivandone il ricorso ai sussidi statali. In tal modo è riuscita ad evitare un collasso del sistema che avrebbe coinvolto mercati, industrie, governi e, buona ultima: la stessa fiducia dei risparmiatori. 

C’è un altro effetto collaterale. Se da un lato la pandemia ha anche accresciuto la sensibilità degli investitori sulle priorità ESG di cui abbiamo appena accennato, al medesimo tempo proprio gli ESG e le nuove esigenze climatiche, sono diventate il simbolo, il paradigma, ed il modello dei provvedimenti che dovremo prendere non appena si presenterà una nuova occasione di crisi, indifferentemente da come ci troveremo a chiamarla in futuro. Perché, avverte lo studio del World Economic Forum, l’attuale pandemia ha esasperato le disparità sociali e ricordato la necessità di una risposta della collettività internazionale al vero problema di fondo dell’epoca in cui viviamo: equilibrare le diseguaglianze fra le differenti comunità presenti sul nostro pianeta. È proprio su questo tema, ricorda il WEF, in cui le istanze sociali promosse dagli ESG mostrano la loro interdipendenza con le nuove sensibilità ambientali oggi richieste agli investimenti. 

Ed ecco quindi, pur ancora convivendo con gli effetti della pandemia, che la attività dei gestori patrimoniali internazionali ha iniziato a sviluppare una sua coscienza ambientale e riacquisito una qual certa tranquillità che oggi ci consente di traghettare le nostre economie verso la nuova era post-COVID. In altri termini, osservano i ricercatori del World Economic Forum, i principali gestori mondiali come strategia più opportuna per imporsi sui loro concorrenti iniziano a considerare proprio il ri-posizionamento verso i nuovi scenari sociali delle politiche di investimento. È in tal modo, conclude lo studio del WEF, che nuovi obiettivi di investimento e nuovi stili di fare impresa oggi stanno preparando anche le nostre società a meglio reagire alle incognite che si presenteranno in futuro. 

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Andrea Grandi

Andrea Grandi è un giornalista specializzato nella evoluzione digitale delle attività economiche, d’impresa, e della industria automobilistica. ... Vedi profilo completo

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