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Economia

Come spendere i soldi di Bruxelles. Il caso dell’Italia

Di Marco Nori, ceo di Isolfin

L’arrivo della prima tranche delle risorse a fondo perduto previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (24,9 miliardi, pari al 13% dell’ammontare totale della somma assegnata al Paese che è di 191,5 miliardi) è stato accolto in Italia con stati d’animo molto diversi tra loro. La somma è ingente e di pari passo aumenta anche il peso della responsabilità della gestione di una tale cifra. Analizziamo la situazione nel dettaglio. L’Italia ha ricevuto qualche settimana fa la prima tranche del Recovery Fund, un impressionante bonifico proveniente dalla Commissione europea di 24,9 miliardi, pari al 13% dell’ammontare totale della somma assegnata al Paese (191,5 miliardi).

Qualcuno tira un sospiro di sollievo, qualcuno mostra entusiasmo e soddisfazione, qualcuno ne ha paura – perché, dice il detto, “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Cominciamo da quelli che tirano un sospiro di sollievo, le aziende che vedono davanti a sé aperta una linea di lavoro e di credito che non vedevano da anni. La pandemia, invece di fare crollare il sistema, ha fatto schizzare le Borse di tutto il mondo. Mentre l’economia si fermava gli investitori gioivano: un paradosso spiegabile solo con denaro creato dal nulla e messo a disposizione del mercato.

Ma noi sappiamo bene che il denaro non si crea dal nulla, il vero nome della procedura è “debito”, e in qualche modo dovrà essere ripagato. Chi tira un sospiro, ma senza sollievo, sono le categorie più lontane da questo denaro, che più hanno sofferto e ancora soffrono: la ristorazione, il turismo, gli eventi. Questi operatori non hanno un accesso diretto a questo denaro, ma lo assorbono poco a poco una volta che ha raggiunto le tasche dei loro clienti: un processo che richiede tempo. E comunque c’è sempre da fare i conti con le regole di distanziamento e di sicurezza, che possono inasprirsi in ogni momento e complicare la situazione ulteriormente. Quelli che mostrano contentezza sono altri, e i più variegati. Una tale mole di denaro non è soltanto destinata per le emergenze: intanto che c’era, il governo ha inserito nel piano vari progetti che languivano da anni e che comunque sono importanti per sostenere l’economia. E così ci sono istituzioni che non se lo aspettavano, ma improvvisamente sono beneficiate di una pioggia di soldi: a Venezia la Biennale riceve 169 milioni, insperati prima della pandemia.

Se da una parte ci sono lodevoli investimenti per la cultura, che di solito ne vede pochi, in un’intervista a Repubblica, Alessandra Dolci, procuratrice aggiunta a capo della Dda milanese, mette in allerta dal pericolo di infiltrazioni della criminalità organizzata e avverte che, nonostante il bisogno di semplificazione per assegnare tante risorse, i controlli non possono diminuire o parte di questi fondi defluiranno nei conti fittizi di boss mafiosi o dei loro prestanome.

Infine, c’è chi ne ha paura, e sono in molti. Negli ultimi anni abbiamo letto diverse volte di fondi europei perduti a causa di una sprovveduta gestione della pianificazione e dei progetti. Inoltre, occorre ricordare che il restante 87% dei soldi stanziati, cioè altri 166 miliardi, non verranno versati all’Italia sulla fiducia, ma che ci sono condizioni stringenti da rispettare. Queste ulteriori somme affluiranno in base al completamento dei target fissati. In sostanza, fino al 2026, l’Italia, come gli altri paesi membri dell’Europa, possono presentare alla Commissione Europea la richiesta del pagamento della tranche del contributo finanziario totale, ma la richiesta deve essere “debitamente motivata”: i progetti finanziati con questi soldi sono monitorati e devono essere raggiunti gli obiettivi concordati nel piano iniziale. E la valutazione spetta alla Commissione Europea, che eroga i pagamenti solo se giudica soddisfacenti i progressi. Altrimenti niente, si blocca tutto e comincia lo scontro politico. Questo fino al 2026. Quindi sentiremo ancora parlare di “dittatura europea” e di “ottusità dei burocrati di Bruxelles”. Qualche volta sarà vero, altre volte sarà per coprire ritardi e cattiva gestione.

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