Con il riciclo in cucina si recuperano cibi, tradizioni e ricordi

di Erminia Fabrizi

Oggi il riuso di avanzi di cibo e degli scarti alimentari – un tempo essenzialmente una necessità per far fronte alle ristrettezze economiche – è diventata una tendenza diffusa che però, al di là delle mode, rientra in un’esigenza sempre più sentita: quella di non sprecare risorse preziose, in parallelo con una maggiore attenzione per la stagionalità degli ingredienti.

Tutto ciò rientra anche tra le buone pratiche da attuare nella vita familiare e quotidiana suggerite anche dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (Sinu), in occasione di un recente congresso.

Secondo i dati a disposizione, relativi al 2018, rilevati dall’Osservatorio Sprechi alimentari dell’ente di ricerca Crea Alimenti e Nutrizione, e presentati da Laura Rossi, nutrizionista e coordinatore dell’Osservatorio, nonché membro del comitato scientifico della Sinu, ogni famiglia italiana spreca in media quasi 20 kg di cibo all’anno, pari a 370 grammi a settimana (in linea con quanto registrato in Olanda e in misura inferiore a Spagna, Germania e Ungheria).

Per evitare ciò, è consigliato pianificare il menù settimanale, così come definire a priori le quantità dei prodotti da acquistare quando si va a fare la spesa – sarebbe bene andarci dopo aver mangiato, mai a stomaco vuoto – imparare a leggere bene le etichette.

Non da ultimo, come già anticipato, può essere utile e pure piacevole abituarsi a recuperare gli avanzi, che peraltro possono diventare i protagonisti di ricette molto gustose e legate alle tradizioni regionali e contadine e alle antiche usanze della propria famiglia. Anche accorgimenti simili rientrano nella tanto decantata sostenibilità e permettono di trasformarla in azioni concrete.

Basti pensare a piatti come pancotto, pappa al pomodoro, ribollita, timbalIo, frittata di pasta, sformati, polpettone e polpette, mondeghili, ma anche a cappon magro, passatelli, torta di pane, canederli, ribollita, pearà veronese, cima genovese.

Ma non ci sono solo specialità tipiche dei mesi freddi. Per esempio, regine delle tavole estive sono la panzanella, originaria di Toscana e Umbria e realizzata con pane raffermo, “ammollato” con acqua e aceto e verdure di stagione, con l’immancabile olio di oliva extravergine a fare la differenza, e la caponata (declinata in diverse versioni, a seconda dei posti, in Sicilia e in Calabria), con ortaggi tagliati a tocchetti e alla julienne e fritti e poi ripassati in padella, con un tocco agrodolce.

E si può fare bene all’economia domestica e all’ambiente anche liberando la creatività. Non buttate via i gusci delle capesante, ma utilizzateli per presentare i vostri antipasti in modo semplice, originale e scenografico allo stesso tempo.

Le teste dei crostacei possono diventare una bisque per insaporire risotti o altro. Le bucce e i baccelli possono servire per fare un buon brodo vegetale. Le scorze degli agrumi si trasformano in golosi dolcetti canditi o rivestite con il cioccolato.

Prima di gettare i fondi dei pacchetti dei biscotti o altri dolci già pronti, se sono presenti delle briciole mettetele da parte: possono diventare i fondi per cheesecake o altri dessert al cucchiaio, ma anche la granella per creme e gelati, rendendoli più invitanti.

Recuperare gli antichi usi in cucina non ha solo a che fare con gli ingredienti, ma anche con alcune modalità di preparazione dei piatti, per esempio la vasocottura, le conserve, le marmellate o, ancora, la cottura a forno spento.

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