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Scienza e innovazione

Cosa ci può insegnare lo spazio oggi?

di Nicoletta Tomei

Pubblico attento e, permettetecelo, stimolato da argomenti più che “terrestri” alla recente presentazione del libro “La prima alba del Cosmo” pubblicato da Rizzoli Editore e presentato lo scorso 14 gennaio al Consolato Generale d’Italia a Lugano.

L’autore é Roberto Battiston, docente universitario, già Presidente della Agenzia Spaziale Italiana e uno dei maggiori studiosi internazionali dei raggi cosmici provenienti dallo spazio, tanto da vedersi addirittura dedicare un asteroide dalla comunità scientifica mondiale.

Oltre a Battiston, alla Sala Carlo Cattaneo del Consolato Generale d’Italia di Lugano, erano presenti il Ministro Mauro Massoni, l’economista Michele Porfido, titolare dell’omonimo family office con uffici a Lugano e Londra, e Guido Barosio, direttore di Torino Magazine, rivista di cultura e società da sempre attenta a valorizzare le eccellenze professionali italiane.

Se in passato era la storia ad essere maestra di vita, oggi invece è lo spazio ad ispirare la società ad una visione più consapevole del proprio destino.

Dallo spazio, ha esordito Battiston, la terra appare priva di confini geografici ed ambientali e trova, proprio esaminando l’infinito cosmico, motivo di riflessione per interrogarsi su ciò che oggi aspiriamo a definire progresso. La conquista dello spazio, ha proseguito Battiston, non avviene più con i satelliti delle prime imprese lunari, economicamente accessibili solo alle superpotenze mondiali. Anzi, è vero il contrario.

Oggi un satellite ha dimensioni ridotte, una potenza tecnico-digitale infinitamente superiore, ed un costo sostenibile anche dall’industria privata. Tanto per chiarirci: ora un satellite costa quanto una normale autovettura. Di conseguenza non deve sorprendere che la conquista dello spazio oggi sia motivata dal desiderio di intercettare, grazie alla libertà ancora incontrollata dello spazio, i preziosissimi dati informatici forniti da noi abitanti del pianeta terra e che poi le industrie e le amministrazioni internazionali utilizzeranno per i rispettivi scopi commerciali, sociali o militari. Non sorprendiamoci. Si parta dallo spazio o dalla terra, l’obiettivo è sempre lo stesso: lo sfruttamento delle nostre preferenze digitali.

Roberto Battiston – Foto Credits Andrea de Grandi

Ciò inevitabilmente porta, ha concluso Battiston, a stabilire un inquietante parallelismo
tra la fragilità del libero universo cosmico e la pari fragilità,
in particolare socio-climatica, del pianeta in cui viviamo.

Entrambi questi opposti universi sembrano essere abbandonati ad un destino privo di regole, attenzioni e rimedi, mentre i governi mondiali stentano a trovare una intesa su come procedere e la pubblica opinione internazionale è costretta a scendere in piazza per manifestare la propria inquietudine. Cambiano i tempi e le prospettive geografiche, oggi diventate spaziali ma, grazie alla autorevole testimonianza di Roberto Battiston, un messaggio trova conferma: l’umanità è artefice del proprio destino e non potrà che biasimare se stessa qualora le conseguenze della propria inerzia non dovessero più offrire alcuna alternativa.

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