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Le mascherine servono a contenere la diffusione del COVID-19?

di Andrea Grandi

Se c’è un argomento che in questi tempi di pandemia sta facendo scorrere i proverbiali fiumi di inchiostro è l’uso delle mascherine. I termini della questione li conosciamo: le mascherine servono a contenere la diffusione del COVID-19? Per cercare di chiarire questo interrogativo recentemente è stato diffuso “What is the evidence on wearing masks to stop COVID-19?”, un report del Dottor David Alexander Walcott.

Terminati gli studi presso l’Università di Oxford, l’Institut européen d’administration des affaires-INSEAD di Losanna e la Harvard Business School di Boston, il Dottor Walcott attualmente é promotore di attività e simposi a carattere scientifico per le comunità nell’area caraibica.

È anche membro del gruppo dei giovani dirigenti attenti alle tematiche sociali, i Global Shapers, presso il World Economic Forum-WEF, uno dei principali centri svizzeri di ricerca socio-economica a livello mondiale. Ed è stato proprio il WEF a segnalare le osservazioni di Walcott alla comunità internazionale.

Le premesse di questo report partono da tre dati di fatto ormai acquisiti alla pubblica opinione.

Per cominciare: sono principalmente i paesi asiatici a promuovere l’uso delle mascherine come strategia di contrasto al diffondersi della pandemia.

In secondo luogo: le mascherine vanno innanzitutto destinate agli operatori sanitari, anche se poi questo non vuol dire siano inefficaci se indossate dalla popolazione.

Da ultimo: ricerche scientifiche evidenziano che le mascherine sono utili ad evitare che si diffondano malattie respiratorie.

In questo periodo le mascherine sono diventate introvabili, oltre che costosissime: basta fare un giro nei negozi per rendersene conto.

In linea teorica, siamo tutti d’accordo su un punto: l’utilità delle mascherine per limitare gli effetti del virus.

Ma in concreto cosa ne pensa la comunità scientifica internazionale?

Importanti uffici governativi americani in tema di salute pubblica come ad esempio la Agenzia per gli alimenti ed i medicinali-Food & drug administration(FDA), i Centri di ricerca per il controllo e la prevenzione delle malattie-CDC, e l’ufficio del Responsabile della medicina pubblica del governo federale (United States Surgeon General), generalmente manifestano parere contrario alle mascherine, pur riconoscendone la validità, quando pero’ vengono usate in modo indiscriminato da parte della popolazione.

Problema risolto? Niente affatto. Anzi, se ne apre un altro. Perché i Paesi che invece hanno consentito un utilizzo generalizzato delle mascherine sono proprio quelli che sono riusciti ad arginare il diffondersi della pandemia sul loro territorio: i paesi asiatici.

Come spiegare questa contraddizione? Innanzitutto nel mondo occidentale la gente non è abituata a indossare le mascherine. Muovendo da questo presupposto si arriva a concludere che allora forse non servono a proteggere la popolazione, e tantomeno a difenderci dal COVID-19. Piuttosto che permetterne un uso incondizionato, noi pensiamo sia meglio lasciarle agli operatori sanitari che sanno come usarle.

Ed in tal modo anche evitare che le mascherine vengano accaparrate dai consumatori, come è successo nelle scorse settimane ai beni di consumo in vendita nei supermercati, e che probabilmente rimarranno inutilizzati nella dispensa di casa ancora per molto tempo.

Ma se le mascherine sono utili ai professionisti della salute, è bene ripeterlo, questo non significa che il loro uso possa essere inadatto a proteggere anche la popolazione.

Il discorso torna al punto di partenza: le mascherine servono solo al personale medico? Oppure agli operatori sanitari ed anche alla popolazione?

La risposta a questo interrogativo, più che la forma, tocca la sostanza del problema.

È opinione diffusa che destinare milioni di mascherine a tutti abbia un costo insostenibile anche se, a ben vedere, un disastro economico dovuto alla pandemia porterebbe oneri ben superiori al denaro speso per distribuire mascherine alla cittadinanza.

C’è dell’altro? Certamente: se le mascherine sono utili al personale medico, non si vede perché vietarle alle persone asintomatiche, i portatori sani del virus, e dunque evitare a questi ultimi di contagiare involontariamente anche la popolazione sana.

Con l’eccezione della Germania, che ha reso subito operativi protocolli di esame per individuare i malati, è grazie alle loro abitudini sociali che Paesi come Cina, Giappone, Hong Kong e Corea del Sud sono riusciti a moderare il rischio pandemico, naturalmente aiutandosi anche con provvedimenti come esami di laboratorio, raccomandazioni per mantenere la distanza sociale, e tracciamento digitale dei movimenti della popolazione.

All’opposto, si nota che le aree metropolitane che non hanno immediatamente considerato l’epidemia, come Milano o New York, oltretutto non avevano reso obbligatorio l’uso della mascherina.

Sebbene sia impossibile, osserva il report del Dr. Walcott, determinare con certezza un rapporto causa-effetto tra uso della mascherina e diffusione della pandemia è bene prendere in seria considerazione l’efficacia della mascherina come strumento di prevenzione. Studi scientifici infatti mostrano che le mascherine riducono il rischio di malattie tra gli operatori del settore medico: alcune analisi comparative, prosegue il Dottor Walcott, “evidenziano che le mascherine si sono dimostrate tra i presidi medici piu’ adatti a ridurre il contagio tra il personale sanitario”. In particolare, una indagine condotta già nel 2008 avvertiva che l’uso della mascherine riesce a prevenire anche dell’ 80% la trasmissione virale in un normale ambiente domestico.

Quindi, conclude il Dr. Walcott nel suo report pubblicato dal WEF, “indossare le mascherine è piu’ che utile”; in particolare, come abbiamo visto, quando il loro uso viene abbinato ad ulteriori precauzioni come per esempio mantenere la distanza sociale ed il lavaggio frequente delle mani.

Ma allora come si deve procedere? Dipende dalla strategia con cui si intende contrastare la pandemia. Se si decide di farla esaurire da sola, come purtroppo siamo costretti a fare in mancanza di un vaccino, si cercherà di ridurre a meno di uno il tasso di diffusione del contagio propagato, cioè: statisticamente un infetto deve contagiare meno di una altra persona sana che incontra.

Le mascherine hanno una doppia utilità: proteggono le persone sane e contemporaneamente prevengono la diffusione del virus.

Dunque, ricorda il Dr. Walcott, è necessario considerare con la dovuta attenzione le prese di posizione delle agenzie scientifiche internazionali come ad esempio il CDC americano, che abbiamo citato prima, e la Organizzazione Mondiale della Sanità-OMS di Ginevra, e prendere in considerazione l’uso delle mascherine anche se la comunità scientifica nel suo insieme non ha ancora raggiunto unanimità ed univocità di giudizio.

Concludendo: malgrado la mascherina costituisca un presidio medico tra i più semplici, è bene valutarne l’utilizzo in modo ragionato e senza preconcetti ed in tal modo contribuire alle strategie che ci libereranno dalla minaccia del COVID-19.

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