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Cosa significa essere una scuola italiana all’estero: il Liceo Vermigli a Zurigo

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di Alessandro Sandrini, Preside del Liceo italiano Vermigli di Zurigo

Il Liceo Vermigli è una comunità volta alla formazione e allo sviluppo della persona, fondata sul dialogo, sulla ricerca e sulla consapevolezza della cultura scientifica ed umanistica italiana. Esso si ispira ai principi fondamentali della Costituzione Italiana e della Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia (New York 20.11.1989), e segue gli ordinamenti generali italiani e svizzeri. In tale comunità ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza, la realizzazione del diritto allo studio, lo sviluppo delle potenzialità individuali e il recupero delle situazioni di svantaggio. A tal fine è fondamentale il rispetto delle norme comuni della civile convivenza tra le persone e tra le diverse componenti presenti al suo interno, in uno spirito di inclusione che vede nella diversità un arricchimento strutturale e nell’accoglienza un’opportunità di crescita morale.

Questi sono in sintesi i fondamenti del nostro Liceo, che è italiano a tutti gli effetti e che si pone come eccellenza nel panorama scolastico germanofono. Esso infatti è ormai l’unico Liceo Linguistico e Scientifico italiano rimasto non solo della Svizzera interna, ma ormai in tutta l’Europa di lingua tedesca. Si tratta di una posizione di grande responsabilità e fiducia, che intendiamo meritare anche sul piano della Promozione del Sistema Paese, come rappresentanti della cultura italiana all’estero, come da intendimento del MAECI. Esso opera in una realtà, come quella svizzera, dove il governo federale e quelli cantonali investono grandemente nelle strutture scolastiche.

Il Vermigli è un ente che vive delle rette versate dalle famiglie e dei contributi dello Stato Italiano che vede il Polo Scolastico di Zurigo (di cui il Liceo fa parte), in un’ampia strategia di rilancio del nostro Paese.
Ma, inevitabilmente, il nostro Liceo si trova quindi ad essere confrontato col sistema elvetico, ed è dunque difficile competere in termini materiali ed organizzativi.

Ma la scuola è qualcosa di più.
Il liceo, come noi lo intendiamo, è qualcosa di più di una vetrina di strumenti educativi super tecnologici. Perché la scuola non deve limitarsi a istruire, a passare nozioni con tecniche sempre più digitalizzate. La scuola deve educare!

Le magnifiche sorti e progressive promosse e sbandierate da sistemi scolastici altri (e che, purtroppo, talvolta si cerca di scimmiottare anche in Italia), non insegnano “ai ragazzi (ma neanche ai genitori) l’arte di riprendere in mano il proprio tempo“, e non aiutano a “sciogliere quel cinismo, quella disillusione, quell’indifferenza che la società di massa ha contribuito a costruire intorno al loro cuore e
a liberarlo, finalmente, per scoprire la sua passione – cioè il suo destino“ (U.Galim- berti).

Essere in una classe di tante persone diverse, anche di lingua madre diversa dall’italiano, magari provenienti da altri paesi, da altri sistemi scolastici è, per noi insegnanti, un continuo cercare e impa- rare strategie per far sì che tutti si sentano partecipi di una cultura scolastica che vuole vederli come protagonisti in formazione.

Spesso dobbiamo aggrapparci a ciò che essi già conoscono della loro cultura e convincerli che possono mettere del loro. Perché la lezione, sì, l’insegnante deve prepararla, ma in realtà la si fa in classe, e non sempre prende le direzioni previste, perché ognuno è chiamato a contribuire con le sue esperienze.

Conciliare tutte queste esperienze, le curiosità e i progetti di vita di tutti è un compito veramente arduo, ma allo stesso tempo affascinate.

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