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COVID e Trump: l’immunità del mondo funziona

di Alberto Costa, medico

Durante le ore interminabili del conteggio dei voti americani mi è capitato di pensare, improvvisamente e per chiara deformazione professionale, al parallelismo fra la pandemia del Covid19 e i quattro anni di presidenza di Trump.

Guardare la barra dei collegi elettorali con i numeri blu e rossi che salivano verso l’obbiettivo minimo di quota 270 faceva venire in mente la preoccupazione con cui in pronto soccorso guardiamo i termometri dei pazienti ricoverati. 

In medicina l’ingresso nell’organismo di un virus o di un batterio si chiama “infezione” e il quadro clinico che ne consegue si chiama “infiammazione”.

Trump e Covid19 sembrano proprio simili, da questo punto di vista, e il sistema immunitario del nostro pianeta è impegnato con tutte le sue forze a rispondere in modo adeguato per salvaguardare la nostra salute (fisica ma anche mentale).

L’infiammazione da Trump è cominciata negli Stati Uniti ma ha conseguenze in tutto il mondo. I suoi twitter raggiungevano miliardi di telefoni cellulari, la sua idea di costruire un muro al confine con il Messico è stato quanto di più ostile e divisivo si potesse pensare in termini di emigrazione/immigrazione. Il modo rozzo con cui ha disprezzato il lavoro dell’Unesco o dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono stati tipici della persona ignorante che ha accumulato tanto denaro e pensa quindi di non aver bisogno né della cultura né della scienza.

Come tutti gli arroganti e i prepotenti, anche il signor Trump non ha saputo fermarsi in tempo, cambiare rotta, riflettere prima di parlare e ora ha la febbre alta: non quella da virus (che ha superato ma che potrebbe tornargli), ma quella causata da sé stesso al proprio Paese e al mondo. O almeno ad una buona parte di esso: lo hanno ancora votato in più di 60 milioni di americani, ma questo è nell’ordine delle cose. La mamma di quelli che invocano “l’uomo forte con pieni poteri” è sempre incinta perché chi è debole e perso spera sempre di essere salvato da qualcuno che lo toglie dai pasticci e lo porta al benessere.

Chi ha la fortuna di aver potuto studiare almeno un po’, di aver vissuto non solo al chiuso di un piccolo paese, di aver conosciuto altre persone e altre opinioni sa che non si può governare a colpi di slogan e di twitter, sa che occorre studiare e riflettere prima di decidere. Capitò lo stesso al mini Trump di casa nostra che pensava di poter presiedere difficili incontri internazionali anche dopo una notte di bunga bunga e che infatti ha fatto la stessa fine di Donald, imboccando la strada del declino politico ma anche umano, in un certo senso, perché all’umanità non servono dei generatori di infiammazione ma dei “costruttori di pace”.

La produzione di anticorpi anti Trump ha comunque evidentemente funzionato e anche questo ennesimo “invincibile” si è dovuto rendere conto del fatto che il suo sole è tramontato.

Joe Biden è il nuovo Presidente degli Stati Uniti, e possiamo intanto registrare con piacere la sua dichiarazione di voler immediatamente firmare l’accordo sul piano ecologico mondiale e sulla riduzione di CO2.

Anche il signor Covid19 comincia a dare qualche segno di minor forza e potenza. La sua capacità di diffusione è ancora altissima e colpisce il fatto che persino Paesi come la flemmatica Norvegia abbiamo di fatto deciso il lockdown. Ma questa volta il virus non può più contare sul fattore sorpresa e non riuscirà più a costringerci a chiamare i camion militari per portar via le bare dei nostri cari.

Il sistema ha cominciato a produrre anticorpi, anche senza vaccino. Anticorpi di intelligenza e di competenza. La divisione delle zone a rischio è più articolata e non generalizzata, i provvedimenti sono ancora troppi e a volte contradditori, ma sicuramente più meditati, i ricoveri ancora tanti ma la loro durata è ormai dimezzata, grazie alla molto maggior comprensione della malattia da parte di medici e infermieri. Cortisone più anticoagulanti più antibiotici stanno facendo moltissimo e se rimane ancora molta giusta preoccupazione, negli ospedali non c’è più panico.

Stanchezza, fatica, stress a fiumi. Ma è come se si sentisse nell’aria un collettivo “Covid, chi ti credi di essere?” abbiamo battuto la peste, il tifo, il colera, la poliomielite, la malaria. Batteremo anche te. lo scrittore francese Maupassant diceva che Dio aveva creato il mondo ma poi era stato distratto da qualcos’altro e ce l’aveva lasciato così com’era. Ma non essendo noi dei pesci che possono vivere in mare o degli orsi che possono vivere nei boschi, abbiamo dovuto tirarci su le maniche (che non avevamo) e farci tutto da soli: il fuoco, poi la ruota, poi le case, poi gli ospedali, le medicine, i libri, i vestiti.

Penso che andrà così anche questa volta. L’umanità si prende ogni tanto un brutto accidente, un Covid19, una presidenza Trump, si deve mettere a letto (in lockdown) deve ingoiare un po’ di medicine, ma poi capisce, e comincia a produrre anticorpi fino a che la febbre comincia a scendere e l’infiammazione a svanire. Si, penso che andrà così anche questa volta…

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Alberto Costa

Nato a Biella nel 1951, a Milano. Chirurgo oncologo. Ancora studente incontra l’oncologo Umberto Veronesi e insieme lavorano all’Istituto Tumori di Milano fin dal 1973, fondano nel 1982 la Scuola Euro ... Vedi profilo completo

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