COVID19, Brexit e populismo hanno cambiato le scelte degli Expat europei. | Corriere dell'Italianità

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COVID19, Brexit e populismo hanno cambiato le scelte degli Expat europei.

di Manuela Andaloro

Grafico: Roxana Torre ( www.torre.nl )

L’Annual Report on intra-EU Labour Mobility del 2019, commissionato dalla Comunità Europea conferma che sebbene la mobilità all’interno dell’UE abbia continuato a crescere nel 2019, lo ha fatto a ritmo più lento rispetto agli anni precedenti.

Ma come sono cambiati e stanno cambiando i trend e gli interessi di molti expat? Come ha influito sulle fluttuazioni l’attuale pandemia? Quali altre cause stanno impattando le scelte degli expat?

In questo contesto consideriamo “expat” chi vive e lavora in un paese ospite per scelta o per necessità secondarie, per un periodo più o meno determinato di tempo, spesso con istruzione superiore. Professionisti quindi che hanno liberamente scelto il paese ospite per motivazioni non legate a forti necessità economiche, finanziarie, o di stabilità, ma a dinamiche definite soft come famiglia, desiderio di internazionalità, avanzamento di carriera. Chi, per fortuna o per meriti ha avuto insomma il lusso della scelta. 

Come vivono ad oggi gli expat europei la loro scelta? 

Quali fattori, dinamiche, avvenimenti politici influiscono ad oggi sulle scelte attuali, imminenti o piani futuri? 

Richiama l’attenzione un’intervista contenuta in una recente analisi del Financial Times ad una expat di ritorno: “Il richiamo della vita da expat era svanito”, racconta Tara (nome di fantasia), 38 anni “Essere intrappolati in quarantena significava che la facilità di viaggiare – uno dei motivi principali per cui eravamo d’accordo a rimanere – non esisteva più come opzione. E l’aumento del sentimento contro gli stranieri è stato un altro fattore”, dice, sentimento che attribuisce alla maggiore concorrenza per i posti di lavoro causata dalla recessione economica. Tara non sembra essere l’unica expat che sceglie di tornare a casa a causa delle ricadute della pandemia. Dati significativi puntano al fatto che stiamo assistendo ad un forte trend in ascesa.

Non esiste ad oggi un’analisi puntuale e strutturata sull’argomento, rilasciata da organi ufficiali senza scopi di lucro o posizionamento favorevole sulla scena economica. Tuttavia basandoci sulla comprensione del recente e attuale quadro macroeconomico, politico e sociale, e guardando dati sia rilasciati sia dalla UE sia da alcuni suoi membri, sia i dati del settore immobiliare, possiamo avanzare qualche ipotesi. 

La gestione della pandemia da parte del Paese ospitante influisce sulla decisione degli expat di “stare” o “tornare”.

I fattori che stanno guidando il cambiamento e il ripensamento delle loro scelte da parte di molti Europei sembrano attribuibili a Brexit, alla crescita del populismo, al COVID-19 e alla percezione di come il Paese ospitante abbia gestito l’emergenza e relative difficoltà di spostamento.

In un recente sondaggio sulla propria base di clienti globali, la catena di consulenti immobiliari Knight Frank ha rivelato che quasi due terzi degli expat (64%) afferma che i lockdown hanno influenzato la loro decisione di acquistare una nuova proprietà nel loro paese d’origine. Di questi, circa il 29% ha dichiarato che tornerà nel paese d’origine a tempo pieno, e il 57% è alla ricerca di una casa da poter utilizzare in futuro nel Paese d’origine.

UK e Irlanda – Brain drain e controesodo

L’Irlanda sembra in testa ai Paesi in cui gli expat fanno rientro. I più recenti dati dell’ufficio centrale di statistica mostrano che 28.900 cittadini irlandesi sono tornati a vivere e lavorare da gennaio ad aprile 2020, il numero più alto in 13 anni. 

“Il dieci percento delle nostre vendite di case di nuova costruzione a Dublino nel 2020 proveniva da espatriati di ritorno”, conferma Ray Palmer-Smith dell’ufficio irlandese di Knight Frank.

Un recente studio dell’Oxford- Berlin Research rileva che il numero di britannici che lasciano il Regno Unito per l’Europa continentale è al massimo di 10 anni, e circa la metà di tutti i cittadini britannici che vivono in Germania avrà la doppia nazionalità britannica e tedesca entro la fine del 2020. Gli inglesi che hanno deciso di ottenere passaporti europei (in Spagna, Germania, Francia, Italia) sono aumentati di oltre il 500 per cento, e del 2.000 percento in Germania.

Con gli expat che riconsiderano le loro opzioni, si materializzano sempre più decise le implicazioni per l’industria del trasferimento aziendale, per le scuole internazionali e le multinazionali a livello globale.

Svizzera – reality check?

La Svizzera conta un numero molto alto di immigrati, circa il 25% della popolazione residente; oltre il 60% di questi sono altamente istruiti per l’85% cittadini expat UE, spesso attratti nel paese dalle condizioni fiscali molto favorevoli, che peròsempre più frequentemente, altri paesi europei stanno adottando. 

Per quanto riguarda la Svizzera come destinazione scelta da expat europei, il trend sembra in stallo: la qualità della vita non soddisfa.

Nel 2019, l’immigrazione netta è stata di circa 55.000, alla pari rispetto all’anno precedente, ma in calo da una media annuale di 72.000 dal 2009 al 2016. 

Un sondaggio del 2019 sugli expat, InterNations Expat Insider 2019 mostra come la Svizzera sia al 38 ° posto delle preferenze di paesi in cui vivere come expat, lo studio evidenzia le difficoltà e le fredde realtà della vita nella nazione alpina.

Le impressioni degli expat che vivono in Svizzera sono peggiorate in tutti e cinque gli indici negli ultimi anni: qualità della vita, facilità di sistemazione, lavoro, vita familiare e finanza personale. “La Svizzera ha perso 40 posti negli ultimi cinque anni. Si tratta di un grande calo”, ammette Malte Zeeck, fondatore e co-CEO di InterNations. “Anche l’accessibilità economica dell’assistenza sanitaria (61°) e dell’assistenza all’infanzia (35° su 36) sono problemi importanti per gli expats. 

La Svizzera, che era una delle principali destinazioni per gli espatriati in carriera solo pochi anni fa, sembra aver perso parte del suo fascino: circa un quinto degli intervistati esprime grande insoddisfazione. 

Possiamo ad oggi solo ipotizzare che la crisi Covid avrà un ruolo ulteriore nella conferma di un trend che sembra comunque puntare al fatto che meno expat negli ultimi anni scelgano la Svizzera come nuova destinazione, o scelgano di rimanerci. 

Germania – efficienza e umiltà 

La Germania ha un’economia significativa e potente che consente agli expat di avere un’alta qualità di vita. La popolazione di expat nel paese è aumentata gradualmente nel corso degli anni e ad oggi gli expat in Germania rappresentano il 3.7% della popolazione (a fronte di un 15% di immigrati totali). 

La Germania è un’economia, una società e una cultura straordinariamente brava ad attutire i colpi, anche se spesso sembra rinunciare alla reinvenzione e all’ innovazione. 

Si respira in Germania una forte umiltà, il Paese ha imparato dalla storia che “l’eccezionalismo” non è solo sbagliato, è pericoloso. E agisce di conseguenza. 

L’analisi dell’ Expat Insider 2019 ci fa notare che il paese è al quarto posto al mondo per lavoro, ma barriere sociali e linguistiche spesso non rendono l’esperienza degli expat facile. 

Uno studio di Destatis, l’ufficio federale di statistica tedesco, al di là della parentesi COVID-19, mostrano un trend permanente di arrivi di expat, e in aumento se si considera l’intera popolazione migrante. 

Per molti, sia all’interno sia all’esterno della Germania, la gestione efficiente della pandemia ha evidenziato il fascino del Paese: bassa disoccupazione, un sistema sanitario generoso e accessibile, una leadership politica efficace e una società stabile. 

Italia –  la nuova epoca che attira talenti stranieri e cervelli di ritorno

L’Italia conta nel 2019 quasi il 10% di popolazione straniera, al terzo posto dopo la Germania e il Regno Unito e seguita da Francia e Spagna. 

Expat provenienti da tutta Europa si stabiliscono in Italia e rappresentano quasi il 6% della popolazione europea nel Paese. 

Tuttavia nei sondaggi expat, almeno fino al 2019, l’Italia non totalizza ottimi risultati, al contrario. Il costo della vita in Italia è più alto che in molti altri paesi dell’UE, ma varia a seconda della regione e delle città. 

La grande maggioranza di expat europei in età lavorativa in Italia si concentra in Lombardia, ed in particolare a Milano, che conta il 15% di stranieri, e dal 2015 ad oggi ha ricevuto un inesorabile flusso di investimenti in vari settori, oltre che di expat dell’UE.   

Gli expat italiani stanno rientrando, in tempo di pandemia, anche grazie alle recenti politiche fiscali del governo italiano.

La crisi COVID sembra avere giocato un ruolo chiave per gli expat di ritorno, in combinazione con le recenti policy fiscali messe in atto da vari governi europei e tra i primi dal governo italiano che mette in campo interessanti benefici fiscali. 

Quanto emerge dalla ricerca ‘COVID-19 – L’impatto sui giovani talenti’, condotta dal Centro Studi PWC attraverso Linkedin parla chiaro. L’obiettivo dello studio era comprendere come la pandemia abbia influenzato stili di vita, percorsi professionali e aspettative dei talenti italiani con un profilo internazionale. I risultati danno una forte indicazione: oltre il 25% degli expat italiani all’estero rientrerà o è rientrato in Italia e quasi l’80% sta considerando questa opzione. 

Le azioni messe in campo dal governo italiano sono percepite come maggiormente efficaci di quelle dell’Unione Europea, nel rispondere alla crisi COVID-19. La risposta del governo italiano è diffusamente percepita come una delle migliori dopo quella tedesca. 

La vita da expat in Europa, come la conosciamo oggi, sopravviverà al COVID-19, al populismo, alla Brexit? 

I timori per la salute, l’impatto sociale, le restrizioni sui viaggi fanno sì che più expat in Europa e nel mondo tornino a casa.

Fin troppo rapidamente, il COVID ha tolto splendore a molti elementi della vita da expat. Le famiglie in altri paesi sembrano improvvisamente troppo lontane, la paura di essere confinati in un paese in cui le misure anti-COVID non sono adatte né efficienti, il crescente populismo che potrebbe acuirsi a causa dell’inevitabile crisi economica, sono tutti fattori che hanno fatto aumentare esponenzialmente l’interesse di molti a spostarsi o a tornare nel Paese d’origine. Mentre le cifre sono ancora difficili da ottenere, iniziano a emergere chiari e forti segni di un cambiamento epocale duraturo.

Per la versione inglese:

http://www.ownthewayoulive.com/blog/2020/12/2/how-europe-moves

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Manuela Andaloro

Manuela Andaloro è una professionista con oltre 19 anni di esperienza dirigenziale in ruoli globali e regionali in materia di servizi finanziari, strategia aziendale, digital transformation e sostenib ... Vedi profilo completo

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