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Dal conflitto siriano alle cure in Italia. La gioia di Munzir e Mustafa

Di Maria Moreni

Photo credit: Polizia di Stato, Twitter

È cominciata una nuova vita, tutta italiana, per i siriani Munzir e Mustafa al-Nazzal, padre e figlio. Trentacinque anni il primo, cinque il secondo. Entrambi mutilati. Sono diventati famosi in tutto il mondo in quanto protagonisti dello scatto “Hardship of Life”, che trasmette un forte messaggio di speranza: la possibilità di superare, nonostante tutto, gli ostacoli della vita. È la stessa emozione che si coglie, oggi, nel sorriso del genitore, così come nella luce negli occhi del suo piccolo. La fotografia che li ritrae, realizzata dal turco Mehmet Aslan, vincitore del Siena International Photo Awards 2021, ha fatto il giro del pianeta, diventando immagine simbolo del dramma siriano. Munzir e Mustafa ora sono al sicuro, in Italia. Insieme con Zeynep, rispettivamente moglie e mamma, e alle due sorelline del bimbo, sono arrivati per cominciare un nuovo percorso nella cittadina toscana patria del festival fotografico: proprio la manifestazione ha lanciato una raccolta fondi per aiutare padre e figlio e altre vittime innocenti del conflitto siriano. Gli al-Nazzal vivranno in un’abitazione della Caritas senese.

Padre e figlio saranno curati presso il Centro protesi Vigorso di Budrio, in provincia di Bologna. “Ora c’è una città intera che ha adottato una famiglia, con il ruolo fondamentale dell’Arcidiocesi di Siena e dell’Arcivescovo Augusto Paolo Lojudice. Senza l’intervento personale di quest’ultimo compiere questo sogno non sarebbe stato possibile”, ha dichiarato Luca Venturi, direttore del Siena Photo Awards 2021. E ha aggiunto, con riferimento ai profughi da poco giunti nella Penisola mediterranea: “Ogni giorno ci tenevamo in contatto, io traducevo i loro messaggi in arabo su Google Translate oppure certe volte ci incontravamo attraverso delle call virtuali con i mediatori linguistici che ci aiutavano. Fino a due-tre giorni fa questa possibilità di venire qui sembrava impossibile: non ci credevano ed avevano paura dell’ennesima occasione persa”.

La foto-icona con protagonisti Munzir e Mustafa è stata scattata nel distretto di Reyhanli, nella provincia di Hatay, tra Turchia e Siria, e cattura il momento in cui un Munzir, senza gamba – persa mentre stava passeggiando in un bazaar a causa di un barile bomba lanciato da un elicottero nel 2018 – prende in braccio il figlio. Quest’ultimo è nato nel 2016 senza gli arti inferiori né quelli superiori a causa di una malformazione, la tetramelia, provocata dall’assunzione di farmaci da parte della madre Zeynep, colpita, durante la guerra, dal gas nervino durante un attacco chimico per via aerea. Come ha spiegato Munzir alla stampa italiana, Mustafa ha bisogno di protesi elettroniche e di sottoporsi a diverse operazioni per l’allungamento delle ossa. Il bambino, inoltre, “ha anche la bocca dello stomaco stretta per cui mangia pochissimo e si nutre di latte, serve un intervento chirurgico d’urgenza. Il suo apparato genitale ha delle anomalie”. In un’intervista al giornale italiano “la Repubblica”, l’uomo ha detto che non conosce ancora l’Italia se non tramite ciò che ha appreso dalla televisione e documentandosi su Internet.

Sa che è “un Paese europeo avanzato, dove la gente vive in pace. Non c’è la guerra e non ci sono i problemi che ha vissuto e continua a vivere il popolo in Siria”. La regione in cui è nato Munzir – ha proseguito – è tornata sotto il controllo del regime di Bashar al-Assad. La sua casa è stata abbattuta. Il ferro del cemento armato che costituiva i muri è stato rubato e rivenduto. Lui e la sua famiglia non hanno più nulla in Siria.

Non aveva abiti da mettere in valigia, Munzir: gli unici che ancora possiede sono quelli che ha addosso. Oltre all’aiuto sanitario e specialistico per Mustafa, il padre si augura di trovare un lavoro e riuscire a dare un’istruzione a tutti e tre i suoi figli, che gli chiedono tutti i giorni di poter andare a scuola. Spera che un giorno il regime di al-Assad sia portato davanti a un tribunale e sia giudicato per le responsabilità che ha. Il suo sogno più grande, però, al momento, resta quello di vedere camminare il suo piccolo. E di ricevere un suo abbraccio. Che gli scalderà il cuore anche se avverrà attraverso braccia artificiali. Un pensiero, infine, non può che andare al suo popolo: “Sono consapevole che ci sono tanti siriani e tante siriane che soffrono il freddo e la fame, mi auguro che la Comunità internazionale e l’Europa facciano qualcosa anche per loro”, ha concluso al-Nazzar.

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