Diario di passioni

Gabriel Garcia Márquez, Memoria delle mie puttane tristi (romanzo). La Recensione di Moreno Macchi

Moreno Macchi

«[…] gli unici Vergini che ormai
rimangono nel mondo
siete voi nati in agosto»

«Da molto piccolo avevo sentito dire che
quando una persona muore i pidocchi
annidati fra i capelli scappavano via impauriti
sui guanciali con gran vergogna della famiglia»

Testamento anticipato o «Memorie della mia vita?»
Diciamo che il racconto comincia un po’ come il primo, ma prosegue più simile al secondo.

E tutto parte da una strana e particolarissima telefonata che, il 28 agosto, il proprio oggi novantenne narratore fa a una celebre Madame che gestisce ormai da tempi praticamente immemoriali (ma sarà ancora viva? Si chiede lui prima di comporre il numero …) una casa chiusa clandestina, pronta a offrire prestazioni e piaceri anche molto speciali ai suoi più fedeli clienti. E certo è che il narratore, fedele cliente, esperto ed esigentissimo conoscitore lo è davvero, visto che mette subito in serie difficoltà la signora con la sua particolare preghiera, così che lei gli chiede dapprima due giorni per esaudire il suo desiderio, poi – sentendo l’insistenza e l’impazienza dell’uomo – solo un’oretta per tentare di trovare il modo di soddisfare la sua assai specifica e non poco problematica richiesta.

Pochissime righe bastano a far capire al lettore che Márquez (autore colombiano, ma naturalizzato messicano e purtroppo scomparso nel 2014 e che scriveva Memoria delle mie puttane tristi a settantasette anni) possedeva ancora tutto il brio, la spigliatezza e lo humour che caratterizzano certi suoi scritti ormai divenuti dei classici come Cent’anni di solitudine o l’ancora più dilettevole L’amore ai tempi del colera. Tutte qualità personalissime, originali e sorprendenti che ritroviamo intatte anche nelle situazioni e nelle vicende raccontate qui.

Così tra la descrizione dell’ansioso (e fin troppo lento per lui nell’inquietante attesa di una risposta positiva della Madame) trascorrere della calda giornata e qualche rapido flash back, si dipanano progressivamente e alternativamente storia passata e avvenimenti del presente dell’ancor arzillo e libidinoso professore di spagnolo e latino e occasionale giornalista.

Quasi emulo del famosissimo (ma probabilmente immaginario) Don Giovanni o del reale e altrettanto celebre Casanova, anche il nostro protagonista da una parte tiene una precisa lista delle sue imprese d’alcova (fino ai cinquant’anni erano cinquecentoquattordici le donne con cui aveva condiviso il talamo … ci confessa quasi fosse un redivivo Leporello intento a leggere la famosa « lista delle conquiste » di Don Giovanni nell’opera di Mozart e Da Ponte) mentre dall’altra (contrariamente al celebre e focoso amante veneziano) sembra non tenere particolarmente a svelare o dettagliare le sue avventure galanti, né a descrivere nei particolari (ma gliene scappa malgrado tutto qualcuno ogni tanto) le sue amorose liaisons o i suoi acrobatici exploits. Eh sì, a novant’anni cerchiamo di salvare almeno il pudore quando è ancora possibile salvarlo!

Il pigro sonnecchiare pomeridiano nell’amaca viene improvvisamente interrotto dall’impertinente e assordante (in tanta calma e in tanto caldo) squillo del telefono. La tenutaria del postribolo ha trovato la perla rara per il narratore. Cerimonia della vestizione per lui (non ci si reca in certi posti vestiti come straccioni!) con accurata rasatura a mano, camicia di seta, completo di lino fresco di stiratura, qualche goccia di profumo e via con un taxi a cui non viene ovviamente svelato l’indirizzo esatto al quale si deve recare. Ma (è noto) i tassisti conoscono assai bene le città e i loro dintorni e poi uno (soprattutto se novantenne!) non chiede a un tassista di essere portato al cimitero! quindi non è difficile per lui indovinare l’esatta destinazione del vegliardo, e ci tiene anche a precisare che «la casa non è più com’era una volta». Beh, si sa, col tempo tutto cambia, tutto se ne va, compresa la nostra vita, per quanto lunga sia. E l’annuncio del tassista si conferma subito dopo quando il narratore incontra di persona la Madame ovviamente un po’ incartapecorita rispetto al suo ricordo.

Non andremo oltre annunciandovi solamente le entrate e la successiva presenza delle colorate figure di altrettanto colorati personaggi come Rosa Cabarcas, don Jerónimo Ortega detto l’Abominevole Uomo delle Nove (ora alla quale arriva, come un uragano, in ufficio), Delgadina che di mestiere attacca bottoni, Damiana la fedele discreta domestica, Ximena e Castorina, due donne che hanno segnato la vita del protagonista, J.B.M. il banchiere noto per le sue molte qualità: avvenenza, eleganza, simpatia e perfino «per il lindore della sua casa» e anche Diva Sahibí che legge il futuro sulle linee della mano.

Gabriel Garcia Márquez,
Memoria delle mie puttane tristi (romanzo)
Mondadori

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