Dieci anni senza Mariangela

La Melato, grande attrice, magnifica donna

L’11 gennaio 2013 moriva Mariangela Melato. La grande attrice italiana, fuoriclasse della recitazione a tutto tondo, aveva 71 anni e aveva affrontato una lunga malattia. «Dieci anni per me sono pochi. È come se fosse andata via ieri. Perché non solo era un’artista di grandissimo talento, ma era proprio una donna, una persona bravissima. Vorrei fosse ricordata di più. È stata una vera eccellenza italiana». Così Renzo Arbore, ai microfoni dell’agenzia Ansa, ha omaggiato Melato, che negli anni Ottanta diresse nel film ‘Il Pap’occhio’, ma non solo.

I due ebbero anche un’intensa storia sentimentale iniziata all’alba degli anni Settanta. Un rapporto che fondamentalmente non si interruppe mai, anche quando, in apparenza, presero strade diverse, rimanendo però sempre in stretto contatto. «Un amore che è durato tutta la vita, anche se abbiamo avuto altre storie», ha ricordato ancora Arbore, «perché non era solo amore, ma stima, amicizia. Con lei ho scoperto il teatro con la T maiuscola, quello dei grandi registi, dell’avanguardia».

Gli inizi e i primi successi

Nata a Milano il 19 settembre del 1941, occhi azzurri particolari ed espressivi e voce inconfondibile, la Melato studiò pittura all’Accademia di Brera. Fondamentale fu l’incontro con Giorgio Armani alla Rinascente del capoluogo lombardo, dove Mariangela lavorava come vetrinista. Lo stilista finanziò i primi corsi di recitazione del talento emergente presso l’Accademia dei Filodrammatici. L’attrice regalò poi all’Italia una galleria di personaggi indimenticabili.

Fu Fiore, amante milanese di ‘Mimì Metallurgico’, per la regia di Lina Wertmüller e in coppia con Giancarlo Giannini. Il film le valse un David speciale, così come, poco prima, era successo con ‘La classe operaia va in Paradiso’ di Elio Petri. Ma Melato diede anche vita all’iconica Raffaella Pavone Lanzetti in ‘Travolti da un insolito destino in un azzurro mare d’agosto’, sempre diretta da Wertmüller e ancora al fianco di Giannini. Con ‘La poliziotta’ di Steno si aggiudicò il suo primo David di Donatello in qualità di migliore attrice protagonista.

Cinema, teatro, tv

Dal 1975 al 1989 l’attrice visse la definitiva consacrazione e fu protagonista di successi al cinema con ‘Di che segno sei?’ di Sergio Corbucci, nel quale recitò in coppia con Adriano Celentano, ‘Caro Michele’ di Mario Monicelli, con cui conquistò il secondo David di Donatello oltre a un Nastro d’argento come migliore attrice. Seguirono molti altri prestigiosi riconoscimenti anche negli anni successivi. Sui palcoscenici italiani Melato diede vita a protagoniste di grande intensità come nelle tragedie ‘Orestea’, ‘Medea’ e ‘Fedra’.

Fu altrettanto brillante anche nelle commedie, come ‘Il caso di Alessandro e Maria’ di Giorgio Gaber e ‘La bisbetica domata’ di Shakespeare. Melato lavorò con i più grandi, spaziando dalla prosa al musical: Luchino Visconti, Elio Petri, Giorgio Strehler, Pupi Avati, Giuseppe Bertolucci, Garinei e Giovannini, Vittorio De Sica, Luigi Comencini, solo per ricordarne alcuni altri. Per quanto riguarda le apparizioni in televisione, nel 1983 l’artista partecipò alla prima edizione dello storico spettacolo musicale di varietà della Rai, ‘Al paradise’, diretto da Antonello Falqui. Fu una splendida ‘Filumena Marturano’ nella versione televisiva di Massimo Ranieri tratta dal capolavoro di Eduardo De Filippo.

Gli ultimi lavori

Nel 2007 Melato portò in tournée lo spettacolo di testi, canzoni e danza ‘Sola me ne vo’, una parentesi diversa nel suo percorso teatrale dell’interprete: una straordinaria prova di una professionista che, all’apice della sua carriera, si era rimessa in gioco. Lì Melato si raccontò come attrice e come donna che, con orgoglio, aveva fatto della solitudine una scelta di vita. Nel 2010 l’attrice tornò in scena con un toccante monologo tratto dal diario intimo di Marguerite Duras ‘Il dolore’, che narra l’attesa atroce del ritorno dai campi di concentramento nazisti dei deportati francesi, in cui la tragedia collettiva si mescola con un dramma privato.

«Sembrava che tutto le riuscisse facile, “si può fare”, diceva sempre, anche se si trattava di diventare un animale preistorico», ha commentato ancora, in passato, Renzo Arbore con riferimento a Mariangela Melato. «In realtà tutto le costava enormi sacrifici, sangue dolore e lacrime; lo sapevamo noi che le eravamo vicini, ma lei non lo diceva mai a nessuno: era l’immagine della giocondità».

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