Donare ai tempi del Coronavirus: indicazioni per fondazioni e enti non profit | Corriere dell'Italianità

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Economia

Donare ai tempi del Coronavirus: indicazioni per fondazioni e enti non profit

Intervista a Carlo Mazzini, esperto di legislazione degli enti non profit e fiscalità 

Chissà che forse, per una volta tanto, gli enti non profit riescano a convincere i poteri forti sulla necessità di avere un terzo settore forte, efficiente e sostenuto nelle sue necessità. Nella tragedia sanitaria, economica e sociale causata dal Coronavirus, i primi sono – finalmente – nella posizione di poter essere ascoltati e presi in seria considerazione dai secondi. A patto che si riorganizzino. A pensarla così è Carlo Mazzini, esperto di legislazione degli enti non profit e fiscalità.

Lo abbiamo contattato telefonicamente, in questi giorni pre-pasquali di quarantena. Lui a Milano. Noi da Lugano.

In Svizzera, come in Italia e altrove, sono numerose le fondazioni e gli enti non profit che si stanno mobilitando per raccogliere fondi e donare attrezzature o macchinari agli ospedali stremati dalla pandemia. Il non profit, che è tradizionalmente legato alle emergenze – siano esse nazionali o internazionali – trova dunque “in questa tegola” uno spazio quasi naturale di azione. Infatti è proprio a questi enti non istituzionali, che molti di noi si affidano. A loro danno fiducia. Sperando che, a differenza degli enti pubblici, le cui azioni sono spesso impossibilitate da lungaggini burocratiche, gli enti del non profit rispondano prontamente, in maniera adeguata e siano degni destinatari dei nostri ‘doni’. Ma proprio qui sta il primo problema. Nella cultura del dono. “Non possiamo dire che manchi nella popolazione il desiderio di donare. Lo dimostrano i dati. Il fatto, piuttosto, è che manca chi sia veramente capace di ricevere”, sottolinea Carlo Mazzini.

Dottor Mazzini, ci può fare un esempio della mancanza della cultura del dono a cui ha accennato?

Prendiamo un’azienda ospedaliera italiana, una ASL. Sono tante quelle che si sono attivate, tramite la propria pagina web, nel chiedere donazioni senza che, purtroppo, sia stato stabilito un rapporto significativo tra donatore e ricevente. In primo luogo, nel momento in cui doniamo a un ospedale non è affatto chiaro, generalmente, quale persona o ufficio sia il nostro interlocutore, chi sia investito del compito di raccogliere le donazioni. E non si tratta solo di pratiche amministrative. Un ente pubblico che sceglie di fare fundraising dovrebbe fornirsi di un ufficio che si occupi delle richieste, uno che segua la comunicazione, un altro le acquisizioni, ad esempio. Se questa struttura – che serve a dare un significato al dono – non esiste o ha un mandato poco chiaro, è alto il rischio che il donatore non ripeta la sua azione. Pensiamo alle varie fondazioni straniere, desiderose di aiutare gli enti ospedalieri italiani ma che si sono trovate in difficoltà a donare, non trovando un interlocutore adeguato. Chiaro. Evidente.

In secondo luogo, e a riprova di quanto detto poc’anzi, non è un caso rado che enti ospedalieri deleghino alle fondazioni da loro stessi istituite la raccolta dei fondi. Accade anche che sia il Direttore generale di un ospedale a raccogliere le donazioni, perché manca un ufficio designato.

Che comportamento consiglia alle fondazioni e altri enti che stanno acquistando strutture sanitarie? Quali passi consiglia siano fatti? 

Partiamo da un dato: in Italia fondazioni e/o altri enti che stanno acquistando respiratori o mascherine, ad esempio, devono pagare l’IVA del 22%. Per evitare l’IVA, una modalità esiste e consiste nell’ acquistare all’estero macchinari o strumenti da donare a un ospedale nella Penisola. Questa scelta, economicamente incoraggiante per le fondazioni o per gli ospedali, ha però evidenti conseguenze negative per i produttori italiani e significa che le stesse regole europee spingono ad una distorsione del mercato e favoriscono la concorrenza sleale. Un aspetto che si potrebbe tener dunque a mente, anche se la questione è soprattutto politica, è come non svantaggiare i produttori del territorio nazionale.

Ciò detto, il sito https://italianonprofit.it/risorse/guide/controlli-donazioni-ospedale/ ha pubblicato una serie di linee guida per la raccolta fondi degli ospedali e per gli enti non profit. Qualora si decida di donare tramite i siti degli ospedali, è bene verificare che l’ente ospedaliero abbia riportato sul suo sito una pagina di attivazione per le donazioni, senza cliccare sui link riportati in email, anche se l’email apparentemente proviene da un indirizzo dell’Ospedale o persino da amici. Al fine di evitare truffe nella transazione online ci si deve assicurare che l’indirizzo della pagina web cominci con https. Come accennato, spesso gli Ospedali non dispongono di un sistema di donazione online. In tal caso, le coordinate bancarie o altre modalità di donazione devono essere visibili sul sito ufficiale dell’ente. Nel caso si scelga di donare ad un’organizzazione “vicina” all’ospedale (e istituita dall’ospedale stesso) è opportuno verificare con l’amministrazione dell’Ospedale l’esistenza di un accordo di raccolta fondi tra l’Ospedale e l’ente e che quindi quest’ultimo sia autorizzato a raccogliere fondi per conto dell’Ospedale.

Che cosa è importante ricordare nel contratto di donazione fra fondazioni e ospedali per evitare che questi ultimi abbiano problemi? 

Fondamentale è fare una donazione vincolata, con i corretti riferimenti alla legge e al codice civile. In altre parole, deve essere fatto si che quanto viene donato sia vincolato all’acquisto di determinati beni. Ma tutto ciò è possibile se esiste una relazione con la fondazione o con l’ospedale, se il soggetto – futuro beneficiario – risponde a email, telefonate e sollecitazioni all’acquisizione di donazioni.

Come devono essere rendicontate queste donazioni per evitare problemi?

Il Decreto legge “Cura Italia” 18.2020 all’art. 99 obbliga gli ospedali a rendicontare pubblicamente sul proprio sito gli impieghi delle somme ricevute. Si noti che non vi è alcun obbligo di legge a ‘guardare’ il bilancio dell’anno successivo, pratica che sarebbe molto complessa, mentre si chiarisce che, al fine di tutelare la fede pubblica, si deve fornite una rappresentazione chiara – da pubblicare sul sito internet dell’ospedale – delle donazioni ricevute e di cosa è stato acquisito con le erogazioni liberali.

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Valeria Camia

Nata a Piacenza. Laureata in filosofia e in relazioni internazionali, in Svizzera ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienze Politiche. È stata assistente di ricerca presso la stessa università ... Vedi profilo completo

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