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Economia

È ora che le multinazionali prendano le loro responsabilità

di Lavinia Sommaruga Bodeo, Alliance Sud

Glencore che sfratta le comunità indigene in Perù. Syngenta che vende pesticidi mortali. Sono solo alcuni esempi di imprese con sede in Svizzera che violano i diritti umani e gli standard ambientali. L’Iniziativa per multinazionali responsabili, promossa da 115 associazioni fra e quali le ACLI, vuole cambiare questa situazione.

Nessun altro Paese al mondo ospita così tante multinazionali pro capite come la Svizzera. Molte di queste sono attive in settori delicati, come l’estrazione e il commercio di materie prime, il tabacco o la chimica. Oltre a beneficiare di condizioni fiscali favorevoli, queste imprese hanno un altro vantaggio: la certezza di non essere ritenute responsabili per le loro pratiche commerciali all’estero. Prendiamo l’esempio di Glencore. La multinazionale di Baar, nel Cantone di Zugo, in questi anni è stata al centro di diversi scandali: violazioni di diritti umani, gravi danni ambientali e anche corruzione sembrano far parte del suo modello di business. Un altro gigante elvetico, la basilese Syngenta è anch’essa promotrice di pratiche discutibili: questo gigante dell’agro-chimica esporta insetticidi e pesticidi che in Svizzera sono vietati perché considerati altamente dannosi per la salute e l’ambiente. L’Iniziativa popolare per multinazionali responsabili mira a porre fine a queste pratiche irresponsabili.

L’Iniziativa è sostenuta da oltre cento organizzazioni svizzere e riceve sempre più sostegno dalla comunità imprenditoriale e dalla popolazione. Pure le Chiese hanno deciso di sostenere questa proposta: lo ha fatto la Chiesa evangelica riformata in Svizzera e la Conferenza dei vescovi cattolici svizzeri. In Ticino, durante una giornata promossa lo scorso novembre dalle ACLI con Alliance Sud, Sacrificio Quaresimale e ABSI, si è potuto approfondire le violazioni dei diritti umani e ambientali in Burkina Faso da parte di multinazionali svizzere nell’ambito dell’estrazione dell’oro. Proprio in Ticino hanno sede tre delle principali società al mondo attive nella raffinazione di questo metallo prezioso. Durante un’altra serata organizzata in novembre dalle Botteghe del Mondo è stato illustrato tramite un corto filmato come delle famiglie vengono improvvisamente cacciate dalla loro terra per far posto a una nuova miniera.

L’Iniziativa per multinazionali responsabili chiede che le aziende assumano la responsabilità delle loro azioni all’estero e affrontano le conseguenze delle violazioni dei diritti umani e dei danni ambientali di cui sono responsabili loro e le loro filiali. Le piccole e medie imprese (PMI) sono deliberatamente escluse dall’Iniziativa, che è principalmente indirizzata alle grandi multinazionali: si ritiene infatti che aziende con profitti di miliardi di franchi possano impegnarsi ad utilizzare le loro risorse in modo più responsabile e vengano ritenute responsabili delle loro azioni.

L’Iniziativa è stata oggetto di un acceso dibattito parlamentare. Lo scorso mese di dicembre il Consiglio degli Stati ha adottato un controprogetto che non apporta alcun miglioramento. «Ritengo che questo controprogetto alibi non disorienterà gli elettori (…). Società come Glencore inizieranno a svolgere le loro attività correttamente solo quando le violazioni dei diritti umani avranno delle conseguenze di cui dovranno rispondere», ha dichiarato Dick Marty, co-presidente del Comitato dell’Iniziativa.

A questo punto è molto probabile che l’ultima parola l’avranno le cittadine e cittadini svizzeri. L’Iniziativa per multinazionali responsabili pone dei quesiti essenziali: è necessario che anche in Ticino si capisca che occorra fare in modo che queste pratiche nocive per tutta l’economia non siano più tollerate.

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