E se arrivasse un Passaporto delle Radici Italiane, dedicato agli emigrati italiani all’estero?

Il 2024 sarà l’anno del Turismo delle radici. L’intervista a Giovanni Maria De Vita, Responsabile Maeci del progetto PNRR di promozione del progetto, che annuncia: “Vorremmo mettere a punto un Passaporto delle Radici Italiane, un programma che preveda sconti rispetto alle realtà produttive e turistiche territoriali, locali e nazionali, dedicato a tutti i viaggiatori che tornano dall’estero”

“Desideriamo cogliere questa occasione per mostrare com’è l’Italia di oggi. Potremmo sviluppare un rapporto rafforzato con le nostre comunità all’estero, sulla base di interessi comuni che si possono utilizzare in ambito scientifico ed economico. L’importante è cominciare a conoscersi”
(Giovanni Maria De Vita)

di Rosa Duccilli

Il Turismo delle radici – tema a cui, in Italia, è dedicato il 2024 – è un progetto da 20 milioni di euro promosso nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che guarda a un fenomeno che dura nel tempo: i cosiddetti viaggi delle origini, della memoria, quelli di tanti emigrati italiani all’estero che tornano in patria per visitare la terra degli avi, per ricostruire pezzi di sé e della propria famiglia.

Ne parliamo con il Consigliere d’Ambasciata Giovanni Maria De Vita, Responsabile Maeci (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) del progetto PNRR di promozione del turismo delle radici.

Quali sono gli aspetti innovativi di questa proposta?

«Stiamo lavorando a una offerta turistica organizzata e coordinata su tutto il territorio italiano, attraverso precise strategie di comunicazione. Un’offerta che coniuga alla proposta di beni e servizi del terzo settore (alloggi, enogastronomia, visite guidate) la conoscenza della storia familiare e della cultura d’origine degli italiani residenti all’estero e degli italo-discendenti, un bacino di utenza che sfiora gli 80 milioni di persone nel mondo. Il viaggiatore delle radici, in Italia, non arriva come straniero, ma arriva come italiano la cui famiglia se n’è andata molto tempo fa. E quindi merita di essere deve essere accolto, deve essere compreso, deve essere celebrato.
Il Turismo delle Radici, supportato da strategie mirate, portate avanti in sinergia con gli enti locali, consentirà, per esempio, di potenziare la rete dei musei dell’emigrazione italiana, favorendo la sistematizzazione delle attività dedicate all’approfondimento della storia locale, della lingua e della cultura italiana. Favorirà la digitalizzazione degli archivi delle anagrafi italiane, aumentando la domanda di documenti genealogici e relativi alla storia familiare. Darà modo ai visitatori di vivere vacanze esperienziali, attraverso la creazione di itinerari a cui abbinare esperienze personalizzate, come degustazioni di prodotti tipici, attività artigianali, partecipazione a sagre e feste locali.
Per il futuro, vogliamo che, attraverso app e altri mezzi tecnologici, i viaggiatori delle origini possano organizzarsi e documentarsi su tutto ciò che desiderano fare in Italia, ancor prima di raggiungere la propria destinazione
».

Da quali presupposti siete partiti per implementare questa offerta?

«Non c’è regione, in Italia, che non abbia vissuto una stagione di emigrazione. E ci sono regioni che continuano a viverla in modo consistente anche oggi. Occorre, inoltre, sottolineare un altro presupposto. I viaggi delle radici sono sempre esistiti. Negli italiani all’estero – in particolare pensando a quelli residenti Oltreoceano e alle loro nuove generazioni – è insito il desiderio di andare a conoscere i luoghi dei loro antenati anche per entrare in contatto con una dimensione più ampia, completa e sensoriale – visiva, gustativa, olfattiva, tattile, uditiva – di ciò che, fino a quel momento, era stato per loro un racconto, un brano musicale, una ricetta culinaria, una tradizione, una danza, un dialetto.
Il successo e la popolarità ottenuta a livello globale, soprattutto negli ultimi decenni, dello stile Made in Italy, del vivere all’italiana, ha accresciuto l’interesse per questo tipo di viaggi. Di turismo delle radici, poi, se ne parla da tempo, soprattutto negli ambienti accademici. Il nostro impegno consiste nel farlo diventare un’opportunità concreta per il Paese, con le condizioni e gli strumenti necessari
».

Ci fa qualche esempio pratico?


«Bisogna innanzitutto facilitare l’arrivo di questi turisti nelle aree meno accessibili dell’Italia. Penso a quelle dei piccoli borghi, nelle zone rurali, con un complesso sistema di trasporti. Spesso mancano anche le informazioni basilari per capire come sono organizzati i collegamenti, le tratte e gli orari disponibili. Vorremmo offrire un servizio come quello dei genealogisti locali, che aiuteranno a ricostruire il luogo di provenienza dei propri antenati. È importante il ruolo delle amministrazioni comunali, affinché i viaggiatori possano accedere agli archivi dello Stato Civile per consultare i documenti originali dei propri antenati, un momento molto emozionante.
Vorremmo mettere a punto un Passaporto delle Radici Italiane, un programma che preveda sconti rispetto alle realtà produttive e turistiche territoriali, locali e nazionali, dedicato a tutti i viaggiatori. Non va sottovalutato il fatto che i turisti delle radici possono essere una grande cassa di risonanza per quello che offre un territorio. Spesso si tratta delle quattro o quinte generazioni di italiani trapiantati negli Stati Uniti o in Sudamerica che tornano nel borgo di nonni e bisnonni, se ne innamorano, e magari l’anno successivo rifanno un’altra visita coinvolgendo amici e conoscenti d’Oltreoceano. Il potenziale, insomma, è davvero notevole
».

In passato, intervistato dal ‘Cittadino canadese’, ha dichiarato: “L’Italia è il Paese più desiderato del mondo, ma non il più visitato”. Come mai si verifica ciò? E come intendete riequilibrare la situazione? 

«Il problema è che finora è mancata una proposta turistica strutturata che necessita di operatori professionisti, sottoposti a una formazione ad hoc, con una preparazione adeguata e specifica. Occorre lavorare sempre di più, invece, su un’offerta in grado di soddisfare pienamente la domanda. E questo è fondamentale soprattutto quando si ha a che fare con un viaggiatore come quello delle radici, che ha una motivazione molto forte. Come ho accennato, bisogna sviluppare opportunità concrete creando itinerari e servizi che facilitino l’arrivo, il soggiorno e le esperienze in quei posti al di fuori del circuito. Per esempio, sempre nell’ambito del piano di servizi che stiamo attuando, anche in collaborazione con università e centri di ricerca regionali, sono previsti pure interpreti nei territori rurali e meno accessibili e accompagnatori che affianchino i turisti nella conoscenza e nell’esplorazione dei luoghi legati ai loro antenati».

Da dove prenderanno le mosse le prime iniziative del Turismo delle Radici?

«Vorremmo partire dagli eventi identitari di borghi e comuni italiani, che tra l’altro rientrano nel bagaglio sociale e culturale che molti gruppi italiani hanno portato con sé all’estero. Cito due casi famosi. I pugliesi di San Paolo, in Brasile, festeggiano le stesse ricorrenze che si celebrano in Puglia. A Windsor, nell’Ontario, in Canada, la comunità dei ciociari ha costruito un santuario della Madonna analogo a quello di Settefrati, nel frusinate. E le celebrazioni si tengono là e qua nello stesso periodo dell’anno. Nel 2024, nell’ambito di questi e altri eventi, che fanno parte del patrimonio della memoria e della cultura del nostro popolo, in Italia e oltreconfine, vorremmo organizzare dei momenti di attenzione e considerazione per gli italiani all’estero. I Comuni e le Regioni – con cui organizzeremo varie iniziative promozionali sul territorio nazionale – stanno rispondendo con grande interesse. Desideriamo cogliere questa occasione per mostrare com’è l’Italia di oggi. Potremmo sviluppare un rapporto rafforzato con le nostre comunità all’estero, sulla base di interessi comuni che si possono utilizzare in ambito scientifico ed economico. L’importante è cominciare a conoscersi. Col Turismo delle Radici puntiamo a questo».

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