E se i morti non se ne andassero subito? | Corriere dell'Italianità

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Cultura EVIDENZA

E se i morti non se ne andassero subito?

Moreno Macchi

La RECENSIONE di Moreno Macchi

«Sostanzialmente, niente distingue i morti dai vivi,
bisogna solo sapere che portano i vestiti che
avevano addosso al momento della loro scomparsa»

Stephen King
Later (thriller)
Sperling & Kupfer

Ben pochi autori sanno immedesimarsi in un bambino e raccontare una storia con il suo linguaggio e il suo sguardo. Un maestro in questo campo è sicuramente il prolifico Stephen King, che questa volta (come in altri suoi romanzi e novelle) narra una delle sue avvincenti storie attraverso la bocca di un ragazzino che all’inizio del romanzo ha solo sei anni e che comincia appena appena a dubitare dell’esistenza di Babbo Natale e della Fatina dei denti, ma che ha il potere di vedere i morti. E i morti non solo li vede, ma li sente anche parlare e riesce a comunicare con loro. E, come si sa, i morti – da morti – non possono mentire e dicono quindi sempre esclusivamente la verità.

Così la sua vicina di casa Mrs Burkett (che si è spenta durante la notte sul divano del salotto con grande rammarico e tristezza del marito), può dirgli in tutta sincerità che il disegno del tacchino di Thanksgiving (Thanksgiving Day è il Giorno del ringraziamento, ndr) fatto dal ragazzo a scuola proprio quel giorno, non è assolutamente simile al ben noto volatile, perché di tacchini verdi non ce ne sono e che lui non diventerà certo come Rembrandt. Cosa che però Jamie non può capire perché Rembrandt gli è totalmente sconosciuto come del resto la maggior parte dei pittori celebri. Però (ci spiega un po’ più avanti il giovane narratore) i morti si possono vedere e sentire solo per qualche giorno, poi la loro voce -poco a poco- si affievolisce fino a non essere più udibile e progressivamente finiscono per non essere più visibili e sparire completamente.

La madre di Jamie, Tia Conklin, gestisce una piccola casa editrice la cui principale risorsa letteraria è Regis Thomas, l’autore di una serie di grande successo (La saga di Roanoke) che le permette di sopravvivere abbastanza degnamente con il figlio, dopo le varie disavventure dovute a investimenti non proprio oculati fatti prima dal fratello Henri, ora malato di Alzheimer, poi da lei stessa. Colpo di scena: l’autore della fortunata serie muore all’improvviso, proprio quando ha da poco iniziato quello che avrebbe dovuto essere l’ultimo libro della famosa serie e che avrebbe quindi finalmente svelato tutti gli intricati enigmi e i vari misteri presentati nei volumi precedenti. L’intenzione dello scrittore era poi quella di iniziare una nuova opera in più tomi, sul cui successo la madre di Jamie sperava ardentemente per uscire dall’incubo dei debiti e dalla situazione precaria in cui sono costretti a vivere. Con l’intima amica Liz (una poliziotta) la donna si precipita quindi alla scuola del figlio, lo strappa dalla lezione che sta seguendo e i tre partono a tutta birra nell’auto della polizia di Liz per raggiungere il luogo di residenza dell’autore appena deceduto, nell’evidente speranza che Jamie possa carpirgli qualche informazione interessante prima che sia troppo tardi, cioè prima che non possa più vederlo e interloquire con lui. Potrà Liz resistere alla tentazione di ricorrere alle particolari capacità di Jamie per risolvere alcuni casi di polizia intricati? E Jamie potrà eventualmente aiutarla in qualche modo? Cosa ne penserà sua mamma se la cosa dovesse avverarsi? Il «dono» del ragazzino durerà? Lo aiuterà sempre? O sarà piuttosto una specie di maledizione?

Ecco qualche domanda a cui troverete probabilmente una risposta lasciandovi coinvolgere in questo avvincente romanzo di colui che è ormai da tutti definito il re del thriller.

Il primo romanzo di King pubblicato in italiano fu Carrie nel 1974 e da allora lo scrittore statunitense ha abituato i suoi lettori a testi mozzafiato e a thriller di grande qualità, ricchissimi di inventiva, suggestivi e a volte perfino cruenti. Basti pensare a Misery, Shining, Carrie, It, Pet Sematary e a molti altri che sembrano esplorare i più reconditi meandri della mente umana a volte capace del peggio, o le varie psicosi di alcuni ormai mitici personaggi partoriti dalla sua fervida mente o ancora le peculiarità di protagonisti (come il Jamie di questo romanzo) che conferiscono loro «poteri» o capacità sovrannaturali di veggenza, di pensiero e perfino di azioni che sembrano impossibili.

I libri di King sono veri e propri page turner, solitamente divisi in capitoli abbastanza brevi, che stimolano (con grande e consumate abilità) la curiosità del lettore e lo spingono ad andare avanti fino a tarda ora nella lettura.

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