E' Tempo di cultura. Parma Capitale Italiana della Cultura | Corriere dell'Italianità

Scrivi la parola o il termine da trovare

Cultura

E’ Tempo di cultura. Parma Capitale Italiana della Cultura

Dal mondo universitario a quello privato delle imprese: Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 scommette sull’integrazione sociale e sull’imprenditorialità creative-driven. E i quartieri si trasformano in distretti culturali.

La cultura, sempre più considerata risorsa strategica, innesca processi di rigenerazione sociale, costruisce identità territoriali e riattiva economie locali.

Ogni anno in Italia, dal 2015, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, supportato da una commissione speciale di 7 membri, assegna a una città il titolo di Capitale Italiana della Cultura: un’opportunità di valorizzazione e di rilancio attraverso operazioni culturali ben orchestrate, mirate a rivitalizzare il tessuto urbano e a migliorare l’offerta turistica. L’iniziativa si ispira al felice format della Capitale Europea della Cultura, progetto nato nel 1985 che ha portato a nuove riletture delle identità urbane attraverso un approccio integrato di cultural planning.

Si tratta di implementare, attraverso strategie culturali che coinvolgano tutti i settori della vita sociale, idee creative in un processo convergente di innovazione a lungo termine e attuare in vista di un benessere collettivo. L’intermediazione di artisti e operatori culturali favorisce il dialogo tra soggetti portatori di differenti saperi e interessi. Ne deriva un modello culturale (replicabile) che promuove l’interculturalismo (oltre l’idea del multiculturalismo), rivelando risorse latenti e dando voce a minoranze marginali, attraverso una mappatura sensibile di opportunità e desideri oltre che di bisogni.

E proprio partendo da un attento ascolto dal basso che ha preso forma “La cultura batte il tempo”, il dossier di candidatura di Parma, designata il 16 febbraio 2018, tra le dieci città finaliste, Capitale Italiana della Cultura 2020. Il programma si articola in due proposte principali: Officine contemporanee e Progetto Pilota che, a sua volta, è diviso in due mostre, Time Machine e Hospitale-Il futuro della memoria e in quattro open call. Queste ultime sono dei bandi finanziati che promuovono l’accessibilità e nuove forme di fruizione culturale nei musei, offrono opportunità formative finalizzate a sviluppare competenze nel tempo, incoraggiano approcci creative driven e favoriscono la crescita sul territorio di quelle imprese che realizzano prodotti creativi e innovativi, come il food, l’arredamento, il design l’edilizia, la moda e il turismo che si agganciano alla filiera culturale. Le open call mirano anche ad individuare, in un set di città internazionali, modelli pubblici imprenditoriali, sostenibili e replicabili che sappiano gestire contenuti culturali quali progetti site specific di arte contemporanea e infine intendono innescare processi rigeneranti e partecipativi di “riscrittura ambientale” che lascino segni nel tempo e negli spazi.

Il tempo, il key concept di Parma 2020, sviluppa connessioni tra innovazione e tradizione, intesse relazioni tra memorie e orizzonti di attesa, induce a riflessioni sul passato e sulla contemporaneità, proietta nel futuro una città multiculturale dalle molte sfaccettature. Lo stesso manifesto di Parma 2020 trae ispirazione dai Dialoghi di Sant’Agostino: Sono tempi cattivi dicono gli uomini. Viviamo bene ed i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi.

Perché è stata scelta proprio Parma? Dal dossier si evincono quelli che la commissione ha definito i punti di forza del programma come la capacità di aver saputo mettere in rete una molteplicità di soggetti diversi e in un unico respiro territoriale fino a comprendere i comuni di Piacenza e Reggio Emilia; lo sforzo di integrazione sociale, con l’intento di garantire un’equa opportunità di accesso alle risorse scoraggiando fenomeni di “cultural divide” e da qui l’esplicito riferimento ai distretti, realtà fisiche e simboliche, feconde di sperimentazione estetica e senso civico; la ricercata relazione con il mondo giovanile universitario e la solida rete infrastrutturale per garantire una gestione sostenibile dell’offerta.

Inoltre il forte coinvolgimento dei privati e delle imprese ha dato vita a una piattaforma collaborativa, capace di pensare e agire in modo flessibile e snello, allineando aspetti di business a proposte culturali e promuovendo sinergie locali. Non a caso lo stesso Comitato per Parma 2020 è una struttura a carattere privato, fondato a sua volta da “Parma, io ci sto!” un pool di imprese, dall’Unione Parmense degli Industriali e dal Comune di Parma a cui resta sempre la regia e la direzione strategica del programma. La sfida, secondo il sindaco Federico Pizzarotti, sta nel “ripensare la città e riqualificarla per il futuro” e l’esperienza estetica contiene proprio il germe dei mutamenti. L’arte infatti, capace di entrare nel “dna urbano e culturale”, può aiutare ad apprendere le modalità di una gestione aperta e partecipativa e del dialogo con gli stakeholder perchè, come afferma il registra e teorico teatrale Richard Schechner “ogni azione politica ha bisogno di essere supportata da un’azione performativa”.

 

Condividi
Tags:

Paola Quattrucci

Laureata in lettere classiche si è diplomata attore al C.U.T di Perugia dove ha co-fondato il centro di Biomeccanica Teatrale occupandosi di ricerca in antropologia del teatro e di drammaturgia. E’ st ... Vedi profilo completo

Potrebbero interessarti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
* campi obbligatori