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Economia verde contro il virus

“Qualche Cassandra bene informata parla addirittura del Next Big One, il prossimo grande evento come di un fatto inevitabile […] un’epidemia letale di dimensioni catastrofiche. Sarà causato da un virus? Si manifesterà nella foresta pluviale o in un mercato cittadino della Cina meridionale?”

Così scrisse David Quammen in “Spillover”, il saggio divulgativo pubblicato nel 2012, frutto dei sei anni di ricerche sul campo compiute dall’autore americano per cercare di capire come funzionano le malattie che si trasmettono dagli animali all’uomo.

Quella che dunque poteva a prima vista apparire una macabra profezia era in realtà una lucida previsione con solide basi scientifiche.

Non meraviglia dunque che il parere di Quammen sia oggi particolarmente richiesto dai media di tutto il mondo.

In una recente intervista in cui sottolineava il ruolo dei pipistrelli come probabile veicolo della trasmissione all’uomo del coronavirus e di altri fattori patogeni, alla provocatoria osservazione dell’intervistatore che suggeriva lo sterminio dei pipistrelli come possibile rimedio, Quammen replicava che invece l’unica soluzione ragionevole sarebbe quella di lasciare in pace i pipistrelli.

In questo botta e risposta si riassumono due visioni opposte del rapporto fra l’uomo e la natura: nel primo caso prevale la concezione attualmente dominante dell’uomo padrone e dominatore dell’ambiente, nel secondo si prefigura invece un nuovo modello di vita e di sviluppo all’interno del quale l’uomo deve imparare, nel suo stesso interesse, a organizzare la propria vita e le proprie attività considerando se stesso un ospite del pianeta e tenuto, come tale, anche al rispetto degli altri esseri viventi.

La drammatica crisi che stiamo vivendo pone appunto in discussione in modo radicale questo rapporto distorto fra la nostra civiltà, il nostro modo di vivere e di produrre, e la natura.

Come afferma un recente rapporto di WWF Italia, riportando una convinzione largamente diffusa nel mondo scientifico, la zoonosi, cioè il passaggio di malattie dall’animale all’uomo, come nel caso del COVID-19 ma anche di Ebola, SARS, AIDS, influenza suina ecc., è in gran parte collegata a comportamenti errati e più in generale al devastante impatto antropico sugli ecosistemi naturali. “La distruzione di habitat e di biodiversità provocata dall’uomo – prosegue il rapporto – rompe gli equilibri ecologici in grado di contrastare i microrganismi responsabili di alcune malattie e crea condizioni favorevoli alla loro diffusione.”

Si tratta con tutta evidenza della stessa problematica che dovrebbe indurre a contrastare con ogni mezzo il disastro climatico, anch’esso provocato in larga misura dalle attività antropiche a partire soprattutto dalla Rivoluzione Industriale.

In poco più di duecento anni, che rappresentano un attimo rispetto alla storia della vita del nostro pianeta, l’impatto dell’uomo sull’ambiente è stato talmente radicale che è stato coniato il termine Antropocene, era dell’uomo, per indicare le caratteristiche di una nuova era geologica.

Tutto chiaro, allora? Ripartiremo dalla terribile crisi sanitaria ed economica del coronavirus, la cui diffusione ha, sostanzialmente, le stesse cause della catastrofe climatica in atto, con nuove idee di ricostruzione e sviluppo e con una nuova coscienza ambientale che coinvolgerà tutti i settori dell’economia e della società?

Questo esito non appare affatto scontato.

Siamo di fronte a una tremenda recessione globale da cui si può tentare di uscire con un nuovo modello di sviluppo o perpetrando gli errori del passato.

All’inizio del suo mandato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha preannunciato l’avvio del cosiddetto Green Deal europeo, cioè una serie di misure per uno sviluppo eco-compatibile.

Si tratta di un progetto trentennale che prevede già l’impiego di 500 miliardi di euro fra fondi pubblici e privati per i prossimi dieci anni.

Il primo ministro ceco e, in Italia, Giorgia Meloni hanno già suggerito in sostanza di rinunciare a questo progetto e di utilizzarne i fondi per far fronte alle emergenze economiche e sociali più immediate.

Da più parti si levano inoltre voci sulla necessità di far ripartire prima possibile l’economia, evitando qualsiasi vincolo ambientale. È evidente che questa visione, suggerita in modo interessato dalle forze economiche in larga misura responsabili del disastro attuale, potrebbe facilmente incontrare il favore di milioni di disoccupati, giustamente alla ricerca di immediate soluzioni per sopravvivere.

A questo falso pragmatismo occorrerà opporre con forza e con pazienza il vero realismo della convenienza, anche economica, di uno sviluppo eco-compatibile per tutta l’umanità e che sia anche in grado di contrastare efficacemente il riscaldamento globale. Oppure andremo incontro anche al rischio, da cui ci mette in guardia lo stesso Quammen, che, una volta debellata l’attuale epidemia, ci dovremo presto preoccupare della prossima.

 

 

 

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