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Elisabetta II, regina sempre. Ma dopo di lei?

EVIDENZA Politica estera

Elisabetta II, regina sempre. Ma dopo di lei?

L’intervista esclusiva ad Antonio Caprarica

di Cristina Penco

“Nelle chiacchierate con lei, che devono essere sempre fatalmente legate a tempo, cani e cavalli, ogni tanto emerge la sua capacità di portare la conversazione sul piano dello scherzo e dell’ironia. Ma è impossibile dimenticare il suo ruolo, anche solo per un attimo, per il senso di dignità e maestà che non smette mai di emanare”

Un’indagine avvincente e documentata con estrema cura alla ricerca dell’Elisabetta segreta, tra (molte) luci e (poche) ombre della granitica matriarca dei Windsor, 95 anni il 21 aprile. Che cosa si cela dietro la corazza pubblica di Sua Maestà, “camuffata” da anacronistici completi pastello con cui, da quasi settant’anni, siede sul trono d’Inghilterra la sovrana dei record? Se la più longeva dei monarchi britannici si è mostrata impassibile di fronte alle tempeste e agli scandali che animano da anni la Royal Family – dai tradimenti e divorzi alla morte di Lady Diana, dai sex affair del principe Andrea fino alla secessione dei ribelli Harry e Meghan – c’è qualcosa che, intimamente, sia stato davvero in grado di scalfirla?
Sono tanti i quesiti di partenza di un viaggio appassionante nella vita di Elisabetta II (nata Elizabeth Alexandra Mary a Londra il 21 aprile 1926), in cui ci guida Antonio Caprarica nel suo ultimo libro Elisabetta. Per sempre regina (Sperling & Kupfer). Incoronata regina il 2 giugno 1953, la sovrana -che il 9 aprile ha perso l’amato principe Filippo, scomparso a 99 anni-, è tornata subito a partecipare agli impegni ufficiali che il suo ruolo comporta. Un funzionario reale ha dichiarato che i membri della famiglia continueranno a “assumere impegni adeguati alle circostanze”. Elisabetta ha una corazza forte, ma anche le sue umane fragilità. Ecco cosa ha raccontato al Corriere dell’Italianità il giornalista e scrittore, per quasi quindici anni celebre corrispondente della Rai da Londra.

Numerosi avvenimenti recenti – non da ultimo la scomparsa del principe consorte Filippo, a 99 anni – sollevano più di un interrogativo sulla sopravvivenza della Corona. È innegabile, tuttavia, che Queen Elizabeth, dopo aver consacrato la sua lunga vita alla monarchia, sia diventata ormai universalmente il simbolo del suo Paese, ma non solo. È amatissima anche all’estero, persino da ferventi repubblicani. Perché?
“Il segreto del successo di un monarca è durare. Significa che non ha perso il rapporto di fiducia col suo popolo, ovvero ciò che gli consente di conservare la corona. Quando la durata è quasi secolare, come nel caso di Elisabetta, allora si diventa un elemento del panorama interiore e culturale collettivo. Tutti noi, non solo gli inglesi – tenuto conto che la maggior parte degli esseri umani viventi sono venuti alla luce dopo che lei era già salita al trono – ci rendiamo conto che c’è sempre stata e ha sempre accompagnato le nostre vite. Nessuno lo dice meglio di Ted Hughes, Poeta Laureato (cioè di Corte), che, nel 1992, celebrando il suo 40esimo anno di regno con una poesia, osservava proprio questo: ognuno, in Elisabetta, vede quello che vuole. Qualcuno la madre, altri la moglie, la maggior parte la propria vita, per l’appunto”.

Quali sono le virtù più ammirevoli della regina?
“Dignità, riserbo, senso del dovere. È l’unica nella famiglia reale che sembra ricordare che la magia della maestà sta proprio nel suo mistero. È la sola che, grazie all’estrema riservatezza che ha sempre mantenuto, non ha fatto quell’operazione di disvelamento ormai tipica del nostro tempo e del nostro mondo. Non avrebbe nemmeno mai potuto concepire quello che ha fatto il nipote Harry, andando davanti a una telecamera e rivelando ogni aspetto della famiglia e del Palazzo”.

C’è qualcosa che scalfisce la sua immagine inappuntabile?
“Pensando alla sua esistenza umana, credo che la mancanza più grave sia quella legata alla sua figura di madre, relativamente all’assenza di istinto materno e alla mancanza di intervento che ha mostrato nell’allevare la prole. Arrivata a questo punto della sua lunga esistenza, reputo che lei stessa se ne sia resa pienamente conto. Già da tempo, infatti, Elisabetta ha capito il grande errore che ha fatto consentendo che fosse il marito a gestire la famiglia. C’era una specie di patto non scritto tra loro. Lei governava sul Regno Unito e sul Commonwealth, Filippo governava sui figli. Lui ha cercato di plasmare Carlo, Andrea e Edoardo a sua immagine e somiglianza, calpestando le loro doti naturali e generando in realtà persone che hanno avuto seri problemi ad adattarsi alla realtà in cui vivevano”.

E come statista e politico?
“In quel caso la sua colpa più grave è stata probabilmente non aver compreso, alla fine del 900, che il Paese che guidava era ormai tutt’altra cosa dal Paese che aveva conosciuto quando aveva cominciato a regnare, dall’Inghilterra della deferenza, quella degli inizi degli anni ’50. La morte di Diana, nel 1997, gliel’ha reso drammaticamente e clamorosamente chiaro. Allora Elisabetta ha rischiato di perdere il regno perché cercava di tenersi ancorata a un protocollo e a un’etichetta che appartenevano al secolo precedente e che gli inglesi ormai non potevano più sopportare”.

Con la morte dell’amato marito la sovrana mollerà il colpo?
“Molti si sono chiesti se questo lutto possa indurre la Regina a gettare la spugna, ma è noto che Sua Maestà non abbia affatto intenzione di farlo. Anzi, in questo momento triste fa sorridere ricordare che fu proprio Filippo, una ventina di anni fa, a commentare: “Gliel’ho detto: è meglio lasciare per tempo che essere messi da parte come una scarpa vecchia”. Il principe cercava di convincere la moglie ad abdicare, ma lei su questo è sempre stata assolutamente intransigente. Per Elisabetta l’abdicazione sarebbe il tradimento di un giuramento fatto a Dio, la violazione di un dovere che ha assunto nel momento in cui è stata unta sovrana con l’olio sacro. Per questo non credo che nemmeno adesso Sua Maestà verrà meno al suo dovere. Probabilmente il ricordo e la vicinanza spirituale al marito in qualche modo la rafforzeranno nella determinazione di rimanere al suo posto fino alla fine. Certo, è un colpo durissimo per lei aver perso l’uomo che certamente è stato il suo terreno saldo sotto i piedi per l’intera vita: 73 anni di matrimonio, oltre 80 insieme pensando al fatto che si sono conosciuti quando lei aveva 13 anni e lui 18, nel 1939. Ma ricordiamoci che Elisabetta, a sua volta, è durissima. È una donna che, in virtù del ruolo che ha ricoperto, è diventata un tutt’uno con la corazza del dovere e del servizio che sente di rendere fino all’ultimo alla sua nazione e alla sua casata”.


Alcuni ex collaboratori l’hanno rimproverata di una certa tirchieria. Una voce fondata?
“Il biasimo è arrivato anche dal fidato lord Charteris, che è stato il suo primo segretario privato e che le è rimasto accanto con diversi incarichi fino al 1978. Stimava Sua Maestà ritenendola “coraggiosa, onesta, umile e sincera, ma avara”. Il buon Charteris quasi non credeva ai suoi occhi quando, nel congedarlo dall’impiego, la regina gli offrì, in ricordo di tanti anni di servizio, un vassoio e due cornici d’argento. Non granché!”.

Cosa accadrà dopo di lei, quando, secondo la linea dinastica, il trono andrà a Carlo prima e poi a William?
“Carlo è assolutamente preparato al compito che lo aspetta e che sta già svolgendo concretamente- sebbene senza il titolo- da almeno una decina di anni a questa parte. Ma è chiaro che il momento della successione di Elisabetta significherà per i Windsor voltare una pagina storica, segnerà un cambio di passo e di senso della monarchia. Con Elisabetta la Corona britannica ha conservato la caratteristica della monarchia imperiale, con tutto lo sfarzo esteriore e la solennità della grande potenza che l’Inghilterra fu. Ma quando lei non ci sarà più e Carlo o William saranno re, la maggior parte degli inglesi viventi non avranno più alcuna memoria di quegli antichi fasti. Carlo lo ha capito perfettamente, tant’è che intende lasciare Buckingham Palace al governo che ne farà ciò che crede (un museo, o una sede di rappresentanza e di ricevimento) e limitare le funzioni reali al castello di Windsor. Bisognerà chiedersi se, a quel punto, la nuova monarchia “ridotta” avrà ancora un senso e godrà ancora del consenso della maggioranza degli inglesi. Questo è l’interrogativo vero sul futuro del trono in Gran Bretagna”.

Rispetto alla fuga in America di Harry e Meghan e all’intervista scandalo rilasciata a Oprah Winfrey, secondo Lei che cosa ha ferito di più la regina?
Non le ripercussioni pubbliche, pressoché irrilevanti e, a distanza di qualche settimana, totalmente dimenticate o quasi. L’errore era ritenere che quello show puntasse ad avere un qualche impatto sull’Inghilterra, sia sulla vita del trono che sul rapporto tra trono e sudditi. L’obiettivo, invece, era guadagnarsi credibilità, visibilità e anche ascendente presso il pubblico americano, in vista di un qualche disegno politico di Meghan, non di Harry. Invece, anche se Elisabetta è una donna fin troppo esperta per consentire che qualcuno possa dare uno sguardo all’intimità dei suoi sentimenti, è possibile immaginare un grande cruccio da lei provato nel vedere che è stato calpestato, stracciato pubblicamente l’affetto che lei ha portato a quel nipote. Il più fragile, debole, ferito dalla perdita prematura della madre, al quale lei non ha mai lesinato l’evidenza della sua preferenza proprio per la sua condizione. Lo stesso vale considerando il trattamento che la regina aveva eccezionalmente riservato a quella “nipotina acquisita” com’era per lei, all’inizio, Meghan, alla quale sono stati concessi privilegi negati probabilmente ai suoi stessi figli. Nessuno di loro aveva accesso diretto alla madre, cosa che, invece, lei ha consentito alla Markle. Altro grande cruccio recente è stata la vicenda di Andrea, il “pargolo prediletto”, coinvolto nell’affair Epstein. Se le accuse mosse personalmente al duca da una delle minorenni abusate dal milionario fossero mai provate, l’ombra infamante della pedofilia si allungherebbe fino ai gradini del trono. Nella storia della dinastia, sebbene tutt’altro che immacolata, è impossibile trovare uno scandalo di pari gravità. Nemmeno i debosciati Hannover si sono mai macchiati di niente del genere”.

Lei ha incontrato più volte Elisabetta. Che cosa le è rimasto impresso di lei?
“Mi ha sempre colpito la sua aria di autentica curiosità che riserva a chi le viene presentato. Nelle chiacchierate con lei, che devono essere sempre fatalmente legate a tempo, cani e cavalli, ogni tanto emerge la sua capacità di portare la conversazione sul piano dello scherzo e dell’ironia. Ma anche in quei casi, l’interlocutore non si dimentica mai, nemmeno per un attimo, che lei è la regina, per il senso di dignità e maestà che non smette mai di emanare”.

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