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Emergenza lungodegenti: mancano i posti letto e i costi lievitano

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Le famiglie italiane non riescono più a pagare le case di riposo

La popolazione italiana invecchia (al 1^ gennaio gli over 65 sono 13,8 milioni, pari al 22,8% della popolazione) ma i posti letto negli ospedali pubblici e nelle case di riposo – specie per le lungodegenze – scarseggiano. Basterebbe questa semplice considerazione, di primo acchito paradossale, per certificare il progressivo ritiro dello stato sociale da ruolo di garante della salute dei propri cittadini.

Lo standard dei 3,7 posti letto per mille abitanti, previsto dal DM 70/2015 per acuti e lungodegenti risulta ormai una chimera, rivelando come se non bastasse, una tendenza al peggioramento negli ultimi anni. Per i lungodegenti, in particolare, a quota 0,7 per mille, nel 2017 non arrivano ben 14 regioni italiane.

Nel computo totale, tra i 10mila posti nel settore pubblico e i 24mila nel privato accreditato, i posti letto disponibili coprono a malapena la metà del fabbisogno, secondo una recente indagine di Auser. Come se non bastasse, dove l’offerta è scarsa, i prezzi schizzano.

E qui viene il secondo problema: perché il costo medio di una retta base mensile (che di norma comprende cibo, elettricità e consulto medico) in una residenza sanitaria assistenziale è di 1620 euro al mese, pari a 54 euro giornalieri. Una spesa che nel 69% dei casi supera le entrate del malato e chiama in causa il buon cuore dei famigliari. Che faticano – complice la crisi economica – a pagare le rette. Nella sola provincia di Torino, denuncia il quotidiano La Stampa, l’ammontare delle rette non pagate supera il milione di euro, sintomo di un diffuso disagio economico e sociale sempre più diffuso. Ma anche di un’emergenza sanitaria che rischia di manifestare, nei prossimi anni, i suoi aspetti più inquietanti. A Papozze, in provincia di Rovigo, solo qualche giorno fa, è servito l’intervento del sindaco Pierluigi Mosca per scongiurare la cacciata di un’anziana malata di Alzheimer, e quindi non autosufficiente, da una casa di riposo, in quanto morosa. La figlia avrebbe promesso di saldare il debito con la casa di riposo, salvo poi decidere, grazie all’intervento di vari comitati, di interrompere i pagamenti, perché convinta che, a norma di legge, per i malati di Alzheimer, le spese dovessero essere coperte dal Sistema Sanitario Nazionale. Sui 40mila euro contesi, è nata così una battaglia legale, con annessa denuncia e controdenuncia per abbandono d’incapace. L’udienza, fissata per gennaio 2020, è pronta a fare giurisprudenza.

“Siamo a conoscenza da anni del caso di Papozze – ha commentato per La Voce di Rovigo Vanni Destro, del comitato Articolo 32, che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. “La Regione Veneto non sta garantendo a tutti gli aventi diritto la copertura economica della quota sanitaria della retta dovuta alle case di riposo, motivo per cui vengono imposte rette dal costo insostenibile, con cifre che arrivano a superare i 2500 euro mensili. In questi anni è stato davvero imbarazzante constatare come le strutture di ricovero per anziani nella nostra provincia e in Veneto, invece di rivendicare in Regione la carenza di risorse determinata dai mancati trasferimenti economici dovuti per effetto della legislazione nazionale che regola i livelli essenziali dell’assistenza, cercano di costringere pazienti e familiari a pagare anche quanto non dovuto per recuperare le risorse di bilancio necessarie”.

La replica dell’assessore regionale alla sanità Manuela Lanzarin, sul Corriere della Sera, non si è fatta attendere: “Ci sono state diverse pronunce di tribunali italiani, e non sono univoche. Di solito, il paziente con Alzheimer ospite in una struttura assistenziale contribuisce, in prima persona o attraverso un congiunto, al pagamento della retta. Se ci sono problemi economici, interviene il Comune a coprire la quota mancante della retta”.  Ma che il costo ricada tutto sul singolo famigliare o venga redistribuito tra l’intera comunità dei contribuenti, non è questione di poco conto. Che invade un confine molto preciso: quello tra bene comune e fardello privato.

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Pier Paolo Tassi

33enne laureato in filosofia a Torino, da quattro anni si occupa della gestione di diversi piccoli centri di accoglienza per richiedenti asilo nella provincia di Piacenza. Nel tempo che resta, scrive ... Vedi profilo completo

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