Epidemia: perchè ho deciso di restare lontano da casa | Corriere dell'Italianità

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Epidemia: perchè ho deciso di restare lontano da casa

In tanti Paesi del mondo si sta lentamente cominciando a ritornare alla “normalità”. Si stanno delineando le varie “fase due” e i governi iniziano ad allentare le briglie per permettere ai propri cittadini di assaporare, seppur limitatamente, un po’ di libertà. Tanti esercizi commerciali potranno ricominciare a lavorare, in alcune zone le scuole torneranno ad accogliere gli alunni e lentamente, il mondo tornerà ad essere simile a quello di prima. Per alcuni però, l’allentamento delle restrizioni porta ancora più confusione. I ragazzi italiani in Erasmus, ad esempio, vivendo lontano da casa, continuano a chiedersi quando arriverà il momento giusto per tornare in patria e poter riabbracciare parenti e amici.

È il caso di Giuseppe, un ragazzo pugliese di 24 anni. In questo momento si trova a Monaco di Baviera dove, durante il suo periodo di studio all’estero, ha anche cominciato uno stage.

“In questo periodo è difficilissimo concentrarsi o pensare a qualcos’altro che non sia il virus, – racconta – continuo a pensare a quello che sta succedendo e a quello che succederà a luglio, quando avrò finito il mio periodo qui. Sarà tutto finito? Difficile dirlo”.

Giuseppe, come sta andando questa quarantena in Germania?

Allora, intanto c’è da dire che qui, a differenza dell’Italia, non ci sono restrizioni sulle uscite di casa né ci sono autocertificazioni da presentare. Qui a Monaco uscire è consentito, se si è da soli e se si indossa la mascherina. Ma, a essere onesto, comunque non ne sto approfittando molto. Evito di uscire e, difatti, non sono ancora riuscito[BS1]  a visitare alcune zone bellissime di questa città. Ma, almeno, non sto passando la quarantena da solo. Fortunatamente vivo nello stesso palazzo di alcuni cari amici. Ci teniamo compagnia a vicenda e riusciamo a passare il tempo stando insieme. È molto importante non stare da soli in questa situazione. Quindi tutto sommato sta andando bene. Anzi, come dico sempre: superbene!

Hai deciso di restare e di non tornare. Come mai?

Perché credo che questo sia il momento di pensare a “noi” piuttosto che a se stessi. Intraprendere un viaggio in questo momento sarebbe stato pericoloso per me e, una volta tornato a casa, per i miei genitori. Nonostante tutto quello che si dice, non sappiamo ancora per quanto tempo il virus resti nel corpo. Insomma, avrei messo in pericolo, inutilmente, le persone a me care. Naturalmente mi sarebbe piaciuto tornare! I miei continuano a mandarmi le foto dei piatti preparati da mia madre e ogni volta è una sofferenza. Ma va bene così. Quando tornerò avranno un sapore ancora più buono.

Qual è stato il momento più difficile?

Sicuramente all’inizio mi sono sentito ‘perso’. Ero come assuefatto dalla situazione e non riuscivo a reagire. Ogni giorno mi sembrava uguale all’altro e non ero capace di dedicarmi a nient’altro che non fosse il lavoro. Ero come in un limbo. Ad un certo punto però, ho capito che dovevo riprendermi. Mi sono letteralmente risvegliato alla vita. Ho cominciato a pormi degli obiettivi giornalieri e ho cercato di spezzare quanto più possibile la monotonia. Non è stato semplice. Mi sono reso conto che, durante questo periodo, ho scoperto tante cose, personali o meno, che forse sarebbe stato meglio non scoprire. Come umanità, ad esempio, ci siamo resi conto di essere vulnerabili e che, da un momento all’altro, può arrivare un nemico ignoto e invisibile a ribaltare tutto. Che ci serva da lezione.

Credi che questa situazione porterà a qualcosa di positivo?

Solo se saremo in grado di imparare dai nostri errori passati. Per ora, a essere onesti e obiettivi, non c’è niente di positivo. Siamo chiusi in casa con una grande paura dell’altro e il tempo appare come sospeso. Non c’è niente di diverso tra presente e futuro e viviamo costantemente nell’incertezza. Almeno abbiamo molto più tempo per riflettere su noi stessi e per apprezzare tutte quelle piccole cose che davamo per scontate. È un momento di conoscenza e crescita personale che, però, potremmo dimenticare molto facilmente. Ho paura che, una volta finito tutto questo, tornerà tutto come prima. Continueremo a correre e a inseguire obiettivi fittizi senza mettere al primo posto quelle cose che ora ci sembrano davvero importanti. E poi, speriamo di ricominciare a voler bene agli ‘altri’. A quelli che, oggi, consideriamo come nemici. Al liceo, quando facevo teatro, il mio personaggio diceva: “La chiave di ognuno di noi si trova nell’altro”. Beh, mai come oggi, questa frase, la sento attuale e vera.

 

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Manuel Epifani

Nato a Ostuni nel 1994. Dopo un percorso scolastico tutt’altro che esemplare, inizia a lavorare in un’ottica del suo paese come “jolly tuttofare”. Nel dicembre del 2016 decide di lasciare la sua amata ... Vedi profilo completo

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