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Felice Gimondi: addio a un grande campione

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Di Federico Camia

Ho avuto l’occasione di incontrare la prima volta Felice Gimondi nel 1965, anno in cui debuttava nei professionisti, a Salsomaggiore Terme dove era in ritiro con la squadra della Salvarani, unitamente a Vittorio Adorni suo capitano ed a Luciano Pezzi direttore sportivo, che presto sarebbe divenuto per tanti anni sua guida tecnica e morale, nonché già gregario del campionissimo Fausto Coppi e, negli anni della resistenza, valoroso comandante partigiano. Gimondi aveva vinto l’anno prima il Tour de l’Avvenir, la gara a tappe più importante per le giovani leve del ciclismo mondiale. Fu proprio nel 1965 che Gimondi si mise subito in mostra. Arrivò terzo al Giro d’Italia alle spalle di Adorni e Nencini. Sedici giorni dopo, vinse il Tour de France, arrivando al traguardo del Parco dei Principi, con una passerella degna del nuovo Re sole, precedendo di 2,40 minuti il francese e beniamino del pubblico Poulidor. Poi ancora, Gimondi vinse altri tre giri d’Italia, un mondiale nel 1973, una Milano -Sanremo, una Parigi-Rouboix, una Parigi- Bruxelles, due Giri della Lombardia e nel 1968 fa sua la Vuelta.

Ieri ci ha lasciato l’uomo che aveva fatto della dignità, tenacia, ostinazione, e cocciutaggine il suo modo di vivere. In questi termini lo ricorda Gianni Mura, da sempre amico di questo campione di sport e di vita. Se n’è andato nuotando senza nemmeno accorgersene, nelle acque della Sicilia, a 76 anni. Felice Gimondi era nato a Sedrina, in provincia di Bergamo, da famiglia operai, che non lo ostacolò mai nella sua passione sportiva. Lui era nato per correre: andava forte in pianura, a cronometro, in salita.

Molti dicono che se in quegli anni non avesse avuto come avversario Merckx avrebbe vinto molto di più. Ma la storia nello sport non si fa con ‘se’ ed ‘ma’, e Gimondi sapeva che il belga era di certo il corridore più forte di sempre. Ciò nonostante non si arrese mai. Eddy Merckx oggi lo ricorda come amico e sportivo: “Stavolta ho perso io, con lui scompare una parte di me”.

Per tutti coloro che amano il ciclismo e lo sport in generale, la perdita di questo grande campione ha lasciato tanta tristezza nel cuore. Perché era un gigante dello sport e tutti noi lo ricordiamo leone a lottare per una vittoria che poi portava con il suo sorriso mesto da bergamasco sul podio del vincitore. Oggi il mondo dello sport italiano, e non solo, senza Felice Gimondi è più solo.

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