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Politica svizzera

Forum per l’italiano in Svizzera

di Alessandro Sandrini, Preside del liceo Vermigli di Zurigo

Caro Giangi Cretti,

or volge l’anno, e ci troviamo ancora a parlare della difesa della lingua italiana in Svizzera. L’occasione per noi del Liceo Vermigli è importante, perché giusto oggi, 30 novembre, durante l’Assemblea 2019 del Forum per l’Italiano in Svizzera che si è tenuta a Losanna, la nostra adesione come Associazione è stata ratificata per acclamazione (motivo in più per esserne orgogliosi).

Tuttavia, non troppo “grato occorre /…/ il rimembrar delle passate cose”, perché, per quanto è emerso dai vari interventi in assemblea, poco sono cambiate le condizioni di salute dell’Italiano nella Svizzera germanofona.

La passione con cui Manuele Bertoli, Consigliere di Stato del Cantone Ticino e Presidente del Forum per l’Italiano, Marina Carobbio, Presidente del Consiglio Nazionale Svizzero, e Diego Erba, Coordinatore del Forum, solo per citare alcuni, si adoperano per promuovere, valorizzare e salvaguardare la lingua e la cultura italiana in Svizzera, è purtroppo bilanciata dalla impermeabilità di certo mondo germanofono che in terra elvetica fa sì che non vi sia, in effetti, una totale unità nazionale sul piano del multilinguismo. Come sostiene la Presidente Carobbio, la forza della coesione linguistica è condicio sine qua non di coesione nazionale: la possibilità di essere totalmente partecipe della politica nazionale si abbina necessariamente al poter esprimersi nella lingua madre. Proprio per questo la Presidente Carobbio ha condotto i lavori del Consiglio Nazionale in Italiano, obbligando i deputati germanofoni a qualche sforzo in più per capire gli altri, cosa a cui già sono avvezzi gli italofoni. Per alleviare tale sforzo si è dovuto approntare un vademecum per facilitare la comunicazione nei lavori, e tradurre in italiano e in Tedesco i tecnicismi necessari (spero non vi siano state inserite anche le metafisiche “convergenze parallele”).

Ma i dibattiti in Italiano sono passati dall’ 1% a solo il 2,5% del totale. Questo la dice lunga sulle reali condizioni della lingua italiana in Svizzera. È vero: nella battaglia per il plurilinguismo, per non tornare indietro, bisogna continuare con determinazione e, aggiungerei, anche con orgoglio.

Caro Giangi, ti confesso che non sono ottimista. Certo, per noi Italiani non sussiste il problema di difendere la nostra lingua. Quando, nel tempo giovanil, frequentavo la Crusca con i miei maestri De Robertis e Avalle, non ho mai sentito parlare di difesa della lingua italiana.

Non sono ottimista, perché ciascuna lingua non è solo una questione di suoni, di segni e di regole, ma è espressione biunivoca di una particolare visione del mondo e dello stare insieme (Gemainschaft vs Gesellschaft). Due visioni del mondo possono apparentemente e integrarsi temporaneamente, ma senza un intervento normativo e organizzativo di lungo respiro diventano come un’emulsione, destinata a scomporsi nuovamente.

Da cinque anni sono a Zurigo come Preside del Liceo Vermigli, uno dei pochi licei italiani rimasti in Europa, e in me è ancora più forte la sensazione di questa impermeabilità della Svizzera interna alla lingua e cultura italiana, se non nelle forme legate alle cibarie, alle banalità canzonettistiche e, cosa di poche ore fa, alle rivalità che riaffioreranno nei prossimi europei pallonari. Come Liceo che per direttiva del MAECI deve anche promuovere la cultura italiana all’Estero, organizziamo spesso eventi interessanti anche per studenti di Italiano dei licei cantonali. Tutti regolarmente ignorati. Nell’incontro del 19 marzo scorso di Roberto Vellano, Direttore Generale del Sistema Paese, con le autorità zurighesi e cantonali, si sono manifestate molte dichiarazioni d’intenti per lo sviluppo di un’effettiva collaborazione. Ma poi? Credo allora che il problema dell’Italiano in Svizzera sia più relativo alla politica del governo federale elvetico, che dovrebbe rendere effettivo e obbligatorio in tutto il Paese lo studio delle 4 lingue nazionali, e ricercare altresì l’appoggio di chi problemi con l’Italiano non ce l’ha. E cominciare dal basso, dalla scuola dell’obbligo, altrimenti è fisiologico che, nelle odierne condizioni, le cattedre di italianistica siano in difficoltà. Noi delle scuole italiane, dei corsi di lingua e cultura italiana, ci siamo, e possiamo dare il nostro contributo.

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