Funeralopolis, epitaffio di una visione del mondo.    | Corriere dell'Italianità

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Cultura

Funeralopolis, epitaffio di una visione del mondo.   

Abbiamo visto lo splendido film di Alessandro Redaelli, un documentario che segue minuziosamente la vita quotidiana di due ragazzi tossicodipendenti nelle viscere di Milano.

Milano, nera, grigia. Due ragazzi bianchi, pieni, secchi, strani. Due ragazzi che emergono da un prato, dove si sono appena bucati e questa è solo una delle cose che fanno. Felce e Vash sono i loro nomi tribali, seguono la corrente di una routine alterata sul bordo del vuoto cosmico. Il cuore batte, anche quando l’ago entra nella carne, quando fanno effetto le droghe, quando esplodono le rime taglienti sul palco occupato. Questi sono i colori di FUNERALOPOLIS – A SUBURBAN PORTRAIT (2018) il film documentario che racconta la vita due ragazzi di Milano, tossicodipendenti e nichilisti. Ho voluto conoscere meglio l’opera di Alessandro Redaelli, il regista del film, ho provato a contattarlo ed è stato gentilissimo a rispondere alle nostre domande.

Ciao Alessandro, grazie del tuo tempo. 
Ho visto Funeralopolis e mi ha folgorato, è un lavoro molto delicato, violento e toccante allo stesso tempo.Ci vuoi raccontare come è nato il progetto e quali sono state le tappe della realizzazione? 
Ciao Jacopo, innanzitutto grazie per le belle parole.
Funeralopolis è nato all’inizio del 2015, grazie ad una bizzarra convergenza di eventi. Primo tra tutti, avevo voglia di girare un lungometraggio. Venendo da molti anni di cortometraggi e film corali mi sentivo pronto a fare il grande passo, nonostante la mancanza di un qualsiasi sostegno economico. In secondo luogo stavo affrontando un percorso in accademia nel cinema d’osservazione, e pensavo sarebbe stato interessante portare in tesi un progetto di quel tipo. Terzo, avevo appena rincontrato Lorenzo ed Andrea, i due protagonisti del film, trovandoli (dopo molti anni) in condizioni diverse rispetto a quando li avevo conosciuti. Non ci ho messo dunque molto a fare due più due, iniziando praticamente subito il progetto con quel poco che avevo insieme ai due ragazzi. Questa è stata sostanzialmente la prima tappa; successivamente siamo andati avanti quasi due anni a girare, anni in cui li raggiungevo non appena mi era o gli era possibile incontrarci, girando per giornate intere al fine di ottenere qualcosa di utile al film. Parallelamente, verso la metà delle riprese, ho iniziato a selezionare e montare il materiale insieme agli amici e colleghi Ruggero Melis e Daniele Fagone, conosciuti alla scuola del cinema e con cui ho sempre lavorato da allora. Quando poi ho trovato il finale, lo stesso che hai visto nel film, ho smesso di girare e ho chiuso il montaggio qualche mese più tardi. Una volta chiuso il film, abbiamo cercato una casa di produzione che lo prendesse in catalogo e ci desse una mano con le spese successive, soprattutto quelle riguardo a festival e distribuzione, è così è stato con K48, casa di produzione milanese specializzata in pubblicità. Dopo un giro di festival soddisfacente, che ci ha portato dal Biografilm di Bologna e al DOK Leipiz di Lipsia, il film è arrivato finalmente in sala attraverso una distribuzione indipendente. Poco dopo è arrivato miracolosamente anche in home video, grazie a Twelve Entertainment, Rai Cinema e 01 Distribution.

Una parte importante, a mio avviso, che emerge dal film è che i protagonisti non sono solamente tossicodipendenti. Sembra che la droga sia solo una delle linee narrative, in un panorama più ampio che più si allarga più sembra vuoto. Non c’è solo l’eroina in questo film, sbaglio? 
Assolutamente. In molti associano Funeralopolis al cosiddetto “cinema tossico”, che parte da Caligari e arriva a Boyle; io non credo sia così (o meglio) credo che sia così solo in parte. Chiaramente l’eroina è un elemento centrale del film, ed è anche lo snodo narrativo che porta i personaggi prima ad avvicinarsi e poi ad allontanarsi, ma in Funeralopolis c’è molto altro. Credo che l’elemento centrale del film sia l’amicizia che lega Lorenzo ed Andrea, un amicizia sincera e spassionata che vive principalmente grazie alla musica. Un altro dei temi centrali, vicino a quello dell’amicizia, credo che sia anche quello legato all’incomunicabilità. L’ultima scena del film, in cui Lorenzo è in macchina con la ragazza, credo sia abbastanza chiara da questo punto di vista; i due dovrebbero avere un dialogo, ma in realtà ognuno sta facendo il suo monologo senza ascoltare minimamente quello che dice l’altro. Poi c’è molto altro: religione, infanzia, il rapporto tra droga e medicinali. Insomma, credo che definire Funeralopolis “un film sull’eroina” sia una lettura un po’ superficiale.

Il tuo sguardo è molto su di loro, sei con loro, giri con loro, vedi i loro aghi, le loro vene… Quali sono stati gli aspetti più complicati durante la realizzazione del documentario? 
Paradossalmente i momenti più duri nella realizzazione sono stati relativi alla post produzione. Le riprese sono andate sempre lisce e senza grossi problemi, se non contiamo la pericolosità di girare in zone come Rogoredo o fuori da un locale mentre i protagonisti spacciano. L’aspetto più complicato è stato senza dubbio il “costruire” una linea narrativa coerente e cinematografica a partire dal materiale di partenza; chiaramente lontano dalla struttura di un lungometraggio di fiction e che segue, banalmente, soltanto le regole della vita stessa. L’altro momento drammatico è stato poi la ricerca di una distribuzione pronta ad accogliere il film e portarlo nelle sale, a cui abbiamo poi rinunciato spinti da centinaia di porte chiuse in faccia, optando infine per la distribuzione indipendente.

Si sta vicini, si sta chiusi in casa o in zone nascoste, “sgamate”. Eppure Milano c’è, si sente, si percepisce e si riconosce. Chi non trova i luoghi, sente la parlata. Chi non coglie la parlata, sente il disagio. Quanto è Gotham City, Milano oggi? 
Milano è senza dubbio una città meravigliosa e ricca di cultura, dalla quale difficilmente anche io farei fatica a staccarmi. Chiaramente, come ogni città della stessa portata si porta dietro grossi problemi, che vanno di pari passo proprio con la sua estensione. Credo la retorica legata alle “zone segrete” e nascoste di Milano sbagliata, la verità è che questi elementi sono sotto gli occhi di tutti. Tutte le zone in cui abbiamo girato il film fanno parte di quartieri rinomati o, quantomeno, abitati da migliaia di persone ogni giorno; non esistono luoghi segreti, se non gli appartamenti privati dei personaggi del film. Anche il bosco Rogoredo, che molti non conoscono, è letteralmente a dieci metri da una delle stazioni più trafficate di Milano. I personaggi e gli ambienti di Funeralopolis esistono e li abbiamo tutti di fronte, basta aprire bene gli occhi mentre siamo per strada.

Il bianco e nero è molto elegante, la musica in certi punti è perfetta senza quasi farlo apposta. Se da un lato c’è il forte nichilismo e il grande vuoto, dall’altro Funeralopolis può essere, come per me, una scarica di emozioni. Quali sono state le tue emozioni da regista del film? 
Per quanto riguarda la realizzazione ho sempre agito d’istinto, nel bene e nel male, cercando oltretutto di ragionare più come macchina da presa che come essere umano. A posteriori invece, personalmente sono solo contento di esser riuscito a raccontare questa storia. Fare un film non è semplice, farne uno a zero budget è ancora meno semplice e raccontare situazioni al limite nel mondo contemporaneo senza scadere in facili paternalismi è quasi impossibile. Dal canto mio mi ritengo semplicemente soddisfatto di aver fatto un film, a suo modo, importante; ed i meriti non sono sicuramente solo miei. I protagonisti del film hanno messo sé stessi completamente a disposizione della camera, raccontando gran parte di quello che c’era da raccontare anche solo con uno sguardo o due parole scambiate vicendevolmente; Daniele e Ruggero (anche la colonna sonora è firmata da quest’ultimo) sono stati fondamentali per scrivere a posteriori un film che, di fatto, non c’era. E poi il supporto di un pubblico che non credevo potesse recepire così bene il film è stato anch’esso un grande valore aggiunto.
Ora da Funeralopolis mi sono staccato, è finalmente alla portata di tutti grazie all’home video e io, da poco più di un anno, sono a lavoro sul prossimo film.

https://www.funeralopolis.it/

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Jacopo C. Buranelli

Laureato in filosofia presso La Statale di Milano con una tesi sul cinema di Ozu, da molti anni si dedica all’editoria e al mondo dell’arte contemporanea e dello spettacolo. Collabora con diverse test ... Vedi profilo completo

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