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Giovani Regine crescono. E se la vera rivoluzionaria fosse Kate?

Politica estera Società

Giovani Regine crescono. E se la vera rivoluzionaria fosse Kate?

Di Giovanna Guzzetti

Ma chi l’ha detto che un diadema non possa sortire lo stesso effetto di un basco rivoluzionario? Non, non si tratta di una favola (di cui avremmo anche bisogno, visti i tempi) ma del nuovo profilo che si starebbe ricavando nell’austera, e piuttosto inossidabile, monarchia inglese, la inappuntabile Kate. Alias (ex) Miss Middleton, alias la Duchessa di Cambridge.

Tony Allen Mills, sul Sunday Times del 4 aprile, si chiede, con una interrogativa assai retorica, se Kate Middleton, futura regina di Inghilterra sia davvero la Real, Royal, Revolutionary della Famiglia Reale. E pare proprio che la rivoluzione discreta e silente di Katy Waity (che proprio alla sua silenziosa pazienza nei confronti di un William un po’ impenitente deve il suo essere arrivata fin qui…) sia destinata a sortire molti effetti alla corte di San Giacomo, molto probabilmente più duraturi di quelli prodotti dai colpi di testa di Lady Diana, principessa (triste) del Galles, e/o dai gesti plateali dei Sussex, Meghan e Harry, che non hanno trovato di meglio da fare che abbandonare il campo, scappare (a caro prezzo) e poi vuotare il sacco davanti a Oprah Winfrey.

No, Kate lavora dall’interno, forse sott’acqua. Ma non dimentichiamo il detto latino “gutta cavat lapidem”. E non si può escludere che lei, la ragazza del Berkshire poi trapiantata a Londra in versione posh dopo essere passata per l’Università di Edimburgo dove ha incontrato William, ce la faccia a compiere una rivoluzione che in casa Windsor, in fondo, cova da anni. Edoardo VII lasciò il trono per amore dell’americana Wally Simpson, un gesto da galantuomo che ha concesso a Elisabetta, figlia di suo fratello, di arrivare fin qui, con ben quasi 68 anni di corona sulla testa e sulle spalle (la cerimonia di incoronazione avvenne il 2 giugno 1953). La sorella di Elisabetta, la triste Margareth, fu condannata a un matrimonio, poi naufragato, con Tony Armstrong Jones, dopo aver dovuto rinunciare a un amour fou con il capitano Peter Towsend che aveva la colpa, irrimediabile, di essere sposato e divorziato (con addebito alla moglie). Per non parlare di Carlo che ha dovuto attendere di essere divorziato e vedovo da Lady D per poter dichiarare al mondo il suo amore di una vita per Camilla Parker Bowles (nata Shand, figlia di un droghiere, al pari di Margareth Thatcher). In questo quadro, poco confortante, la Ditta (the Firm) non può permettersi altri passi falsi… Kate sembra davvero rappresentare l’elemento di dirompenza, a scoppio ritardato, nel solco della continuità. Nulla di facile per una giovane che deve continuamente fare i conti – e la rivista snob e conservatrice Tatler ci ha pensato a ricordarglielo senza mezzi termini l’estate scorsa – con la sua missione futura e le sue radici. Perché nessuno le fa sconti sulle sue origini, soprattutto della volitiva madre Carol, nata nelle case popolari a Southall, con ascendenti minatori, e sugli sforzi della famiglia per darle una educazione di primissima qualità grazie ad un commercio on line di articoli per feste di compleanno per bambini (Party Pieces): qualcuno osserva, con un maligno gioco di parole, che la ragazza, pur fotogenica, rimane comunque una “Middle – tone”. E, immaginandola fuori dai palazzi e dalle residenze Windsor, non avrebbe fatto di più che continuare nel suo ruolo di Buyer da JigSaw, il negozio dove aveva trovato impiego dopo il suo Bachelor of Arts.

Dieci anni dopo dal quel matrimonio che incollò il mondo agli schermi, era il 29 aprile 2011, e tre bei bambini anche un po’ fuori dagli schemi, Kate, complice anche la pandemia, ha smesso (un po’) i panni dell’icona destinata a finire in prima pagina per l’ultima mise, per conquistare quelli della giovane donna, qual è, caratterizzata da impegno civile. Nei confronti della pandemia e delle sue vittime, cui ha dedicato Hold Still, un album di fotografie (la sua passione); dell’igiene mentale (bel laboratorio Buckingham Palace…) e delle necessità dell’infanzia nei primi cinque anni di vita.

Kate e William

Ma il picco di intraprendenza rispetto agli schemi di casa reale lo ha toccato di recente partecipando in modo privato, e senza mascherina, a una veglia organizzata per commemorare Sarah Everard, la giovane brutalmente uccisa una sera mentre tornava a casa. Kate ha osato, sembrava non lo avesse mai fatto fin qui… L’unico strappo alla regola sembrava essere, finora, il maggior tempo concesso ai suoi genitori, rispetto a Carlo e consorte, di compagnia e cura di George, Charlotte e Louis: una iniziativa che, come nelle famiglie di tutti i comuni mortali, ha ingenerato sentimenti di invidia…

Dieci anni dopo quella sontuosa cerimonia a Westminster Abbey, con una damigella d’eccezione che le rubò (quasi) la scena, sua sorella Pippa, il matrimonio di Kate con William appare ben saldo (nonostante i gossip di possibili tradimenti e/o sviste di lui…). La futura regina si dibatte, in tempi normali, tra Kensington Palace, Anmer Hall, Balmoral, Sandringham, Windsor, perimetro obbligato, senza perdere, almeno all’apparenza, il suo aplomb. Ricaricandosi le pile, quando è necessario (eccome se sarà necessario…) a casa sua, dove si mangia nella grande cucina con William coinvolto nel rigovernare. Anche le monarchie, per sopravvivere al terzo millennio, devono conoscere parità di genere e conciliazione dei tempi lavoro/famiglia. Anche questa, I beg your pardon, è rivoluzione.

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