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Cultura

Gli italiani in Svizzera durante il Ventennio

di David Davolio

In quanto giovane italo-svizzero ho profonde radici in entrambi i Paesi e ciò ha sempre stimolato il mio interesse per la storia degli italiani in Svizzera. Per questo ho deciso di scrivere il mio lavoro di maturità sulla comunità italiana in Svizzera durante il Ventennio fascista. Questo interesse si è perfezionato quando, durante un praticantato all’Archiv für Zeitgeschichte dell’ETH di Zurigo, ho catalogato diverse fonti dell’archivio del Ministero degli Affari Esteri italiano. Si tratta soprattutto di resoconti e di lettere del corpo diplomatico italiano in Svizzera, fonti finora inedite. La domanda che mi sono posto come base del lavoro è se ci fu un conflitto paragonabile alla Resistenza Italiana all’interno della comunità italiana in Svizzera. In questo articolo proverò a rispondere a questa domanda riassumendo il contenuto del mio lavoro di maturità. Oltre che ai microfilm dell’archivio ho utilizzato come fonti diversi libri, in particolare Il fascismo e gli emigrati di Emilio Franzina e Matteo Sanfilippo e La Svizzera e i fuoriusciti italiani di Elisa Signori.

Il fascismo italiano viene normalmente visto come un fenomeno che ha soprattutto interessato l’Italia.

Spesso ci si dimentica che già all’epoca centinaia di migliaia di italiani vivevano all’estero, e questi non furono lasciati in disparte dal fascismo. Al contrario, il regime provò a prendere piede nelle comunità italiane all’estero. Per via della vicinanza all’Italia e della forte presenza italiana, la Svizzera fu uno dei Paesi più colpiti dall’internazionalismo fascista.

La comunità italiana in Svizzera vanta, peraltro, una lunga storia. Soprattutto con l’avvento dell’industrializzazione, l’emigrazione italiana in Svizzera crebbe fortemente a cavallo tra i due secoli scorsi. Gli emigrati italiani si organizzarono nelle cosiddette “colonie”, presenti in tutti i maggiori centri svizzeri, formando associazioni di mutua assistenza, sindacati ma anche associazioni culturali come ad esempio delle bande musicali. Dopo la Prima Guerra Mondiale vennero formate le prime associazioni di reduci di guerra, che fornirono poi la base per i fasci all’estero. Nel 1925 erano già presenti 24 sezioni fasciste in Svizzera. Dopo la Marcia su Roma e la presa del potere da parte del PNF, le colonie italiane all’estero furono strutturate gerarchicamente. Inoltre esisteva in Svizzera un giornale fascista italiano, “La Squilla Italica”. Erano però presenti anche associazioni italiane di profilo anti-fascista, le quali potevano esistere dato che l’oppressione fascista si fermava ai confini nazionali. Si potrebbe quindi affermare che pur esistendo contrapposizioni politiche anche molto accese e irriducibili tra varie fazioni italiane, queste non sfociarono praticamente mai in atti violenti o direttamente persecutori.

Il Ventennio fascista finì il 25 luglio 1943. Malgrado fossero stati poco coinvolti nelle vicende belliche, gli emigrati italiani in Svizzera si dichiararono, in grande maggioranza, apertamente antifascisti.

Nei giorni seguenti l’armistizio dell’8 settembre fu molto importante la reazione dell’ambasciatore italiano a Berna, di fatto il vertice della comunità italiana in Svizzera. Il conte Massimo Magistrati era diventato ambasciatore a Berna poco prima del collasso del regime. Dopo l’armistizio si dichiarò, come il resto del corpo diplomatico italiano, fedele al Re. Il personale amministrativo italiano in Svizzera seguì le disposizioni di Magistrati; i fasci vennero soppressi, gli elementi troppo fascisti allontanati. Molti fascisti di spicco cambiarono schieramento, ma furono spesso disprezzati dagli altri antifascisti, visto il loro passato legame con il regime.

Erano anche presenti in Svizzera diverse organizzazioni antifasciste italiane, come ad esempio il CLNAI, molti giornali antifascisti e diversi membri della Casa Reale, così come decine di migliaia di profughi di guerra, tutti elementi che influenzarono l’opinione pubblica delle colonie italiane in Svizzera a favore degli alleati.

A differenza di quanto successe in Italia con la Resistenza, non ci fu un vero e proprio conflitto nella comunità italiana in Svizzera, a parte qualche sporadico caso di fascisti convinti, efficacemente isolati dall’amministrazione diplomatica. Il rischio dell’espulsione da parte della autorità svizzere era troppo alto, e comunque l’opinione politica dei molti italiani residenti era ormai decisamente schierata a favore di un governo antifascista e democratico, quindi si trattò più di una guerra civile fatta di parole e di isolamento verso la minoranza “nostalgicamente” fascista.

Malgrado ipotizzassi fin dall’inizio che la risposta alla domanda che mi ero posto potesse essere negativa, ho comunque creduto che fosse giusto indagare più a fondo.

 

 

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