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Habitat: oltre il clima a rischio la biodiversità

È stato il naturalista Edward O. Wilson a rendere popolare Il termine “biodiversità” attraverso il suo libro “Biodiversity” nel 1988. Con biodiversità, comunemente, ci riferiamo alla molteplicità delle specie sul nostro pianeta. Il concetto di biodiversità, in realtà, include variazioni a più livelli, partendo dai geni per arrivare ai biomi, nei quali individui, popolazioni, specie, comunità e fattori fisico-chimici interagiscono.

La variabilità genetica rappresenta il fondamento della biodiversità, in cui gli studiosi riconoscono il rischio maggiore per la sopravvivenza della vita sulla Terra. Essa, all’interno di una popolazione, permette il rapido adattamento, sia di specie vegetali che di specie animali, alle mutazioni ambientali, in virtù della selezione naturale. La sopravvivenza della flora si traduce, tra i diversi vantaggi, nel mantenimento degli equilibri climatici sia a scala locale che planetaria e di quelli idrici e gassosi. Inoltre, lo studio della diversità permette di scoprire e comprendere meccanismi biologici in grado di migliorare e prolungare la vita. Parliamo qui dello sviluppo di nuovi farmaci ma non solo, anche della comprensione ed utilizzo di modelli vincenti di interazione col territorio nel rispetto della sua integrità.

La biodiversità è dunque da considerare una sorta di polizza di assicurazione per la vita, da tutelare e proteggere, a partire dagli ecosistemi che la ricerca ha identificato come particolarmente diversificati: le barriere coralline, le foreste tropicali e gli estuari dei fiumi. Questi tre ecosistemi ospitano circa la metà degli esseri viventi del Pianeta, pur ricoprendo solo il 6% della superficie terrestre.

Nel corso dei millenni le specie si sono avvicendate. Alcune si sono estinte e ne sono comparse di nuove. Questo è normale. Quello che preoccupa oggi, allo stato attuale di conoscenza, è la rapidità di estinzione delle specie imputabile alla distruzione degli habitat, al commercio illegale, al bracconaggio, all’inquinamento, ai cambiamenti climatici, insomma all’opera dell’uomo negli ultimi 50-100 anni. Una specie vivente su otto è a rischio di estinzione in tempi brevi, come denunciato in un rapporto della Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità (Ipbes) e riportato da Swissinfo.ch nell’ambito di una recente intervista ad Andreas Heinimann, docente all’istituto di geografia e direttore associato del Centro per lo sviluppo e l’ambiente dell’università di Berna.

In particolare un milione di specie animali e vegetali, su un totale di 8 milioni rischia l’estinzione. Dal 1900, l’abbondanza media delle specie è diminuita del 20%, di pari passo con l’aumento di aree urbanizzate e della distruzione delle foreste. Solo tra il 1990 ed il 2000 sono stati abbattuti 110.000.000  ettari di foresta tropicale paragonabili, in superficie, a Francia, Italia e Gran Bretagna assieme. La denuncia degli scienziati sta assumendo un ruolo chiave nella lotta per la sostenibilità, come anche la pressione esercitata dall’opinione pubblica attraverso le recenti manifestazioni e proteste e la presa di posizione della Chiesa. Ricordiamo che si sta svolgendo proprio in questi giorni il Sinodo speciale per la regione Panamazzonica, dal titolo «Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale», che durerà fino al 27 di Ottobre e che vede la partecipazione di 16 rappresentati indigeni.

 

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