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I 100 anni di Giulietta Masina

Di Fabio Buffa

Il 2021 è l’anno che tocca il secolo dalla nascita di Giulietta Masina, una grande artista, un’attrice dotata di una sensibilità unica, che ha dovuto lavorare e vivere nell’ombra del marito, Federico Fellini.

C’è la convinzione che non si possa parlare di Giulietta Masina senza citare il grande regista: se da un lato questo approccio può voler significare il grande legame tra i due, dall’altro non permette di capire l’unicità delle doti artistiche di questa raffinata signora.

Giulietta Masina, all’anagrafe Giulia Anna, nacque a San Giorgio al Piano, in provincia di Bologna, il 22 febbraio 2021, da papà Gaetano, violinista e mamma Angela Pasqualini, maestra elementare. Ancora piccola si trasferisce a Roma, da una zia, poi va in collegio dalle Orsoline, dove si mette subito alla prova sul palcoscenico, interpretando vari ruoli nelle rappresentazioni scolastiche. Capisce che la recitazione è il proprio mondo; da adolescente fa parte di vari gruppi teatrali, fino a  quando la Compagnia del Teatro Comico Musicale di Roma la ingaggia.

A 20 anni incontra Federico Fellini: siamo alla radio e Giulietta interpreta un personaggio di una commedia ideata proprio da colui che sarebbe diventato uno dei più grandi registi della storia del Cinema. Allora Federico era uno squattrinato, alla ricerca di una propria dimensione personale e professionale, lei invece era una donna dal carattere forte, di famiglia benestante e con le idee chiare di ciò che voleva dalla vita. La solidità caratteriale di Giulietta Masina è un appoggio fondamentale per Federico Fellini, che in quel periodo aveva bisogno di una donna sensibile, ma austera. Nell’arco di un anno si sposano: è il 1943.

Del loro matrimonio si è detto molto -dichiarò Francesca Fabbri, nipote di Federico Fellini, alcuni anni fa- i giornali gossip si sono sempre sbizzarriti nel descrivere mio zio come un donnaiolo e mia zia Giulietta come la sposa che le perdona tutte al marito“.

Invece mio zio Federico ha sempre avuto una sola donna, sua moglie, anche se c’è un’attrice che da troppi anni si fa pubblicità parlando di lei stessa come della musa di Fellini“.

Francesca Fabbri non fa nomi, ma quell’attrice è Sandra Milo.

La carriera cinematografica di Giuletta Masina inzizia, possiamo dire, indipendentemente dal marito, con i film  Paisà (di Roberto Rossellini nel 1946) e Senza pietà (di Alberto Lattuada del 1948), anche se Fellini in questi due lavori si è occupato delle sceneggiatura. Lattuada e Fellini la guidano come registi in Le luci del varietà, del 1950. Un anno dopo recita in ben tre film, Persiane chiuse di Luigi Comencini, Sette ore di guai di Vittorio Merz e Marcello Marchesi, e in Cameriera bella presenza offresi di Giorgio Pàstina.

La sua è una carriera travolgente; in alcune delle opere cinematografiche in cui lavora, Federico Fellini ha qualche ruolo nella sceneggiuatura, ma la personalità di Giulietta è talmente forte da mettere in secondo piano il fatto che sia la moglie di Federico.

Il primo film in cui è diretta dal consorte è Lo sceicco bianco del 1952. Tra il 1953 e il 1954 lavora in altre cinque pellicole; esprimere poi tutto il proprio potenziale di bravura ne La strada, al fianco di Anthony Quinn, Richard Basehart e Aldo Silvani e con la regia di Fellini. L’opera vinse l’Oscar come migliore film in lingua straniera (ovvero non inglese) e fu selezionata nel 2008 come uno dei  migliori 100 film italiani da salvare. Inutile dire che questi riconoscimenti vedono in Giulietta Masina forse l’artefice numero uno del successo. Dopo La strada, in cui interpreta Gelsomina, una ragazza povera con una mimica clownesca, che segue un rozzo saltimbanco che porta in giro strampalati spettacoli, riceve i complimenti del mondo del cinema. Viene definita Chaplin al femminile e proprio il maestro Charlie dichiarò che Giulietta era l’attrice che ammirava di più.

La carriera di questa grande entità femminile del nostro cinema conta 34 film, di cui sette sotto la regia del marito, Federico Fellini: oltre ai due già citati, troviamo Il Bidone (1955), Le notti di Cabiria (1957), Giulietta degli spiriti (1965), Block-Notes di un regista (1969) e Ginger e Fred (1985). Ha lavorato con i più gradi registi di sempre, abbiamo già detto di Comencini, Lattuada e Rossellini (oltre a Fellini) e aggiungiamo Eduardo De Filippo, Carlo Lizzani, Victor Vicas, Alberto Sordi, Lina Wertmuller e Jurai Jakubisko, il regista slovacco che trovò in Giulietta Masina il personaggio ideale per le sue opere caratterizzate da poesia, bizzarria e giocosità.

Questa attrice nel 1966 vince il Premio Donatello come migliore attrice protagonista in Giulietta degli spiriti, nel 1986 vince il David speciale, nel 1986 è candidata per Ginger e Fred come migliore attrice non protagonista, mentre vince quattro nastri d’argento, tra il 1949 e l”86, un Globo d’Oro e il Prix d’Interpretation femminine al Festiva di Cannes nel 1957 per Le notti di Cabiria.

Ma la grandiosità di Giulietta Masina passa anche per le attività che amava svolgere oltre al cinema: fu ambasciatrice per l’Unicef per diversi anni, dopo un invito del Presidente Aldo Farina: “Farina un giorno mi invitò a presenziare a Ginevra ad un concorso di disegno dedicato ai bambini del terzo mondo -dichirò l’attrice alcuni anni prima di morire- io accettai quasi timidamente, ma quando entrai nel mondo dell’Unicef non ebbi esitazione a voler diventare soggetto attivo di questa organizzazione“.

Giulietta Masina ci ha lasciati il 23 marzo 1994, cinque mesi dopo il marito Federico Fellini.

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